24 Ott Ossola rock – Pizzo del Balzo esplorazioni a sud
Nell’estate 2011 un gruppetto di attivissime guide alpine e climber che gravitano nell’area dell’Ossola ha esplorato la parete sud del Pizzo del Balzo, ed ha portato a termine una interessante via nuova su roccia attraente che era stata iniziata nel 2009.
E’ così nata Take a walk in a wild side 130 metri per 5 tiri di 6b+ obbligato e 7a max, opera di Marco Tosi, Dario Zamboni, Cecilia Cova e Giovanni Pagnoncelli. Lo stesso Pagnoncelli è poi tornato sul muro della sud accompagnato da Davide Mazzucchelli tracciando con lo stesso stile Il gig del log 155m 7b, 6b obbl. – A1.
Ecco il report assai completo di Giovanni Pagnoncelli
IL GRUPPO DIEI – CISTELLA E L’ARRAMPICATA
Il Diei – Cistella rappresenta un gruppo montuoso a sé stante e molto particolare dal punto di vista morfologico. Fasce rocciose tutt’intorno e su tutte le esposizioni sembrano voler difendere gli altopiani che cingono le vette, come fossero mura di un castello medievale,. Su tali altipiani dall’aspetto lunare, caratterizzati da un ambiente geologicamente unico; si potrebbero costruire decine campi da calcio, tale è la loro vastità; da essi, tra le pareti, si dipartono numerosi canali che permettono agli amanti dello sci ripido di esprimersi anche su alte difficoltà. La quota tra i 2600 e i 2900 metri mantiene la neve fino a tardi, soprattutto sull’ombroso versante nord che guarda la Valle Devero. Dalle vette il belvedere sul Monte Leone, i quattromila del Vallese e del Monte Rosa è garantito ed impagabile.
L’aspetto alpinistico del gruppo non è poi così denso di storia, aneddoti e personaggi. Non ci sono pareti così invitanti e facilmente raggiungibili da invogliare alpinisti a tentare avventure verticali. La cima che più ha attirato l’attenzione dei locali è il Pizzo Boni, denominato anche Pizzo del Morto, ben visibile anche dalla Piana di Domodossola con il suo bellissimo e sciabilissimo vallone di Solcio.
E’ una vetta a sé stante e di forma piramidale, con una roccia che alterna fasce buone ad altre friabili. La normale per lo spigolo fu tracciata nel 1932. L’impresa è raccontata in un originale articolo di un giornale dell’epoca conservato al rifugio Crosta. Nonostante quello tra il 1930 e il 1940 fosse il periodo dei sesti gradi in cui i più grandi alpinisti del mondo si contendevano le ultime pareti ancora non cadute al chiodo e si tracciavano vie arditissime lungo linee dirette ed estetiche (le grandi Nord, Pizzo Badile, Tre Cime di Lavaredo.) e ancora oggi considerate vie di grande impegno, è simpatico leggere questo racconto in cui cacciatori locali abituati a muoversi su terreni ripidi ed impervi, si munirono di corda e qualche arcaico attrezzo, superando difficoltà di terzo e quarto grado per loro estreme.
Bisogna calarsi nella mentalità e nell’epoca per capire che per loro fu una vera, grande conquista. Altre tre vie tra il ’36 ed il ’48 su altri versanti, raggiunsero con probabile stile più organizzato, l’altrettanto pianeggiante vetta del Pizzo. Le ripetizioni di tali vie furono nulle o molto limitate e bisogna attendere il 2008 perché lo spirito esplorativo di Marco Tosi, Guida Alpina di Busto Arsizio, ma conoscitore delle valli ossolane quanto un locale, lo portasse a scorgere e a tracciare una via di alta difficoltà (Metide in punta di piedi) con stile misto a fix inox come vuole lo stile moderno. Bellissima via salvo un tratto in cui solo una grande esperienza alpinistica può permettere di superare in relativa sicurezza una fascia friabile. Appena dopo, il CAI di Gallarate, tracciò parallelamente, una via completamente attrezzata a fix ma con uno stile oramai poco utilizzato per vie oltre i 2000 metri di quota, e cioè dall’alto.
Sulla parete invece SW del Cistella, quando a fine anni ’90 a gestire il rifugio Crosta erano dei Varesotti, il varesino Francesco Balzan, oggi Guida Alpina del Trentino, attrezzò a spit ma dal basso, alcuni monotiri e multi tiro su una roccia anche molto bella a fessure e lame verticali. Non pubblicizzati e in abbinamento ad un approccio oltre l’ora dal rifugio, caddero presto nell’oblio e attendono volenterosi che vogliano ripristinarli.
Sul versante opposto NE, la locale ed attiva Guida Alpina Paolo Stoppini attrezza nel 2008 un itinerario moderno di più lunghezze ma che richiede un lungo avvicinamento senza il permesso per raggiungere in auto l’alpeggio di Deccia. Nel 2008 Marco Tosi, durante un allenamento, scopre un’altra parete più nascosta da valle. Il Pizzo del Balzo, leggermente scostato dal Diei-Cistella, presenta una parete sud a fasce rocciose di diverso colore e divisa da cenge erbose. La parte bassa risulta subito interessante, di un serpentino grigio chiaro e ruvido, molto compatto, solcato da lame e fessure ma molto verticale e simile ad altre pareti della zona come il Triangolo di Cornera o la Cima delle Piodelle.
