Dolomiti rock: 4 giorni un’estate - Up-Climbing

Dolomiti rock: 4 giorni un’estate

 
Nell’estate del 2003 Lorenzo Nadali e Fabio Lasagni inventano una nuova linea di salita sulla parete ovest del Sass Pordoi, la realizzano in quattro giornate di scalata, salendo dal basso e posizionando protezioni distanti ma sicure. Poco dopo la ripercorrono in completa arrampicata libera. La via battezzata 4 giorni un’estate – 540 m, 7a, 6c obbligatorio – riscuoterà un notevole successo tra i ripetitori. Fabio Lasagni ritorna all’esperienza del Sass Pordoi con questo racconto.
 
Testo: Fabio Lasagni
Immagini: Fabio Lasagni, Lorenzo Nadali
 
Tutte le mattine arrivando al lavoro mi dirigo alla mia scrivania disordinata e nell’attimo del sedermi non posso fare a meno di guardare con fare nostalgico quella mia foto di 4 giorni una estate. Non ho scelto forse il posto migliore per appendere quell’immagine: nel momento più assonnato e svogliato nei confronti della giornata lavorativa il mio ritratto di arrampicatore fiero e concentrato nella prima ripetizione della via è uno schiaffo all’umore.
Era l’estate bollente del 2003 e casualmente mi trovavo in compagnia di Lorenzo Nadali, ospite nel suo furgone per provare a ripetere una sua bella via moderna alla torre Trieste, bel tempo e denaro, chiodata dal basso con il trapano nel ‘98 da lui e Andrea Calvo. La via risultò molto emozionante e la coppia ben riuscita. Mi ricordo che, dato l’entusiasmo che si era creato, già il giorno dopo incominciammo a cercare una parete che si prestasse a essere attraversata da una nuova via aperta in quello stile. Girovagando per i passi Dolomitici con un invidiabile Volkswagen blu non ci volle molto ad accorgersi di quell’imponente paretone nero sulla Ovest del Pordoi. L’esperienza di Lorenzo, armata anche di buon binocolo, e il mio ottimismo ci indicarono la probabile via di salita. Per 4 giorni ci siamo alternati nel brivido e nelle risate di una apertura tutta emiliana nel cuore delle Dolomiti. L’abilità di Lorenzo e la mia resistenza, inserite in quella generosa parete nera, ci hanno dato la possibilità di trovare e attrezzare una bellissima via “moderna”.
La via è attrezzata a spit, sia per quanto riguarda le ottime soste con anello di calata che le lunghezze di corda. È una salita impegnativa, soprattutto per la distanza delle protezioni ma relativamente sicura, visto che si sviluppa su ottima roccia con discreti appigli.
Ogni volta che la guardo quella foto appesa in ufficio, ripenso a quanta differenza notai in quel giorno tra l’impegno dell’apertura e il divertimento della ripetizione. Da un lato, l’impegno e la tensione della “cliffata”, con tutte le sue logiche ben studiate ma pur sempre sul filo, e dall’altro, il godimento di una ripetizione alternata da brevi momenti di arrampicata tecnica e molte bracciate tra grossi appigli.
In quella foto c’è uno dei momenti più belli e fieri della mia carriera di arrampicatore, grazie ad un amico davvero notevole.

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