COCHAMÓ: GRASSO E KRUDER FIRMANO TAROCK (750M, 7C) - Up-Climbing

COCHAMÓ: GRASSO E KRUDER FIRMANO TAROCK (750M, 7C)

Cochamó colpisce ancora con una nuova, estetica linea sul Walwalun: Mirco Grasso e lo sloveno Jernej Kruder hanno aperto e liberato “Tarock”, un viaggio di 750 metri con difficoltà fino al 7c.

Mirko in azione, fonte: Mirco Grasso

Il progetto, nato quasi per caso dopo che Grasso ha dovuto rinunciare a un’altra spedizione per motivi politici, si è trasformato in una delle esperienze più intense per il duo, supportato dal filmmaker Vladek Zumr. Stabiliti alla base operativa di La Junta, i due hanno approfittato delle finestre di bel tempo patagonico per tracciare una linea che alterna placche lisce e tecniche nella parte inferiore a diedri e fessure perfette nella sezione alta, sopra la grande cengia mediana. L’apertura ha richiesto tre giorni di sforzi, seguiti da altri tre per la libera integrale di tutti i tiri, rivelando un granito di qualità eccezionale e un’arrampicata costantemente sostenuta. Fedeli a un’etica rigorosa, Grasso e Kruder hanno utilizzato solo 29 spit totali (incluse le soste) e circa 15 chiodi, affidandosi per il resto a protezioni tradizionali. Il nome “Tarock” richiama con ironia il gioco di carte austro-sloveno usato per ingannare le lunghe ore di pioggia al campo base, trasformando l’attesa in una delle aperture più significative della stagione in Cile. Una linea che si preannuncia come un nuovo riferimento per l’arrampicata d’avventura, dove ogni tiro è stato una scoperta fino alla cresta sommitale.

Di seguito il racconto di Jernej:

“Aprire la via è stato fantastico. Con ogni nuovo tiro che aprivamo, avevamo la certezza che nessuno fosse mai stato lì e l’arrampicata era semplicemente meravigliosa. All’inizio abbiamo seguito delle linee logiche interrotte da diverse placche, dove abbiamo dovuto usare qualche spit in più di quanto sperassimo: sappiamo che sulle placche è difficile proteggersi diversamente. Eravamo un po’ preoccupati che la prima parte della via potesse risultare piuttosto dura, dato che le pareti sembravano molto lisce, ma la situazione è migliorata rapidamente. Il primo giorno siamo arrivati alla grande cengia superiore. Lì abbiamo pensato di ricongiungerci alla “Via dei Francesi” per la parte finale, ma poi abbiamo trovato un passaggio alternativo meraviglioso: non abbiamo dovuto aggiungere nemmeno uno spit, neanche per le soste.

Lo splendido granito di Cohamò, fonte:Mirco Grasso

Quando abbiamo raggiunto la cengia, la parte alta della parete era incredibile: non abbiamo dovuto nemmeno scegliere quale fessura prendere, perché la linea ci conduceva naturalmente verso l’alto. Dopo tre giorni eravamo in cima. Eravamo riusciti a liberare alcuni tiri già durante l’apertura, ma ne mancavano ancora tre o quattro. Durante le doppie di discesa, ci siamo resi conto che uno dei tiri sarebbe stato troppo bagnato o difficile per quel momento, così abbiamo trovato una variante che abbiamo liberato scendendo, gradata intorno al 7b+. Abbiamo aggiunto uno spit, ma il resto è si scala benissimo trad. Successivamente, dopo alcuni giorni di brutto tempo, siamo tornati a liberare i restanti 4 tiri. L’intera esperienza è stata divertente. Abbiamo avuto molto tempo libero a causa del maltempo, così ho insegnato al nostro fotografo Vladek e a Mirco a giocare a un gioco di carte tradizionale austro-sloveno (ma anche italiano) chiamato Tarock. Ci ha tenuti impegnati, ci siamo divertiti tantissimo e abbiamo giocato più di 100 round, tenendo anche il conto. È per questo che abbiamo deciso di chiamare la via ‘Tarock’.

Il viaggio a Cochamó è stata un’esperienza davvero incredibile. Sono stato felice di fare squadra con Mirco per la prima volta in una spedizione del genere; penso che avessimo un’ottima energia e un altissimo livello di motivazione per andare a scalare. Appena arrivati a Cochamó, abbiamo iniziato a scalare già dal primo giorno, cercando nuove linee. All’inizio sembrava facile trovarne una, ma non essendoci una guida aggiornata è stato in realtà piuttosto difficile individuarne una che fosse realmente nuova, dato che ultimamente molti scalatori frequentano la valle. È quello che ci è successo il secondo o terzo giorno: non riuscivamo a trovare informazioni su un’evidente linea che avevamo notato nell’Anfiteatro. Siamo saliti, abbiamo aperto i primi quattro tiri, ma poi abbiamo raggiunto una sosta e abbiamo capito immediatamente che una linea arrivava da destra: qualcuno era già passato di lì prima di noi. Abbiamo perso un po’ di motivazione, anche perché il meteo non era sempre dalla nostra parte.

Il Team: Mirco, Jernej e il fotografo Vladek, fonte:Mirco Grasso

A un certo punto abbiamo quasi pensato di dedicarci alla libera di una via già esistente, magari qualcosa di duro. Ma sono stato contentissimo che Mirco fosse così ansioso di trovare una linea nuova. Dopo pochi giorni ne abbiamo avvistata un’altra che sembrava bellissima, su una delle pareti più grandi di Cochamó, nel Walwalun. Per non ripetere l’errore, siamo entrati in parete attraverso la “Via dei Francesi”, che era la più semplice, per studiare la struttura da vicino. Abbiamo capito che non c’erano tracce di passaggi precedenti. Eravamo felicissimi. Nonostante il meteo non collaborasse, abbiamo trovato una finestra di quattro giorni, siamo tornati con tutta l’attrezzatura e abbiamo iniziato ad aprire la via.”

Schizzo di Tarock, fonte:Mirco Grasso

Le fessure perfette di Tarock, fonte: Mirco Grasso

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Jernej Kruder (@kruderjernej)

Alessandra Prato

Condividi: