WILL STANHOPE MUORE SCALANDO A SQUAMISH - Up-Climbing

WILL STANHOPE MUORE SCALANDO A SQUAMISH

Il mondo dell’arrampicata piange Will Stanhope, morto a 39 anni dopo una caduta sullo Squamish Chief. Dalla Tom Egan Memorial Route alle imprese in Yosemite, il ritratto di un climber visionario.

Il mondo dell’arrampicata è in lutto per la perdita di Will Stanhope, uno dei climber più stimolanti ed eccezionali del nostro tempo, morto a 39 anni dopo un incidente su una via chiamata Rutabaga, sullo Squamish Chief. La notizia è stata condivisa dalla famiglia, che ha indicato come causa del decesso una grave lesione cranica sostenuta dopo una caduta. Stanhope è stato uno dei scalatori più compiuti e visionari della sua generazione, capace di spaziare dalle prime ascensioni alpine in zone remote ai coraggiosi free solo, trascorrendo gran parte della sua vita immerso nella natura. Tra le sue imprese più significative si ricordano la prima libera di The Prow sullo Squamish Chief nel 2007, la salita di Cobra Crack a Squamish e la free solo di Separate Reality in Yosemite, oltre alla ripetizione di The Prophet su El Capitan. Alex Honnold, che con lui scalò Southern Belle su Half Dome, lo ha descritto come un “un vero climber, il tipo di persona che vuoi accanto al fuoco la sera” che amava le vie trad spaventose. Nel 2011 salì la parete sud del Turret in B.C. con Andrew Boyd, mentre nel 2014 aprì La Vuelta de los Condores in Patagonia con Marc-Andre Leclerc, Paul McSorley e Matt Van Biene, affidandosi all’istinto e allo studio delle nuvole piuttosto che alla tecnologia satellitare. Nel 2015 firmò insieme a Matt Segal la prima libera della Tom Egan Memorial Route nei Bugaboos, un tiro di 5.14- che non è mai stato ripetuto poiché la via è crollata in una frana pochi anni dopo.

Stanhope affrontava le pareti con uno spirito profondo, spesso accompagnato dalla musica di Bob Dylan, vedendo ogni scalata come la rara opportunità di “danzare con una bellezza isolata”. Con la sua scomparsa, il granito perde la sua voce più poetica, ma resta l’eredità di un uomo che ha vissuto cercando la purezza in ogni incastro, convinto che il dono più grande fosse il privilegio di perdersi tra le montagne.

Foto di anteprima: primo piano, fonte: instagram di Will Stanhope

 

Alessandra Prato

 

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