L'ALPINISMO LENTO DI CAMILLA REGGIO - Up-Climbing

L’ALPINISMO LENTO DI CAMILLA REGGIO

320 km, 36.500 m D+ e 19 cime: Camilla Reggio racconta la sua straordinaria “green adventure” arrampicatoria ed escursionistica attraverso le Alpi Occidentali.

Camilla In val soana Torre Lavina, ph. Sveva Dallere

Camilla su Cima di Nasta, uscita su via degli Strapiombi, ph. Stefania Lovera

Un’idea nata quasi per gioco durante un lungo viaggio in treno, trasformata in un progetto totalizzante, un’avventura vera e senza filtri, vissuta direttamente dietro casa condividendo la fatica con gli amici: la Traversata Alpi-Ovest di Camilla Reggio è un inno all’alpinismo lento, alla condivisione tra amici e alla riscoperta dei colli selvaggi lontani dal turismo di massa. Partendo dal suggestivo Corno Stella nelle Alpi Marittime fino a toccare la cima della Torre Lavina in Val Soana — dove tre anni fa Camilla aveva aperto la sua prima via —, questo viaggio interamente a piedi e in bicicletta ha tracciato una linea continua di 320 km e 36.500 metri di dislivello positivo in 38 giorni. Tra arrampicata trad, itinerari storici, vie sportive, bivacchi a cielo aperto e 19 vette simbolo come Argentera, Rocca la Meja, Monviso, Bessanese e Rocciamelone, la traversata è stata un’alternanza di soci di scalata, logistica condivisa, imprevisti superati con la prima salita in solitaria sulla  Malvassora alla Tribolazione e una natura incontaminata vissuta a ritmo del proprio passo.

Il racconto di Camilla Reggio

Spigolo Murari alla Bessanese, ph. Sveva Dallera

“È un’idea nata un po’ per caso, durante un lungo viaggio in treno, uno dei miei soliti viaggi pindarici in cui ho pensato di partire per un’attraversata arrampicatoria incominciando dal Corno Stella, uno dei posti a me più cari per le belle scalate e compagnie, poi giocando con Maps e Garmin Explore unii sentieri e montagne fino ad arrivare alla Torre Lavina in Val Soana dove ho aperto la mia prima via 3 anni fa.

Ci volle qualche mese e il tracciato e l’organizzazione furono completati. Non è stato semplice, tante socie e qualche socio mi vennero a trovare e scalarono con me con un gran via vai tra vestiari, cibo, bici e attrezzatura. Forse è stata la parte più bella, quella che mi serviva dopo il Giappone: ritrovare i miei amici in un progetto comune dove ognuno era un tassello importante, dal cibo, alla bombola del gas, al farmi compagnia. E poi quest’idea di fare tutto a piedi e con le bici prestate da qualche amico per evitarmi la strada. Una green-adventure nata quasi come sfida con me stessa, grazie alle mie gambe che non hanno mai ceduto per quei 320 km e 36.500 m D+, percorsi in 38 giorni. Inoltre, queste montagne dell’ovest sono lontane dai luoghi di consumo che ormai si vedono in montagne gettonate piene di gente in coda o di gente che cerca piani B improvvisati perché troppi scalatori hanno attaccato la medesima via. Qui ho attraversato colli selvaggi e spesso ero in compagnia di camosci e stambecchi, salendo anche vie poco conosciute come la Cresta alla Dent d’Ecot.

Preparazione del materiale,ph. Stefania Lovera

È stato un alpinismo lento, passo per passo superavo colli e arrampicavo montagne, alcuni simboli delle valli, come Argentera, Rocca la Meja, Monviso, Bessanese, Tribolazione.. e tante altre (19 in totale), salendo sia itinerari storici di alpinismo classico, sia trad che sportivi, perché in fondo a me piace fare un po’ di tutto. Il viaggio è partito splendidamente con la Stefi tra le soleggiate Alpi Marittime, poi non sono mancati bivacchi a cielo aperto, soprattutto tra la Val Stura e la Val Varaita, e la splendida salita per la parete nord-ovest del Viso: lì ero quasi a metà del tragitto. Poi ho continuato ad attraversare salendo il Rocciamelone e percorrendo l’alta traversata delle Valli di Lanzo, per poi collegarmi a quella canavesana. Non son mancati qualche contrattempo come una socia che non è potuta venire per una settimana del giro (investita il giorno prima da un monopattino) e così me la son dovuta cavare tra soci improvvisati e anche con una salita in solitaria (Tribolazione-Malvassora), la prima in tutta la mia vita. Ci son stati anche quei momenti di panico come la Sveva che alle 23:00 mi scrive “Ciao a domani”, ma secondo il mio plan doveva essere un “Ciao a dopodomani”, altrimenti la tappa escursionistica sarebbe stata mortale essendo un filino stanca (comunque storia poi risolta in mattinata e son riusciti a venire il dopodomani in questione). Infine, quest’anno non è servito andare in capo al mondo per trovare l’avventura e un progetto totalizzante. È stato bellissimo e stancante. Devo dire che dalla cima della Torre Lavina avrei continuato a traversare in quel loop di sali e scendi in luoghi bellissimi che posso quasi chiamare casa.”

Uia di Bessanese, ph. Camilla Reggio

 

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Foto di anteprima: Camilla sulla cresta Nord-ovest del Monviso, ph . Stefania Lovera

Alessandra Prato

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