Atlante perverso - Taghia - Marocco - Up-Climbing

Atlante perverso – Taghia – Marocco

 
Nel mese di settembre 2010 Giovanni Ongaro, Davide Spini e Andrea Pavan, che facevano parte del team di Altroverso, hanno aperto una nuova e difficile via nelle Gole di Taghia in Marocco.
 
L’itinerario, 8a (7b obbligatorio), si sviluppa per 350m – 11 lunghezze – sulla verticale parete nord del Monte Oujdad ed è attrezzato a fix, ma necessita dell’integrazione di protezioni veloci in parecchi punti.
 
Atlante perverso è stata liberata dagli apritori, tranne  L2, L5 e L6, la cui redpoint spetta a Simone Pedeferri. Un unico resting in L7 (7c+/8a) non ha permesso a Simone la prima libera integrale. Per una ripetizione servono 1 serie di friend (fino al n° 3 BD) e 1 di microfriend.
 
Fonte e foto: Giovanni Ongaro – Team di Altroverso
 
Questo il racconto inviatoci dal team di Altroverso
 
Non è facile descrivere le emozioni provate, la miriade di sfumature rosse delle pareti di calcare e i profumi di questo viaggio. Siamo partiti con la certezza di trovare splendidi paesaggi e roccia bellissima, ma non avevamo idea di quello che realmente saremmo riusciti a realizzare. Il progetto prevedeva la partenza di noi tre, Andrea, Davide e Gio, ma ci siamo poi ritrovati in dodici amici e, forse per questo, il risultato della spedizione è stato perfetto.
 
Il 15 settembre siamo sbarcati a Marrakech e immediatamente abbiamo respirato una nuova atmosfera, eravamo ospiti in una terra straniera, un po’ accaldati, spaesati ma contenti. Il minibus stracarico di borse, corde e sacconi uscendo dalla calda e chiassosa Marrakech si è inerpicato su avventurose strade contornate da negozietti, meccanici di strada, carne appesa al sole, anacronistici carretti trainati da asini e persone in cammino in mezzo al nulla. A notte inoltrata, dopo infiniti tornanti polverosi, qualche brivido automobilistico dato da insoliti incontri con dromedari al pascolo, ci siamo gustati la prima cena marocchina con l’immancabile zuppa al cumino.
 
L’indomani la tappa finale del nostro viaggio, in realtà ancora tutto da iniziare, ha condotto i nostri bagagli a dorso di mulo a Taghia, mentre noi abbiamo potuto finalmente smuovere le nostre membra provate dalle troppe ore trascorse seduti. Questo piccolo villaggio, perso all’imbocco di un canyon e fatto di casupole di sassi e legna, sembra confondersi nell’ambiente circostante, dove si stendono campi coltivati, bassi cespugli spinosi e maestose pareti.
 
Sono tante le sensazioni che si provano davanti a paesaggi così diversi da quelli che siamo soliti guardare, ci si sente partecipi di tutto ciò che ci circonda, ma forse è l’intensità dei colori di questo compattissimo calcare che più ci ha emozionato e che soprattutto ci ha ricordato il vero motivo del nostro peregrinare: l’arrampicata… Ora rimaneva solo cercare, trovare e salire una nuova via…Detto fatto! In realtà non proprio…
 
Anche se impazienti di iniziare ciò che poi ci avrebbe fatto rimpiangere il riposo, abbiamo dovuto attendere perché durante i primi giorni, la pioggia e le recenti vie non riportate sulla guida ci hanno ricordato che solo in parte si possono pianificare i progetti. Dopo alcuni giorni dedicati a ripetere alcune brevi vie e piccole escursioni che ci hanno permesso di prendere confidenza con la roccia e dopo aver constatato che tutte le linee logiche erano già state salite, abbiamo iniziato a girovagare alla ricerca della “nostra magic-poco logic-line”.
 
La roccia laggiù è stupenda e la compagnia rendeva la scalata ancora più divertente, ma il nostro obbiettivo era un altro. Dopo 4 giorni, finalmente, ci siamo decisi ad attaccare l’improbabile, e forse impossibile, linea…350 metri di calcare stupendo e strapiombante, dipinto da secchiate di colore giallo, rosso fuoco e ocra che ci osservava e ci sfidava silenzioso . La roccia andava ancora interpretata per trovare una buona linea accessibile, la scelta era stata fatta ed ora, bisognava contare soprattutto sulla buona sorte e sull’esperienza del Gio.
 
I quattro giorni che ci hanno portato in cima sono sembrati mesi fatti di voli e adrenalina, microfriend scricchiolanti, aeree jumarate, estenuanti trapanate, discese al chiaro di luna e momenti di indicibili sproloqui ingiuriosi rivolti alla sorda e ruvida roccia. A farci dimenticare ogni sera le fatiche della giornata sono stati le cene dai sapori strani ed un pochino nauseanti, gli amici e le risate che ci attendevano la sera al villaggio.
 
Il quarto giorno Davide col trapano scarico, ma armato di frontalino martello e chiodi, ha finalmente attrezzato l’ultima sosta della nostra nuova via. E’ stato dunque sotto un cielo senza stelle, oscurate tutte dalla luna piena, che è nata “Atlante perverso”: una via creata dal team Altroverso per il piacere di scalare, a patto di amare il gonfiore agli avambracci, le taglienti prese a goccia, il piede spalmato, il vuoto sotto le scarpe ed il brivido di qualche passo obbligato.
 
 

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