Con un primo tentativo nel novembre 2009, con la guida alpina Cecilia Cova, si accorge della bellezza dell’arrampicata ma anche della difficoltà elevata derivata da una roccia poco lavorata e con pochi appoggi per i piedi. Nel 2011 conclude la sua linea con altri compagni: nello stesso anno l’esplorazione della parete prosegue per opera di Giovanni Pagnoncelli e Davide Mazzucchelli che tracciano in più riprese (cinque!) un itinerario al margine destro della parete con l’intento di affrontare difficoltà medie. Purtroppo la roccia inganna ed, anche in questo caso, le difficoltà si elevano oltre il 7 ma il risultato è due vie di grande soddisfazione per climbers esigenti e con voglia di mettersi in gioco, mai pericolose ma molto tecniche. Il posizionamento delle protezioni fisse, per quanto parco, è pensato per i ripetitori.
Ciò significa che i passaggi più impegnativi sono sempre ottimamente protetti mentre le fessure rimangono rigorosamente pulite e ben proteggibili. Attaccando di buon’ora si possono effettuare entrambe in giornata grazie alla velocità con cui si scende in corda doppia. La parete è larga e lascia ad altri sognatori la possibilità di tracciare itinerari di medio alta o anche altissima difficoltà.
RIFUGIO CROSTA
Il rifugio, di proprietà del CAI di Gallarate, è da 3 anni, gestito da Enrico e Marina con una passione poco comune. La cucina di Marina e la disponibilità e ospitalità di Enrico, in abbinamento ad un passato alpinistico e ad una grande anche se acquisita conoscenza del territorio, han fatto sì che l’Alpe Solcio tornasse a vedere un turismo eco sostenibile soprattutto straniero. L’attrezzatura di una simpatica falesia a pochi minuti dal rifugio permette ai gestori di abbinare alla proposta escursionistica estiva anche l’arrampicata sportiva. L’inverno, invece, Enrico batte costantemente la strada da Maulone permettendo a scialpinisti e ciaspolari di raggiungere comodamente il rifugio con scorci sulle grande montagne senza paragoni.
Relazioni ed info tecniche presso il rifugio.
Tel:340 8259234
E-mail, web: info@rifugiocrosta.it www.rifugiocrosta.it
PIZZO DEL BALZO, 2573 m., PARETE SUD
ACCESSO
Da Domodossola si prosegue in direzione Sempione e si esce dalla SS33 a Varzo. Si attraversa il suo centro e si segue la valle che porta alla stazione turistica di S. Domenico. fino alla frazione di Maulone. Da qui , con indicazioni verso il rifugio Crosta., si intraprende la strada asfaltata ma stretta che porta all’Alpe Solcio. Si abbandona l’auto poco sotto il rifugio Crosta (1751 m.).
APPROCCIO
Dal rifugio, si prosegue lungo la sterrata che porta all’Alpe Coaté che si raggiunge in circa 40′. Si lascia in basso l’alpe e si prende la strada più alta che porta evidentemente nel fondo del vallone fino all’attraversamento del guado secco. Un ometto indica l’abbandono della strada e da qui, con linea retta su un costone, si raggiunge la parete sud (1h 30) a quota 2100 m. ca. Il Gig del Log si trova all’estrema destra (ometto), Take a walk in a wild side, cento metri a sinistra in corrispondenza del grande diedro che solca la parete.
"TAKE A WALK IN A WILD SIDE"
Apertura dal basso. Marco Tosi, Dario Zamboni, Cecilia Cova, G. Pagnoncelli, nov 2009/ sett 2011
Sviluppo: 130 m
Difficoltà: max 7a, obbl. 6b+ (RS3, II)
Materiale: serie di nuts completa, friends dallo 0,2 al 3 (utili tricams 0 e 1 e qualche nut doppio nelle misure piccole), corde da 60 m., 10 rinvii
L1: Si risalgono dei rigonfiamenti verticali caratterizzati da buone prese fino al primo spit, visibile a circa 6 metri d’altezza. Ci si sposta a sinistra su una placca e si entra poi in un bel diedro fessurato, ben proteggibile. La S1 è sopra alla cengia erbosa. 5 spit, 1 chiodo sul tiro, 2 spit in sosta. 35 m, 6a+
L2: Si prosegue nel diedro, che diventa fessura/camino, con un arrampicata faticosa, si salta fuori a dx, si percorre una bella pancia e si rientra a sinistra in un diedro fino in sosta tramite una lama fessura. Attenzione al masso incastrato all’uscita, sul quale si poggiano i piedi quando si è in sosta! 6 spit sul tiro, 2 spit in sosta. 25 m, 6b+
L3: Si risale il magnifico diedro fessurato con uscita in sosta delicata in sosta a destra. 5 spit sul tiro, 1 spit e 1 chiodo in sosta. 25 m, 6c
L4: Dalla sosta si traversa a dx sopra un tettino usando una buona presa al di sopra dello stesso. Alzandosi sulla presa si scorge a destra il primo spit fino a quel momento non visibile, poi si entra in bel diedro delicato (microfriens e nuts misura piccola). Giunti al secondo tetto si esce a sinistra con passaggio delicato su bella placca fino a 1 chiodo, poi una buona serie di fessure permette di raggiungere il piastrino su cui si trova la sosta. 2 spit e1 chiodo sul tiro, 1 spit e 1 chiodo in sosta, 25 m, 7a.
