20 Lug Delirio Giallo 400 m, ED, VII-/A3
Walter Polidori e compagni presentano una nuova via d’arrampicata in Dolomiti: Delirio Giallo. L’itinerario conduce sulla sommità di una torre, ben individuata e dal profilo estetico ma finora ignorata dagli alpinisti, che si evidenzia tra i contrafforti del Sasso delle Dieci. I Ladini chiamano questa torre Cestün, mentre il toponimo proposto dagli apritori della via è Torre Prosser, in ricordo di Richard John Prosser.
La via Delirio Giallo segue una spaccatura che costituisce l’unico punto debole dei grandi strapiombi che caratterizzano la parete. Si tratta di una via impegnativa e sostenuta, dalla ritirata problematica. Consigliabile agli alpinisti esperti con esperienza di arrampicata artificiale.
Di seguito il racconto di Walter Polidori:
TORRE PROSSER, Via Delirio Giallo
Per non dimenticareUna via importante, per non dimenticare un sorriso contagioso, il sorriso di un ragazzo che ti faceva sentire bene, ma che nascondeva un’inquietudine che non avevo riconosciuto. Ho arrampicato solo una volta con Richard Prosser, l’ho conosciuto poco, ma ho apprezzato il suo modo di fare scanzonato e giocoso. Così, quando Richard ci ha lasciato, ho pensato di dedicare a lui il nome di quella temibile e bellissima torre che volevo tentare di salire.
L’ho vista così tante volte, e altrettante volte ho ripiegato su obiettivi che temevo meno. Ma quel mare di onde pietrificate sopra cui sporge, enorme e strapiombante, una prua di pietra, nei miei pensieri è sempre stato presente.
Si tratta di una torre ben visibile dai sentieri, anche molto battuti, ma la vicinanza del prestigioso Sasso della Croce probabilmente ha fatto si di renderla poco interessante… misteri degli alpinisti. E poi la parte più difficile è palesemente gialla, con tutte le incognite legate alla qualità della roccia.
Così nel 2014 con due amici (Mattia Guzzetti e Filippo Forti) vado convinto ma spaventato verso quel monumento della natura, così insignificante visto da lontano, perso nella grande parete del Sasso delle Dieci, ma così prepotentemente bello e sempre più repulsivo man mano che ci si avvicina.
La prima parte della via si svolge su buona roccia grigia, ricca di appigli, una sorta di zoccolo che sorregge la parte superiore strapiombante.
Segue poi una lunghezza su roccia friabile (il Camino arancione) e si arriva ai “gialli”.
La direttiva della via sta nella parte laterale sinistra degli strapiombi. Una logica e temibile spaccatura incide tutta la volta strapiombante e porta ad una parte superiore meno aggettante. I gialli iniziano con un bellissimo diedro con una fessurina da friend e tettini da aggirare, nella più genuina tradizione dolomitica. Si arriva così alla porzione di parete decisamente più strapiombante, enorme. In un primo tentativo abbiamo traversato tutta una fessura orizzontale per arrivare alla grande spaccatura, ma questa fessura è veramente molto friabile. In seguito il percorso seguito è stato più diretto per una paretina gialla. La spaccatura che segue, una via di mezzo tra un camino ed un grande fessura, da seguire a “esse “, è molto impegnativa. Qualche chiodo iniziale e poi si prosegue con friend di tutte le misure, fino al mitico 6. L’arrampicata è un misto tra la libera difficile e l’artificiale su friends, a volte precari.
Non sembra possibile passare di lì, eppure siamo passati. Mattia è stato un grande qui.
Incredibile il contrasto tra il mondo solare degli alpeggi perfetti che sta alle spalle, e l’ambiente affascinante ma opprimente di questa parete. Un contrasto che riflette anche il mio essere, sempre in lotta tra l’avventura e la vita facile, ma prevale sempre l’avventura.
Il successivo tiro non è meno difficile, tanto che alla prima visita della parete non lo abbiamo salito, ci siamo accontentati del risultato raggiunto e abbiamo attrezzato una serie di calate dirette che portano nel canale che affianca la torre. La prima doppia è tanto bella quanto impressionante: quasi 60m nel vuoto, per toccare roccia solo al suo termine.
Così più avanti torniamo in due (io e Mattia) a fare visita alla parete; i tiri conosciuti non risultano molto più facili. Tocca a me forzare in nuovo tiro alla base del quale ci eravamo fermati. Si tratta di una fessura strapiombante che va in obliquo verso sinistra. La roccia non è delle migliori, ma con qualche chiodo precario riesco a procedere con le staffe e poi con un po’ meno di difficoltà ad avanzare fino ad arrivare a delle belle placche nere. Sono in pace con me stesso, qui la roccia è poco chiodabile ma posso piantare a mano un paio di fix per organizzare la sosta e il bivacco, visto che l’oscurità precoce di ottobre sta arrivando. Invece mi prende di colpo il panico, non trovo il perforatore manuale e capisco di averlo perso nella lotta che ho sostenuto nella fessura. Il mondo mi cade addosso. Senza perforatore di emergenza non ce la sentiamo di procedere su questa via, sarebbe imprudente. L’andamento obliquo non permette di tornare in doppia e eventuali doppie di emergenza da attrezzare potrebbero richiedere l’uso di fix.
