29 Set CLAUDIO MARTOGLIO E FEDERICO FLORIS AI MILITI
Claudio Martoglio e Federico Floris, due forti scalatori torinesi, liberano Il Gatto e la Volpe (350 m, 8a max) alla Parete dei Militi: il racconto diretto e avvincente di una linea temuta tra roccia friabile, placche delicate e un’intensa battaglia sul tiro chiave.

Fede in libera, ph. C. Martoglio

Fede in sosta, ph. C. Martoglio
Claudio Martoglio e Federico Floris, entrambi forti scalatori torinesi, hanno completato la libera de Il Gatto e la Volpe (350 m, 8a max), la storica via d’arrampicata tracciata nell’estate del 1997 da Gabriele Bar e Claudio Bernardi sulla celebre Parete dei Militi, sopra Bardonecchia in Valle Stretta. Considerata sulla guida della Val di Susa come la linea più dura e misteriosa della zona, la via presentava ancora tratti da liberare, tra cui un tiro con punto interrogativo stimato 8a e un passaggio in A0. «Per Federico la Parete dei Militi è sempre stata un punto di riferimento, essendo cresciuto in estate a Rochemolles» spiega Claudio Martoglio, raccontando il legame profondo con questa parete e con lo stesso Bernardi, guida settantenne frequentata spesso in falesia al CAT (palestra in cui i due lavorano). «Questa via per me rappresentava un vero e proprio sogno proibito, ma per diverse stagioni l’avevamo accantonata a causa dei racconti d’epoca che descrivevano una linea terribile, durissima e molto pericolosa». Spinti dalla curiosità dopo la festa per i 31 anni di Federico e la grigliata proprio sotto la struttura, i due atleti torinesi hanno finalmente deciso di fare un primo sopralluogo: «Siamo saliti scoprendo con sorpresa che le protezioni erano buone, con spit inox del ’94, e che la chiodatura, pur essendo distanziata e “da pedalare”, non era affatto mortale. La vera insidia si è rivelata la qualità della roccia: estremamente friabile e precaria, con prese che si staccavano e appoggi che muovevano, richiedendo un’attenzione estrema». Nel corso del primo tentativo Claudio e Federico hanno superato a vista i primi tiri e il presunto 8a (ridimensionato a 7c), giungendo fino al tiro con il passaggio in A0 dove, dopo aver azzerato il passo e trascorso il pomeriggio a tentare di decifrare i movimenti senza successo, sono rientrati con forti dubbi sulla fattibilità della libera. Tornati qualche settimana dopo per lavorare specificamente la sequenza del singolo duro, i due sono riusciti insieme a decifrare i passaggi e Claudio ha liberato il tiro proponendo il grado di 8a. Pochi giorni dopo la cordata è ritornata con l’obiettivo di concatenare tutta la via in libera: partiti con un’ottima pressione atmosferica, hanno salito nuovamente il tiro di 7c al primo tentativo prima di affrontare la lunghezza chiave. «Le condizioni di aderenza erano peggiori rispetto alla volta precedente» ricorda Claudio; Federico è riuscito a liberare il tiro dopo un paio di tentativi, mentre per Claudio la battaglia è stata più drammatica: «Ero riuscito a superare la parte più dura, ma proprio mentre stavo per rinviare in catena mi si è rotta una presa di piede e sono volato. Dopo una pausa di riposo, con Federico pronto ad aspettarmi anche fino al buio, ci ho riprovato, ho trovato un appoggio alternativo e sono riuscito a concatenare il tiro».

parete dei Militi, ph. C. Martoglio

Tracciato della via, ph. C. Martoglio
Da quel momento in poi i due fortissimi scalatori sono entrati in una vera e propria “modalità guerriglia“: «I tiri superiori non erano fisicamente duri come i primi, ma presentavano placche delicate e una chiodatura d’epoca estremamente distanziata, “da brividi”, che pretendeva massima concentrazione e ritmi serrati». Alternandosi al comando, Claudio e Federico hanno superato le ultime lunghezze fino a raggiungere una comoda cengia per riposarsi, completando l’uscita della via con le lampade frontali accese sotto una spettacolare luce lunare.
Alessandra Prato