L5: Salire le faticose fessure sopra la sosta, traversare verso sinistra verso un diedro per poi rientrare a sinistra verso lo spigolo sommitale. Delicato. 3 spit sul tiro, 2 spit in sosta. 20 m, 6c.
Discesa: 3 doppie, saltando S4 ed S2
IL GIG DEL LOG
Apertura dal basso salvo i 4 metri di alta difficoltà in cui si è preferito provare i passaggi e posizionare i 2 spit dall’alto per permettere l’arrampicata libera. Davide Mazzucchelli – Giovanni Pagnoncelli, estate 2011
Sviluppo: 155 m.
Difficoltà: max 7b, obbl. 6b – A1
Materiale: serie di nuts completa, di friends dallo 0,2 al 3 (meglio raddoppiare 0,5-0,75 e utili tricams 0 e 1), corde da 60 m., 10 rinvii, fettucce lunghe per sosta ed eventualmente una corta per staffare sull’A1.
L1: Si attacca un diedro con un cordone fisso a 3 metri da terra, si prosegue prima in diedro, poi su bella lama ben proteggibile (5b/c) fino ad un muretto con chiodo che si supera a sinistra con movimenti delicati (6a/6a+). Si continua in diedro-fessura sempre ben proteggibile (nuts grandi, friends medi e clessidra) fino ad un masso poliedrico che sembra staccato ma non lo è (5c), lo si abbraccia e si attraversa in sosta a destra (30 m., 1 spit + un friends n°0,5 o n°0,75 per integrare la sosta).
L2: Si sale con i piedi sul masso, si rinvia lo spit e con passo tecnico e faticoso si raggiunge la lama-fessura (6b+/6c) che si segue più facilmente in dulfer per una decina di metri (6a, friend n°3). Si prosegue nel diedro ad arco (6a, friend/nuts piccoli). Si attraversa a destra contornando un grosso masso appoggiato (non è assolutamente necessario toccarlo), ci si alza facilmente fino a rinviare lo spit in strapiombo e con passo atletico ma estetico su belle prese lo si supera a sinistra (6a). Si passa in placca dove ci si alza (eventuale friend piccolo) fino al successivo spit e si raggiunge lo spigolo (5c). Con l’ultimo spit si protegge l’ultimo passo di equilibrio lanciando allo spigolo ed uscendo, poco sopra, in sosta (35 m., 6b+/6c).
L3: Ci si alza fin sulla cengia erbosa (III) e si punta ad uno spit con cordino leggermente a sinistra (vecchia sosta S3) da cui si attraversa 4 m. a sinistra (20 m., spit + friend medio per rinforzare la sosta).
L4: Ci si alza seguendo la linea di spit. Fino al terzo la difficoltà è sul 6b, da questo sino alla rigola, passi di 7a e 7b (6b-A1) fino a proteggersi con 1 friends n°1 solido come uno spit e posizionato proprio alla base della rigola. Dalla rigola ci si alza fino a rinviare il chiodo (6c) e da questo più facilmente fino ad una bella tasca (6a, friend n°0,75), si prosegue a destra verso il chiodo e si esce alla sosta (6a+) su prese svasate (30 m., 1 spit più 1 friend n°0,5 o 3 per rinforzare la sosta). Vista la difficoltà del tiro si consiglia di prendersi esattamente i 3 friends necessari (2 di via ed uno di sosta, eventuale nut medio-piccolo tra il primo ed il secondo spit).
L5: Si riattraversa a sinistra (eventuale friend piccolo) fino ad un chiodo identificato da un cordino (6a+), si punta allo spit e si esce sul terrazzino (6b+). Si prosegue facilmente sul pilastrino fino ad un chiodo e si protegge l’uscita dal muretto successivo (a sinistra) con un friend n°1 o n°2 (6a). Dal terrazzino si guadagna una fessurina proteggibile con friend n°0,2 – 0,3 o tricam n° 1 o 2 e si esce sul successivo terrazzino senza troppo timore a chiedere aiuto ad un provvidenziale ginepro (6a+ comprensivo di ginepro). Si entra nel camino (5a) e si raggiunge prima lo spit poi la sosta (5b).
La discesa si effettua con una calata piena di 60 m. ed una successiva da 50 m. Eventualmente si utilizza lo spit della vecchia S3 se si posseggono corde da 50 m.