Così, imprecando contro la mia scarsa attenzione, cerco di attrezzare una sosta a chiodi. Passano quasi trenta minuti, cercando si sfruttare lo sfruttabile, e alla fine pianto malamente tre chiodi e li unisco per una doppia, che risulterà molto impegnativa, tanto è strapiombante e obliqua. E’ buio, e questo mi aiuta a non vedere il vuoto sotto di me. Un valligiano su una forestale chiama per sapere se va tutto bene… ha visto pendolare la luce della mia frontale e chissà cosa ha pensato. “Tutto bene!”, ma la via è saltata, ormai bisognerà aspettare il prossimo anno.
Certo che un progetto del genere non ti lascia pace. E’ entrato prepotentemente a far parte dei miei desideri più forti, ma anche delle mie paure più profonde e nascoste.
Il 2015 mi vede all’opera a tentare di proseguire l’opera, prima con Tommy (Tommaso Lamantia) e poi con Tommy e il Camuno (Ivan Moscardi) ma mi rendo conto che non sono abbastanza forte, o forse incosciente, per ripassare alcuni tiri con assenza di protezioni. Così piantiamo qualche fix, giusto per non farci troppo male in caso di caduta nella zona dei gialli. Anche l’ultimo tiro affrontato l’anno prima ci vede aggiungere dei fix, dopo una mia caduta per due chiodi usciti. Insomma, ancora una volta orecchie basse. Poi la stanchezza, il freddo e la paura prendono il sopravvento e di nuovo scendiamo.
Una grande scuola di vita la montagna.
E’ così che passa un altro anno. Ripeto tante vie, ne apro due in Valle di Gressoney, ma i miei pensieri cadono sempre sulla Torre Prosser.
Siamo di nuovo in tre, il numero perfetto per aprire una via: io, Mattia e Tommy.
E’ luglio, abbiamo un sacco di ore di luce e siamo motivati. Bivacchiamo nei prati sotto la parete, un paradiso tutto per noi, non ci sono escursionisti a vista d’occhio.
Così alle prime luci del mattino stiamo già arrampicando, forti della conoscenza dei tiri, ma consci delle difficoltà che ci attendono.
Arriviamo alla solita sosta dove ci siamo calati più volte. Il tiro della fessura obliqua è mio; sono anche l’unico che lo ha già fatto, arrivando alla sosta superiore.
Con i fix nei primi metri salgo più sereno, vista la difficoltà di mettere chiodi decenti. Il tiro parte subito molto strapiombante, ma pian piano procedo, salendo spesso in artificiale su friend, di cui un buon numero precari.
Arrivo di nuovo al muro nero, so che qui la roccia è molto salda e procedo per diversi metri senza possibilità di proteggermi, ma mi sento tranquillo. Una grande pace mi pervade. Sistemo subito la sosta, rendendola più sicura. Questo si dimostrerà il tiro chiave della via. Ora è la volta di Mattia, che va in esplorazione sul tiro successivo. Terreno ignoto ora, non è più strapiombante ma si rivela comunque d’impegno, soprattutto per la parte iniziale gialla con roccia delicata. Già, questa roccia…partendo da secondo con Tommy un sasso mi cade proprio sulla bocca, rompendomi dei denti. Proprio ora che ero alle stelle. Una forte tristezza e soprattutto una grande rabbia mi abbattono, ma bisogna continuare.
Segue un altro tiro impegnativo che però ci fa evitare gli strapiombi e siamo fuori dalle difficoltà! Ora c’è una facile crestina che ci porta sulla cima, piatta e enorme, un grande balcone sulla Val Badia.
Sopra di noi, molto più in alto, la cima del Sasso delle Dieci.
Troviamo un ometto sulla cima, probabilmente di qualcuno salito dal canale laterale o dalla via presente sulla spalla; quello che importa è che la via diretta alla Torre l’abbiamo inventata noi, su una parete vergine.
E’ presto, tutto il materiale da bivacco alla fine non è servito; meglio così.
Ci prendiamo tutto il tempo per gustare questo posto da favola, che poche persone hanno calcato. Nonostante il problema ai denti non posso non gustarmi questa vittoria e condividerla con i miei compagni di cordata.
