27 Nov MARCELLO BOMBARDI SALE LA FENICE, 8c
Prima ripetizione della via di alta difficoltà sulla Rocca dei Campanili (Mongioie)
Marcello Bombardi si è aggiudicato la prima ripetizione della via La fenice alla Rocca dei Campanili (Mongioie).
La fenice è stata aperta da Matteo Gambaro e Alessandro Cariga nell’estate 2021. Lunga 150 m (5 tiri), impone difficoltà fino all’8c (L2) sulla grande prua strapiombante che caratterizza il settore destro della parete (relazione e commento degli apritori qui).
L’apertura è stata realizzata dal basso al prezzo di molti lunghi voli. Il secondo tiro, in forte strapiombo su piccole tacche taglienti, è stato definito da Gambaro “Forse la cosa più bella che abbia mai chiodato…”.
Di seguito il racconto di Marcello Bombardi.
Come scalatori ci troviamo spesso a fantasticare sulla prossima linea da scalare ancor prima di avere salito quella che abbiamo di fronte, così come di posti famosi ancor prima di essere stati nella bella falesia vicino casa. Sono anche io il primo a cui piace viaggiare per andare a scalare in posti nuovi e allo stesso tempo scoprirne le diverse culture e conoscerne i nuovi ambienti, ma se ci fermiamo un attimo e guardiamo cosa c’è nel nostro giardino, soprattutto per chi come me ha la fortuna di vivere in posti così buoni per la scalata, forse scopriamo che potremmo vivere esperienze di valore in posti che non avremmo immaginato, senza il bisogno di fare molta strada.

Da alcuni mesi a questa parte, libero da molti impegni, mi sono ritrovato a mio agio con questa filosofia e l’esperienza su La fenice è solo una di tante. Il Mongioie non è propriamente dietro casa per me ma comunque più vicino di molti altri posti. Mi era stato raccontato come di un luogo magico e di un muro con roccia eccezionale ma ancora non l’avevo vissuto in prima persona. In più c’era una via interessante anche per il grado di difficoltà proposto, di cui lo stesso Matteo elogiava la bellezza come uno dei più bei tiri che avesse chiodato e Matteo di tiri belli chiodati ne può vantare parecchi. Perché quindi non andare a scoprire? Le aspettative erano alte ma non sono state decisamente deluse.
Benchè di multipitch si tratta, La fenice presenta tutte le difficoltà nei primi due tiri, un 8a non banale e il chiave di 8c, seguiti poi da tre facili lunghezze per arrivare in cima. Un 8c di tacche al secondo tiro della via mi dava fiducia in una realizzazione veloce e invece un sole estivo spacca pietre, le tacche del chiave taglienti e una sosta appesa scomoda da cui non hai vie di scampo si sono rivelati ostacoli ostici, rendendo l’esperienza più lunga, più sofferta, più combattuta e più memorabile.
Dopo un primo giro di perlustrazione fatto a luglio, decisamente non nelle condizioni di aderenza migliori, ritorno due giornate ad ottobre con temperature più basse e speranze maggiori. In entrambi i giorni a disposizione un misto di nuvole basse e nebbia ci assale, lasciandoci a momenti affranti e bagnati dall’umidità, a momenti grati per ripararci dal sole ancora caldo. Al momento di iniziare il primo tentativo del secondo giorno la tensione sale. Potrebbe essere l’ultimo giro buono per la pelle a disposizione. Devo performare ora se non voglio mettere in conto di tornare un’altra volta, trovare altri soci, rifare un’altra volta la lunga camminata. Voglio godermi la scalata su questa colata di calcare grigio spaziale ma voglio anche fare la via. Pronto ad una lotta con la ghisa, lascio finalmente la scomoda sosta. Riesco a scalare fluido, scaricare bene sui piedi, lasciare la roccia entrare nei polpastrelli e agguantare la tacca buona finale.
Tutte le immagini: Crimp Films

