LA SPEDIZIONE IN OMAN CAI EAGLE TEAM E CAAI - Up-Climbing

LA SPEDIZIONE IN OMAN CAI EAGLE TEAM E CAAI

Undici nuove vie e importanti ripetizioni per il gruppo di giovani alpinisti guidati da membri del Club Alpino Accademico Italiano

Ricco bottino per la spedizione in Oman del gruppo composto dai sei componenti del CAI Eagle Team Erica Bonalda, Marco Cocito, Daniele Lo Russo, Matteo Monfrini, Lorenzo Toscani e Riccardo Volpiano.

Drips of Joy. Coll. CAI Eagle Team

Ad accompagnarli nell’avventura, coordinata dal Club Alpino Accademico italiano e finanziata dal Club Alpino Italiano, tre tutor del CAAI: Marco GhisioMauro Florit e Francesco Leardi.

“La spedizione, nonostante qualche piccolo intoppo iniziale, è stata di successo, abbiamo centrato tutti gli obiettivi che ci eravamo dati pre-partenza. In particolare abbiamo aperto molte vie nuove sia su pareti note che su pareti vergini e tutti i partecipanti hanno avuto l’occasione di cimentarsi in questa attività, nuova per diversi di loro. A questo si aggiunge l’importante ripetizione di Vacanze R(omane) e la salita del French Pillar allo Jebel Misht, montagna simbolo”, ha dichiarato Marco Ghisio.

Le vie aperte durante la spedizione sono state ben undici. Ciascuno dei sei giovani alpinisti del gruppo CAI Eagle Team ha potuto apporre la propria firma su almeno una nuova linea e l’impegno che tutti hanno profuso è stato fondamentale per rafforzare i legami all’interno del gruppo.

Dopo le prime aperture tra le torri di Al Hamra, dove è stato necessario districarsi tra le linee già esistenti, sono state individuate nuove possibilità su pareti inesplorate come al Wadi Misfat’s Falaj, dove sono nate Habibi (Mauro Florit e Francesco Leardi) e Sciugomano (Matteo Monfrini, Lorenzo Toscani e Marco Cocito). Quest’ultima, liberata nei giorni successivi all’apertura, è stata gradata fino a 7c+. Riccardo Volpiano ed Erica Bonalda, quest’ultima alla sua prima esperienza di apertura, hanno tracciato Feel free to create.

Dreaming the tower. Coll. CAI Eagle Team

Le aree dello Jebel Kawr e del vicino Wadi Damm sono diventate un importante terreno di sperimentazione e test delle capacità del team. Sul primo da menzionare le aperture di Dreaming the tower, una via di stampo classico sul Said Wall, realizzata da Volpiano e Florit, e di Drips of Joy, opera di Ghisio, Monfrini e Volpiano che, con i suoi 500 m di lunghezza e difficoltà fino al 7b, ha costretto la cordata a un bivacco in parete. In seguito i tre alpinisti sono riusciti a completare la via su una porzione di parete del tutto inesplorata e contraddistinta da una grande pilastro sommitale.

Durante una giornata di riposo, sopra al Wadi Damm, il team ha scoperto la parete del Jabel Al-Wal che nei giorni successivi ha regalato Patatonia (Toscani-Cocito-Florit -Leardi) e Dattero d’oro (Ghisio-Florit).

La spedizione si è conclusa al Wadi Nakhar dove, all’ultimo giorno disponibile, sono state aperte altre tre nuove linee.

“Il percorso dei sei ragazzi, fino al momento in cui siamo saliti sull’aereo per l’ Oman, era, bene o male, una continua sfida per risultare i migliori. Riuscire a cambiare radicalmente registro e diventare un gruppo affiatato, che condivideva i medesimi obiettivi, è stata la sfida più impegnativa. Una sfida che hanno saputo accettare e vincere”, ha spiegato Mauro Florit.

Vacanze R(omane). Coll. CAI Eagle Team

Oltre a esplorare nuove linee, è stato possibile anche mettere a segno importanti ripetizioni, come quella della via Vacanze R(omane) sul Jabel Kawr, una tra le vie più difficili del Paese, aperta da Matteo della Bordella, Simone Pedeferri, Stefano Caligiore e Arianna Colliard. La ripetizione è stata realizzata da Ghisio, Monfrini e Toscani. “Avevamo adocchiato questa via prima di partire, credendo di realizzare la prima ripetizione, ma il giorno prima della salita abbiamo incrociato una cordata. In ogni caso siamo felicissimi di essere riusciti a ripeterla“, afferma Toscani.

Anche la French Pillar sul Jebel Misht, nonostante sia tecnicamente meno difficile di Vacanze R(omane), è stata, con la sua lunghezza di 1000 m e l’esposizione in pieno sole, un vero banco di prova.

“In questa avventura abbiamo incontrato persone che vivono con assoluta dignità, con un credo religioso profondo e una cultura radicata. Ripenso ai datteri che ci hanno offerto nell’oasi di Al Kumaira, un gesto compiuto con estrema delicatezza ma anche risolutezza. Il segnale era: “Ti accolgo e rispetto ma ricorda che sei nella mia casa!”. Tutti noi ricorderemo con piacere la disponibilità del popolo omanita, che in ogni occasione e senza tornaconto ci ha accolto. Dal nulla più totale, tra quelle eterne sterrate polverose, compariva ogni tanto una jeep di omaniti che si fermava per chiedere se avessimo bisogno. Un gesto semplice ma significativo ed emozionante, come era il momento del saluto, quando si portavano una mano al cuore e poi te la porgevano. Una semplice mano che racchiude enormi significati!” ha commentato il tutor Francesco Leardi.

Questo il commento finale del presidente del CAAI Mauro Penasa“La spedizione in Oman chiude il ciclo attuale di CAI Eagle Team. È quindi tempo di metterci al lavoro per organizzare una nuova tornata del progetto. Credo che si farà tesoro dell’esperienza omanita. Prevedere destinazioni alternative per dare a tutti i partecipanti ad Eagle Team la possibilità di vivere un’avventura lontano dalle Alpi potrebbe infatti rivelarsi una scelta azzeccata”.

Il Sultanato dell’Oman è stato scelto come destinazione per la spedizione del CAI Eagle Team in quanto parte di un più ampio dialogo con il Ministero della Cultura, dello Sport e della Gioventù del Paese. Come illustrato durante la scorsa Assemblea dei Delegati, il Club Alpino Italiano è stato selezionato per contribuire allo sviluppo del turismo outdoor in Oman, attraverso iniziative quali attività di formazione, il potenziamento della rete sentieristica esistente e altre azioni mirate.

In copertina: foto di gruppo. Coll. CAI Eagle Team

 

 

 

 

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