24 Mar STEFANO RAGAZZO, RIDERS ON THE STORMS ROPE SOLO
Stefano Ragazzo firma la prima solitaria assoluta di “Riders on the Storm” sulla Torre Centrale del Paine. Dopo Eternal Flame, la guida padovana doma i 1300 metri della leggendaria big wall in Patagonia dopo oltre due settimane in parete.

Scatto di Stefano impegnato sulla parete. Fonte S. Ragazzo
Dopo lo straordinario exploit sulle Torri di Trango con la solitaria di Eternal Flame nel 2024, Stefano Ragazzo ha scritto una nuova pagina leggendaria dell’alpinismo firmando la prima solitaria assoluta di “Riders on the Storm”. Questa iconica big wall di 1300 metri, che solca la parete est della Torre Centrale del Paine in Patagonia, rappresenta un mito senza tempo aperto tra il 1990 e il 1991 da un team d’élite composto da Kurt Albert, Bernd Arnold, Norbert Bätz, Peter Dittrich e Wolfgang Güllich. La guida alpina padovana ha affrontato la sfida con una determinazione assoluta, rimanendo in parete per oltre due settimane in un ambiente dove il meteo non concede sconti. Dopo aver fissato i primi 12 tiri, Ragazzo ha lanciato il push decisivo il 21 febbraio, lottando contro difficoltà tecniche fino al 7c e A3 in un contesto psicologico descritto come drammatico.

Stefano guarda tutti i metri che lo attendono, fonte: S. Ragazzo
Il raggiungimento della vetta il 6 marzo e il rientro a terra il giorno successivo segnano il culmine di un’impresa che arriva a oltre trent’anni dall’apertura della via e a breve distanza dalla prima libera assoluta, realizzata solo recentemente dal team Favresse-Vanhee-Villanueva-Smith. Con questa salita, Ragazzo consolida il suo posto nell’élite mondiale delle solitarie d’alta quota, domando uno degli itinerari più ambiti e complessi della Terra del Fuoco e confermando una tenuta mentale fuori dal comune tra le pieghe del granito patagonico.
“Ogni volta che provavo a programmare qualcosa andava sempre dal lato opposto, per cui a un certo punto mi son detto: Fai quello che devi fare quando hai il momento di farlo, vai fin dove riesci e non fare troppi piani. Oltre alla storia del portaledge che si è ribaltato, me ne son successe veramente di ogni: penso che con tutto quello che è accaduto dovrei iniziare a scrivere un libro.”
A breve uscirà l’intervista di Stefano sulla prossima rivista di UpClimbing.

Stefano in parete con il suo materiale, fonte S. Ragazzo
Foto di anteprima: Stefano sulla parete, fonte: S. Ragazzo
Alessandra Prato
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