Pizzo Crampiolo, via "Super Zamba", 200m, 6a+ max - Up-Climbing

Pizzo Crampiolo, via “Super Zamba”, 200m, 6a+ max

PIZZO CRAMPIOLO – Parete ovest
Via ‘Super ZAMBA’ dedicata ad Andrea Zambaldi disperso sul Shisha Pangma dal 23 settembre 2014. 28-09-2014. G. Pagnoncelli, Ale e Chris Lepori.


Le placche del gruppo Rossa-Crampiolo sono ideali per un’arrampicata pulita, di esplorazione e di puro piacere. Provare per credere. Che siano della Rossa, della Bastionata della Rossa o del Crampiolo versante nord, ovest e sud non importa. La roccia è ruvidissima con fessure di vario genere, spesso grandi, ma molto più frequentemente piccoline ed orizzontali, stile hard grit inglese di bassa difficoltà. La pendenza relativamente bassa delle placche permette la scalata su gradi abbordabili mentre le difficoltà aumentano in corrispondenza di tetti o muri verticali. Su queste rocce molti alpinisti sono passati dagli anni ’50 in poi.
Qualcuno ha lasciato qualche chiodo e qualche cordino qua e là come traccia di passaggio ma nessuna o poche tracce scritte che permettano ai ripetitori un’indicazione chiara su quanto è stato salito. La stessa Guida ai Monti d’Italia della zona descrive solo una parte degli itinerari realmente tracciati. La storia alpinistica del Crampiolo come di tutta l’Ossola al di là delle vie no  ali e di cresta dell’ottocento e dei primi del novecento, è relativamente recente. Persino le vie di quarto grado sono post il ’47 (Spigolo sud della Rossa) quando in Dolomiti Comici scalava già su quello che oggi chiamiamo 6b.

Al Crampiolo la via più logica di questo versante che punta la vetta è lo spigolo nord ovest (‘salita classica di buon impegno’, cit. , IV+). Ma è arrivata con Borsetti nel 1953. Tino Micotti e Gualtiero Rognoni portano nel 1956, il sesto grado anche in Ossola con una via che attraversa la parete ovest in piena placca ma incisa da una fessura quasi continua che si assottiglia in corrispondenza di un cambio di pendenza a circa metà parete. Percorsi quella via a fine anni ’90 quando il 6a rappresentava il mio limite estremo e ricordo quel passaggio come non banale, insomma un 5c di falesia quando hai lo spit vicino; in luogo dello spit vicino un chiodo ad anello forgiato ed originale ‘del Tino’, grande personaggio locale ancora in piena attività a dispetto dei suoi quasi 80 anni.
Albert  Paleari, primo salitore invernale della via all’epoca in cui le invernali non si facevano in pieno anticiclone delle Azzorre al 19 marzo ma a Natale guardando fuori dalla finestra il mattino, descrive in un suo scritto il bivacco sotto la parete come ‘tiepido’. Il sole, in quel buco in cui si sviluppano le partenze delle vie e dove i nevai a 2500 metri fanno il giro del calendario provocando un effetto freezer anche in piena estate, arriva solo in estate nel tardo pomeriggio. Anche in estate dunque tanto caldo non fa e le partenze sono sempre un po’ traumatiche.

Esattamente come il 28 settembre quando siamo partiti vestiti come per una invernale. Quelle placche che ho frequentato molte decine di volte, oltre le cinquanta credo quasi come una Guida di Devero che porta i clienti sulle rocce di casa, rappresentano per me l’alpinismo ideale, dove l’esperienza e la roccia ti guidano senza avere in mano alcun ché di scritto e relazionato. Esattamente come hanno fatto alpinisti degli anni ’60, ’70 e ’80. Ma l’alpin  mo oggi è fuori moda e ancora di più lo è in Ossola.

Al di là delle classiche di III e IV, lo Spigolo della Rossa, la cresta sud ed ovest del Crampiolo, il Crepone all’Esmeralda, e le quattro vie di V grado su questa elevazione evitando i tiri finali più impegnativi, pochi si avventurano su terreni meno conosciuti. L’ignoto fa evidentemente paura, un probabile quinto grado fa più paura di un certo 6b spittato. A me piace condividere, senza tenermi stretti luoghi, pareti ed emozioni. Questa voglia di condividere mi porta in qualche caso a relazionare degli itinerari, aggiungere qualche spit mettendo un po’ di ordine a fazzoletti di rocce dove qualcuno può essere passato ma senza lasciare tracce. Ispirato dalla voglia di lasciare il nome di un amico non più tra noi su future pagine di una guida di arrampicata, ho voluto tornare dopo 15 anni sulla ovest tracciando una linea logica che interseca ad ‘X’ la Micotti – Rognoni.

Abbiamo intercettato un vecchio chiodo sul primo tiro ed una sosta di calata attrezzata d  li infaticabili Manoni-Pellizzon. La linea è logica ed estetica, due soli gli spit indispensabili sulla placca del secondo tiro, gli altri per dare una direzione alla via. Soste sicure a doppio spit, altre due da integrare con un friend. Una via per tutti coloro che hanno già scalato la Micotti a cui va data per logica e senso storico la precedenza e che, stregati dall’ambiente, vogliono tornare.

Per tutte quelle persone che vivono le tre ore di avvicinamento col sorriso e l’entusiasmo attraverso luoghi e paesaggi non comuni come le foto, in parte, testimoniano. Arrivederci Andrea.
Via Super Zamba
200 m.
6a+ max
Via mista a spit inox (17 comprese le soste) da integrare con friends #00 (oppure un paio di nut medio piccoli) -> #3. Due corde da 50 m., 4 rinvii.
 
 

Condividi: