GRINGOS LOCOS, 27 tiri, 7a/A2 - Up-Climbing

GRINGOS LOCOS, 27 tiri, 7a/A2

Successi in Patagonia per il CAI Eagle Team

Dario Eynard, il tutor Matteo Della Bordella e Mirco Grasso hanno completato la via “Gringos Locos” sul versante nord-ovest del Cerro Piergiorgio (2719 m, gruppo del Fitz Roy).

È questo il risultato più importante della spedizione in Patagonia del CAI Eagle Team, finanziata dal Club Alpino Italiano, coronamento del progetto formativo durato due anni.

“Gringos Locos” ha una lunga storia. Il primo a vedere e a tentare la linea, in solitaria, è stato Maurizio Giordani nel 1990. Lo stesso ha effettuato un secondo tentativo, insieme a Luca Maspes, nel 1995, salendo 21 tiri e completando l’80 percento della via. Maspes è tornato in parete nel 2006 con Kurt Astner, Hervè Barmasse e Yuri Parimbelli. Un’ultima salita è stata organizzata nel 2018 da Giordani con Francesco Favilli, Mirco Grasso ed Hervè Barmasse ma, a causa delle condizioni proibitive, gli alpinisti non sono riusciti nemmeno ad attaccare.

Finalmente Dario Eynard (giovane leva del CAI Eagle Team), il tutor Matteo Della Bordella e Mirco Grasso, che si è unito al CAI Eagle Team durante la spedizione, hanno portato a termine l’apertura della via.

Si tratta di un itinerario molto difficile e continuo. In totale ha uno sviluppo di 27 tiri, di cui solo 4 o 5 facili. La difficoltà massima raggiunge il 7a/A2. Negli ultimi 5 tiri la via si ricongiunge a quella dei Ragni di Lecco, chiamata “Via del Hermano”, aperta nel 2008 da Hervè Barmasse e Christian Brenna.

Arrampicata difficile su “Gringos Locos”. Foto Della Bordella

Gli apritori raccontano: «Abbiamo sfruttato ogni goccia di meteo buono per poter scalare. Nel primo tentativo abbiamo ripetuto i primi 14 tiri. Due settimane dopo, sfruttando una piccola finestra di bel tempo, siamo tornati in parete. Dopo aver quasi perso le speranze per via del forte vento che ci ha messi in seria difficoltà nel primo giorno di scalata, siamo però riusciti a rifugiarci nella portaledge e il secondo giorno, l’unico di vero bel tempo, siamo partiti molto presto nonostante il freddo e abbiamo proseguito fino a completare la via. Per riuscire, prima dell’arrivo del maltempo abbiamo scalato anche oltre il tramonto arrivando in vetta alle 3 del mattino.

Non siamo riusciti a effettuare la salita in stile alpino, come ambivamo, perché la finestra era troppo corta e non lo consentiva. Ma abbiamo comunque riportato a valle tutto il materiale utilizzato in parete, in particolare i 480 metri di corde fisse che abbiamo utilizzato».

La cordata è arrivata in vetta alle 3 del mattino di venerdì 28 febbraio, per poi scendere immediatamente, evitando così l’arrivo del maltempo.

«Siamo veramente al settimo cielo per questa nuova via, una delle più belle e difficili che io abbia mai fatto, unica nel suo genere: affronta una parete verticale, senza evidenti fessure che indicano una linea naturale, e la risale con uno stile pulito», afferma Matteo Della Bordella. «Non poteva esserci miglior conclusione del progetto CAI Eagle Team: abbiamo realizzato una spedizione complessa, che ha messo alla prova tutti i partecipanti nel loro battesimo con le montagne più belle al mondo».

L’apertura di “Gringos Locos” è stata accolta con grande soddisfazione da Antonio Montani, presidente generale del Club alpino italiano: «Sono orgoglioso del fatto che il Cai sia riuscito a riproporre un alpinismo di alto livello partendo dal coinvolgimento dei giovani alpinisti, ragazzi e ragazze che hanno dimostrato non soltanto doti tecniche, ma quello spirito di aggregazione che permea da oltre un secolo e mezzo il nostro sodalizio».

Anche Maurizio Giordani, arrivato in Patagonia per seguire la salita, si è complimentato con i ragazzi: «Questo risultato è la perfetta conclusione di un progetto storico, che rimane nei miei ricordi come un’avventura irripetibile».

Grande soddisfazione anche per altri due componenti dei CAI Eagle Team, Camilla Reggio (torinese classe 1996) e Giacomo Meliffi (originario di Urbania, in provincia di Pesaro, classe 1996), che hanno aperto una variante alla via “Rubio y Azul” sull’Aguja Medialuna (massiccio del Cerro Torre). Il nuovo tracciato, battezzato “Jineteada”, consiste in cinque tiri con difficoltà massima 7a e ha inizio sullo strapiombo del versante sud-est della Aguja de la Medialuna, per poi girare lo spigolo e ricongiungersi a “Rubio y Azul”.

Secondo gli apritori si tratta di «Un’arrampicata tutta in fessura, pulita, piena di incastri bellissimi su tutti i tiri».

Le altre cordate componenti la spedizione patagonica del CAI Eagle Team sono state meno fortunate.

Marco Cordin (trentino classe 1999), Alessandra Prato (milanese classe 1995) e il tutor Massimo Faletti sono stati colpiti da una violenta influenza intestinale ai piedi delle pareti e hanno dovuto rinunciare alle salite.

Luca Ducoli (originario di Breno, in provincia di Brescia, classe 2001) e la tutor Silvia Loreggian, che giovedì scorso hanno tentato l’ascensione del Cerro Torre per la “Via dei Ragni”, hanno dovuto rinunciare alla vetta a causa della presenza di ben dieci cordate in parete, un numero davvero elevato.

A metà febbraio Ducoli e Loreggian avevano raggiunto la vetta dell’Aguja Poincenot (3002 m), dapprima tentando la salita della via “Potter-Davis” sulla parete nord, per poi ripiegare sullaWhillans-Cochrane”(una via classica per la vetta) a causa delle avverse condizioni meteorologiche.

I componenti della spedizione sono rientrati in Italia nel pomeriggio di lunedì 3 marzo.

La spedizione (foto Mirco Grasso)

In copertina: la difficile parete del Cerro Piergiorgio. Foto Della Bordella.

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