Lino Lacedelli 1925 – 2009 - Up-Climbing

Lino Lacedelli 1925 – 2009

 
Dopo Achille Compagnoni scomparso in maggio, se n’è andato a novembre anche Lino Lacedelli, l’altro grande protagonista della conquista del K2 il 31 luglio del 1954. Era nato il 4 dicembre del 1925 a Cortina d’Ampezzo, tra le Dolomiti più conosciute e ambite, ed è su quei monti che inizia il suo lungo viaggio nel mondo verticale.
 
Si dice che in giovane età sia sfuggito al controllo paterno per seguire senza corda, in silenzio, una guida che accompagnava due clienti su una via delle Cinque Torri. Si formò alpinisticamente sulle montagne di casa, ripetendo le vie classiche e quelle impegnative, passando per prestigiose prime invernali, per poi cimentarsi con successo anche nell’apertura di nuovi itinerari, molti dei quali sono ancora oggi apprezzati dai moderni scalatori.
 
Nel 1946 entrò nel gruppo degli Scoiattoli di Cortina e proprio con un altro leggendario esponente di questo sodalizio, Luigi Ghedina detto Bibi, portò a termine le sue imprese più significative come ad esempio la prima salita della parete sud-ovest della Cima Scotoni (con loro c’era anche un altro scoiattolo: Guido Lorenzi).
 
Nel 1951 i due riescono nella prima ripetizione del capolavoro di Bonatti sul Grand Capucin (Monte Bianco – allora una delle più difficili ascensioni su roccia delle Alpi), in una sola giornata, esattamente in 18 ore, senza bivacco, un tempo da extraterrestri, tanto che la performance viene per molto tempo messa in dubbio dal diffidente mondo alpinistico occidentale.
 
Una prestazione di altissimo livello che valse a Lacedelli e Ghedina la convocazione “in nazionale”, non quella del calcio, ma di Alpinismo, sotto le direttive di Ardito Desio incaricato ufficialmente dal governo di far vincere all’Italia delle crode il campionato mondiale a partita unica che si sarebbe giocato nel 1954 sull’allora inviolato K2, a 8611 metri. Prima di allora 3 tentativi senza successo degli americani.
 
Desio seppe tener fede all’ impegno e fece giocare alla sua squadra una partita tatticamente perfetta, ma umanamente devastante per le conseguenze che generò. Due soli membri del team, seguendo gli ordini del comandante, con grande determinazione giunsero per primi al mondo sulla sommità della seconda montagna più alta del pianeta.
 
Un successo fantastico che poneva l’alpinismo italiano ai vertici e che  contribuì a risollevare il morale di un’Italia uscita a pezzi dalla seconda guerra mondiale. I loro nomi, Lino Lacedelli e Achille Compagnoni, sono scritti su tutti i libri di storia. Quello che è stato taciuto per 50 anni sono invece i retroscena un po’ meno grandiosi e le polemiche che scoppiarono dalle rivelazioni di Walter Bonatti, colui che portò le bombole d’ossigeno ai due all’ultimo campo a 8100 metri e che per loro responsabilità, si vide di fatto costretto a bivaccare all’aperto con l’Hunza Mahadi rischiando la vita.
 
Inoltre si scrisse nei documenti ufficiali che Compagnoni e Lacedelli raggiunsero la vetta senza far uso delle bombole perché Bonatti le aveva utilizzate per sé.   Sempre negate le responsabilità degli uomini di vetta finchè Desio fu in vita, arrivò solo pochi anni fa la revisione dei fatti e il riconoscimento ufficiale del CAI del ruolo determinante di Walter Bonatti per il successo della spedizione.
 
Senza dubbio il K2 rese Lino Lacedelli uno degli alpinisti più famosi del mondo, ma gli lasciò anche molte amarezze nell’anima forse più dolorose dell’amputazione di un pollice a causa dei congelamenti. La sua passione per la scalata e l’esplorazione gli diede ancora grandi soddisfazioni come nel 1959 con l’apertura dello Spigolo degli Scoiattoli sulla Cima Ovest di Lavaredo o nel 1960 con un altro nuovo itinerario impegnativo sulla Punta Giovannina.
 
Nel 2004, a 79 anni, torna in Pakistan, in occasione dei festeggiamenti per il 50esimo della prima salita del K2 e raggiunge il campo base. Nello stesso anno dà alle stampe un libro scritto con Giovanni Cenacchi “K2. Il prezzo della conquista” dove, con coraggio seppur tardivo, ammette che il contributo di Bonatti è stato determinante per l’exploit del 1954 e chiede perdono all’interessato.
 
Nel dicembre del 2004 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nomina Lino Lacedelli Cavaliere di Gran Croce, Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferendogli la Medaglia d’oro al valor civile.
Lino Lacedelli si è spento il 20 di novembre del 2009: pochi mesi prima, se ne sono andati  Achille Compagnoni, e Luigi Bibi Ghedina.
 
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