Siamo stati grandi, un progetto del genere non è comune. Se ci penso non riesco nemmeno a capire come possa aver concepito di salire dove siamo passati. La passione che supera la ragione.
Ora bisogna inventarsi la discesa. Lasciamo perdere il canale detritico, che non conosciamo e potrebbe opporci dei problemi di orientamento. Così decidiamo di attrezzare una serie di calate lineari sulla spalla di destra, che ci portano alla base con 6 doppie.
Ci allontaniamo dalla torre, ma continuo a voltarmi a guardare questo miracolo pietrificato.
Una torre che per noi ha il valore delle paure e delle emozioni vissute per scalarla.
Una salita inutile, per questo così bella, lontani dalla folla, soli con la montagna.
Una torre come tante altre, ma per noi la più bella.
Grazie a tutti i soci con cui ho vissuto le esperienze sulla Torre Prosser; non so se riuscirò ad aprire qualcosa di più impegnativo ed estetico di Delirio Giallo.
Ciao Richard.
Quando arrivi in cima continua a salire…
Sasso delle Dieci, Gruppo delle Cunturines (Dolomiti, Val Badia – Alto Adige)
Torre 2400 m (toponimo proposto: Torre Prosser), parete NW
Delirio Giallo
Filippo Forti, Mattia Guzzetti, Tommaso Lamantia, Ivan Moscardi, Walter Polidori, in più tentativi dal 2014 al 2016 (conclusione il 9 luglio).
400 m ca. ED, VII-/A3
Materiale:
Una serie completa di friend (fino al n°6 BD, raddoppiare n°0,75-1-2-3-4), martello e scelta di chiodi, due staffe, corde da 60 m.
Presenti 11 chiodi e 6 fix sui tiri. Tutte le soste, eccetto le ultime due, sono attrezzate su chiodi e/o fix.
Accesso:
Raggiungere la Val Badia (Alto Adige) e da lì, all’altezza di Pederoa, prendere la svolta per La Valle. Si segue la strada in salita e dopo alcuni tornanti svoltare a dx seguendo il cartello che indica Spescia (o Spessa). Percorrere la valle di Spescia fino ad arrivare a uno slargo sulla sx (parcheggio). Girando a sx si raggiunge la piccola frazione Spescia Dessot (cartello), dove l’Agriturismo-alberghetto Luch da Spescia costituisce un ottimo punto d’appoggio per dormire e mangiare (0471 843173, chiedere di Monica). Salire invece dritto per la frazione Spescia Dessura. Nei pressi della frazione svoltare a dx per ripida e breve strada in cemento che conduce a un parcheggio sterrato dove lasciare l’auto (cartello indicatore del Parco Fanes-Senes-Braies).
Da qui è possibile ammirare il versante Nord Ovest del Sasso delle Nove e del Sasso delle Dieci. Sotto la direttiva della cima del Sasso delle Dieci si vede il profilo di un torrione giallastro, molto più in basso, con una cima piatta e ampia. Quella è la Torre Prosser.
Seguire a piedi la strada sterrata che sale verso le pareti (a dx dalla direzione d’arrivo con l’auto). Superare una piccola baita a quota 1635 m (loc. Ramei, fontanella sulla sx) e tralasciare più avanti una sterrata che va a sx. Proseguire lungo la strada in leggera discesa. Poco dopo prendere una svolta a sx che sale ripida (cartello indicatore per Fanes-Sasso della Croce). Si continua fino a svoltare a dx (cartello indicatore per Sasso della Croce). A un bivio lasciare la sterrata e prendere un sentiero che prosegue a sx. Il sentiero passa tra la vegetazione e i mughi e poi attraversa tre canali detritici. Continuare per il sentiero, piuttosto ripido, fino a una piana con prato. Da lì continuare ancora per sentiero fino a individuare un canalone ghiaioso che sale verso la Torre Prosser. Seguire in canalone e poi un dosso detritico a sx, poi puntare alla parte sx della parete grigia, in una zona a sx di placche più compatte e difficili (circa 1,5 h).
L’ attacco si trova alla base di una facile rampa che sale verso dx, al di sopra delle placconate grigie.
