Stagione primaverile sull’Everest: è stata davvero critica? - Up-Climbing

Stagione primaverile sull’Everest: è stata davvero critica?

La stagione primaverile 2019 sull’Everest è stata davvero critica?

Le notizie riguardo al grande traffico sulla via normale e gli incidenti che, molto probabilmente, ne sono derivati hanno fatto discutere la comunità alpinistica.

Eppure l’Everest non sta diventando più pericoloso, tutt’altro: secondo un’analisi del sito Explorersweb, gli incidenti sulla montagna sono nettamente diminuiti dal 1996 (anno di inizio dell’analisi), mentre il numero di alpinisti che raggiungono la cima continua ad aumentare. I numeri non mentono: basta osservare la tabella riportata qui sopra, che mostra come la percentuale di decessi sul totale degli alpinisti in vetta sia tendenzialmente in calo.

La disponibilità e il largo uso di ossigeno supplementare, il lavoro di Sherpa sempre più esperti e qualificati, l’evoluzione dei materiali e dell’abbigliamento, l’accesso a previsioni meteo dettagliate e precise sono alcuni degli elementi che rendono attualmente queste ascensioni meno pericolose che in passato.

Un’altra analisi interessante da Explorersweb riguarda le cause dei decessi. In particolare si nota una marcata differenza tra alpinisti locali (Sherpa) e stranieri, che dipende direttamente dai loro diversi ruoli e dalle diverse preparazione e resistenza fisica. Gli Sherpa che lavorano sul posto sono più spesso coinvolti negli incidenti durante la preparazione della traccia e l’allestimento delle corde fisse, mentre gran parte dei decessi tra gli alpinisti stranieri si verifica durante la discesa.

Fonte: Explorersweb.

Foto Nathan LangerUnsplash

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