Ueli is back - Up-Climbing

Ueli is back

Abbiamo contattato Rossano Libera, alpinista che certo non ha bisogno di presentazioni, per darci il suo parere sulla salita di Ueli Steck sull’Annapurna. Da solitario a solitario.
Rossano ha segnato il mondo dell’alpinismo con prime e ripetizioni, su roccia come su ghiaccio e misto, uniche ed impressionanti e lo ha fatto spesso da solo, proprio come Ueli.
Nel pezzo che segue non si parla solo dell’Annapurna ma di alpinismo in senso generale. E di prestazioni e di diffusione di esse.
 
Un argomento che merita sicuramente un approfondimento, soprattutto alla luce delle riflessioni di Rossano, che intanto ringraziamo per la disponibilità e la cortesia dimostrata nel volerci fornire il suo punto di vista.
 
UELI IS BACK
di Rossano Libera
 
Ce lo aspettavamo un po’ tutti,o forse no. 
La notizia comunque non ci ha completamente sorpresi, proprio perché quando un alpinista di quel raro calibro si muove, ovunque vada riesce a fare centro. E’ nella natura dei fuoriclasse e Dio solo sa (ma anche parecchi di noi) quanto Ueli lo sia… 
Personalmente, appena letta, la notizia della sua “solo” sull’immensa parete dell’ Annapurna mi ha commosso come poche salite e ben pochi alpinisti sanno commuovere. Forse perché l’alpinismo solitario, l’ alpinismo “solo” non è solo alpinismo…
E Ueli Steck di questo tipo di salite ne ha fatto una sorta di bandiera: dal 2005, anno del suo “Kumbu Express”, fino ai record di velocità sulle Tre Grandi Pareti Nord.
C’è però una salita che mi ha particolarmente impressionato per stile e significato. Non è stata una solitaria ma la via aperta nel 2008 in compagnia di Simon Anthamatten. Sui duemila metri della parete Nord del Tengkampoche, una montagna di 6500 metri situata in Nepal, Ueli e Simon hanno superato alte difficoltà su roccia e ghiaccio aprendo una via nuova in soli due giorni! 
Quello è stato semplicemente futuro… 
Quella salita ha alzato ulteriormente l’ asticella nel livello dell’ alpinismo in Himalaya. Peccato che pochi se ne siano ancora resi conto.
Certo, per quella salita si aggiudicarono il “Piolet d’Or”, ma quanti si ricordano ora di quella via?… Sicuramente non la grande massa, quella che è abituata a reputare grandi alpinisti solo quelli famosi, quella abituata a reputare grandi salite solo quelle che vengono continuamente definite tali, magari solo da chi le ha compiute.
 Sono invece convinto che sia la salita a dover decretare la caratura di un alpinista. Sono i fatti che devono parlare per lui, MAI il contrario. Purtroppo questa abitudine all’autocelebrazione esiste anche in questo mondo. Peccato che non venga punito il reato di millantato credito; sarebbero molti gli alpinisti che si troverebbero dietro le sbarre…
Dovremmo capire che, in qualsiasi campo, se non siamo all’altezza dei migliori, non è una nostra colpa ma un limite, e saperlo ammettere. Soprattutto a noi stessi.
Ueli Steck sale l’ Annapurna in solitaria e ne dà notizia solo una volta giunto al Campo Base, via sms, senza aggiungere altro. Sembra di essere tornati indietro nel tempo, quando ancora non si dava dettaglio della salita momento per momento attraverso internet, quando ancora l’ alpinismo si faceva in parete, non dietro ad una tastiera.
Credo che, dopo i fatti dell’ Everest dello scorso aprile, dopo che egli stesso ne ha sottolineato la vergogna e per questo si è voluto prendere una pausa da un certo tipo di alpinismo, ora, con questa salita, Ueli Steck abbia voluto rendere ciò che più serviva  all’alpinismo e a parecchi suoi praticanti: la dignità.
 

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