Relazione:
L1: salire la facile rampa che si sviluppa verso dx, al di sopra delle placconate grigie. Raggiungere una nicchia con sosta su due chiodi. Terreno facile ma detritico. II, 20 m;
L2: dalla nicchia traversare a dx e uscire su cengia. Traversare leggermente fino alla base di un diedrino facile, seguirlo fino ad una cengetta a sx dove si trova la sosta su 3 chiodi con cordone. IV+, 20m;
L3: salire sopra la sosta verso un tettino e superarlo a dx. Continuare verso dx per gradoni, cercando i punti più facili, fino a una fessura e diedrino. Superarli tendendo a un evidente spigolo visibile a dx nella parete. Prima di raggiungerlo traversare nettamente a sx in corrispondenza di una cengetta, scendendo leggermente e poi risalendo su gradoni fino alla sosta visibile (2 chiodi da rinforzare). V, 45m;
L4: salire in obliquo verso sx (clessidra con cordone), quindi dritti per muretti (chiodo prima di un diedrino) e poi verso dx. Raggiungere una lama e superarla a dx per uscire alla sosta attrezzata sopra di essa, in una zona compatta (2 ch. da rinforzare) IV+, 40 m;
L5: salire per roccia compatta sopra la sosta (ch.), quindi leggermente a sx a raggiungere una lama-fessura. Superarla e uscire su una zona più facile, dove si traversa nettamente a sx fino alla sosta su chiodi. V+, 25;
L6, camino arancione: salire sopra la sosta, a dx della lama (attenzione). Traversare a sx fino ad una lama orizzontale gialla, seguirla verso sx e raggiungere la base di un camino giallastro friabile (chiodo). Salire nel camino (prestare attenzione a una grossa lama instabile) e continuare per rocce con licheni arancioni fino alla sosta, attrezzata al termine della spaccatura (fix + chiodo + masso incastrato, da rinforzare) VI, 30m;
L7, diedro giallo: traversare a dx su parete gialla friabile (fix) fino alla fessura nel diedro di dx (proteggibile con friends). Seguirla prima in verticale (ch.), poi attraversando sotto un tetto e quindi di nuovo in verticale, più facilmente. Traversare a sx sotto un altro tetto e salire leggermente per arrivare a una lista rocciosa che si segue verso sx. Raggiungere un fessurone e seguirlo fino a una cengetta dove si trova la sosta, sotto grandi tetti (fix + ch.). VI+, 25m;
L8, strapiombo a S: salire leggermente a sx della sosta, con l’aiuto di una staffa da ancorare a un chiodo a lama. Procedere su muro giallo friabile (fix) fino ad arrivare a un fix con cordone. Traversare a sx e salire a raggiungere una fessura orizzontale che conduce alla fessura-camino. Seguirla (1 ch., 1 nut incastrato) fino a una nicchia dove si trova la sosta (2 fix + 1 ch.) VII-/A2, 30 m;
L9, fessura obliqua: traversare leggermente a sx e salire a prendere una fessura che incide la parete in obliquo verso sx (ch. a sx alla base). Utilizzare un fix sotto la fessura, quindi un kevlar su clessidra, e poi un fix con cordone più in alto. Uscire dalla parte strapiombante a sx (fix + due ch.) e proseguire sempre lungo la fessura, ora verticale e larga (utile BD n°6), fino a uno strapiombetto da superare in spaccata. Superare quindi una placca nera improteggibile ma con buoni appigli fino alla sosta su 2 fix. VII-/A3 su friends, 30m;
L10: superare un muretto compatto a dx della sosta, quindi andare in obliquo verso sx a raggiungere una evidente fessura gialla orizzontale (chiodo). Traversare a dx e raggiungere un’altra fessura orizzontale poco sopra, grazie alla quale si traversa verso sx (roccia un po’ friabile). Salire e traversare a sx su buona roccia, doppiare uno spigolo e scendere leggermente. Risalire, traversare ancora a sx e raggiungere infine la sosta su due ch. da rinforzare con friend. VI-, 35 m;
L11: salire a sx della sosta e traversare per entrare in un camino- diedro con alcuni passi impegnativi. Uscire su buon pulpito che segna la fine delle difficoltà. Sosta su clessidra e friend. V+/VI, 50m;
L12, cresta sommitale: salire verso dx per placchetta abbattuta ad arrivare a un muretto verticale da salire. Superarlo e traversare verso sx per ghiaie e roccette sulla cresta sommitale, fino ad arrivare sulla grande cima piatta. Libro di via sotto un ometto. II/III, 60 m.
Per una ripetizione calcolare circa 9-10h.
Discesa:
Andare verso il bordo sx (direzione di discesa) della cima, individuando un pendio erboso che scende a una grande cengia. La prima sosta di calata si trova su un muretto compatto. Scendere con 6 calate abbastanza lineari (max. 60 m), attrezzate su due fix con cordone, fino alla base della parete. Traversare verso dx e, per facili roccette, raggiungere i grandi ghiaioni basali.
Discesa di emergenza: da S8 è possibile tornare, con 3 doppie attrezzate, nel canale dove si trova l’attacco della via. Tirare una prima doppia nel vuoto fino a raggiungere una sosta di calata su 2 fix e cordone, leggermente a sx (faccia a monte). Seguono una doppia in verticale fino a una cengia con sosta e un’ultima doppia a raggiungere il canale.

