Divieti d'arrampicata tra Sibillini e Furlo - Up-Climbing

Divieti d’arrampicata tra Sibillini e Furlo


 
Al parco dei Sibillini, l’Alpinismo pare proprio non sia gradito.
Dapprima il divieto assoluto di scalata sulla nord del monte Bove, da maggio a ottobre, perchè disturberebbe il camoscio appenninico, poi le polemiche circa l’attività scialpinistica, consigliata nell’intero gruppo montuoso solo dopo Pasqua e nei canaloni a nord, perchè dannosa per i cervi  e per il ginepro nano, infine è di pochi giorni fa la notizia del divieto assoluto di scalata da febbraio a giugno sul colle delle Cupaie (circa 1kmq), dove vi è la bella falesia di Forca Canapine (Sasso delle Nocchie e roccette Zazà), nei pressi del rifugio Perugia: vi è un nido di falco pellegrino.

La fauna deve essere tutelata, nessun dubbio, ma certamente a danneggiarla non è una fruizione intelligente del parco da parte di chi vi fa alpinismo e l’ha sempre fatto, ancor prima che fosse costituito il parco. La convivenza è possibile, è una esperienza splendida per l’uomo, gradita o ben sopportata dagli animali, e già sperimentata in diverse riserve naturali.
Basta definire gli spazi e i tempi: che ognuno abbia i suoi.

Vietare l’arrampicata con interventi d’urgenza, come se gli alpinisti fossero arrivati ieri, e come se i falchi non avessero mai nidificato nelle falesie, è un approccio sbagliato.
Approfondimento, Studio, Dialogo, Concertazione, Pianificazione, rispetto delle usanze della popolazione, è il corretto modo di gestire le attività umane sul territorio. Turismo sportivo compreso.

Sarebbe stato interessante, in 50 anni di presenza alpinistica nel parco dei Sibillini, uno studio per valutarne l’impatto e una analisi dell’indotto economico che essa porta.
si legge sul sito web del parco: "Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini si è impegnato nel promuovere un turismo sostenibile" che "rappresenta la soluzione per conciliare lo sviluppo economico con la conservazione dell’ambiente." Ecco: il turismo di chi pratica l’arrampicata è turismo sostenibile, ed è oggi un turismo che funziona bene.
 
Trovare una convivenza con le attività economiche e di valore socio culturale (e l’arrampicata è entrambe) è il dovere di ogni amministrazione di aree protette: la relativa Legge Quadro, alla voce finalità, parla proprio di integrazione tra tra uomo e ambiente naturale, di promozione, valorizzazione e sperimentazione di attività produttive e ricreative compatibili. E invece a volte i parchi vengono gestiti come fossero dei giardini privati, dove l’uomo meno mette piede meglio è. Viene ostacolata la pastorizia, vengono regolamentate in modo restrittivo le attività rurali e la presenza di animali domestici, viene vietata la fruizione sportiva vera, tollerato solo il birdwatching, e forse a malincuore il passeggio. per queste attività, i corrimano inox e i sentieri cementati non mancano mai.
 
UN ESEMPIO GUIDA

tra i tanti esempi virtuosi, citiamo quello della nuova gestione della riserva naturale delle vicine Gole del Furlo, che ha inserito l’arrampicata come risorsa nel nuovo piano di gestione del parco.
 
E’ stato fatto uno studio di incidenza per stabilire se l’arrampicata potesse compromettere la salvaguardia di habitat o di specie importanti di flora e di fauna, e i risultati hanno escluso tali rischi.
Si è riconosciuto che l’arrampicata sportiva all’interno della Riserva, rappresenta per la modesta economia locale un importante contributo economico.
 
Il piano di gestione presentato a settembre, deve però ancora essere adottato dal Ministero, e i tempi saranno lunghi. Nel frattempo, l’Amministrazione delle parco non sta a dormire: ha già chiesto una immediata deroga al vecchio divieto di arrampicata.
 
diverse amministrazioni di aree protette, diversi modi di vedere le cose: per alcuni l’arrampicata è un problema, per altri una risorsa.
RC

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