TOBOGA ALLA CREMA, VI, 220 m - Up-Climbing

TOBOGA ALLA CREMA, VI, 220 m

Nuova via sulla Cima Settentrionale di Cuminello in Orobie

Marco Serafini e Davide Bonfanti, accompagnati il primo giorno anche da Luca Serafini, hanno aperto Toboga alla crema, una nuova via sulla Cima Settentrionale di Cuminello (Orobie).

Gli apritori raccontano.

Scoprimmo la nord del Cuminello diversi anni fa, grazie a delle incursioni di mio padre in Valtellina, lato orobico. A fine estate dell’anno scorso finalmente mi trovai ai piedi di questa parete inesplorata, sopraffatto da tutte le possibilità di salita che offriva. Difficile per altro spiegarsi come potesse essere inviolata. La parete si presenta monolitica e ben pulita dalla vegetazione, nonostante la pendenza sia scarsa e mai verticale. La roccia è spettacolare; così compatta che sembra colata da un enorme crogiolo. L’arrampicata è molto particolare. Il grip sfuggevole dello Scisto di Edolo costringe a movimenti lenti e calcolati, una danza dove dirige la roccia e noi possiamo solo farci accompagnare.

Disegnando con la mente tutti i possibili itinerari di salita, lentamente due linee affiorarono dalla parete come un rilievo ripassato con il gessetto. Entrambe nascono al centro della parete per poi divaricarsi fino a perdersi di vista. Quel giorno scegliemmo la linea più facile. Ricordo che all’attacco dissi “I Calegari sarebbero saliti da qui”, pensando alla loro propensione per la via più logica, anche a scapito della bellezza dell’itinerario. Fu così che nacque Cacciatori di Gemme, la prima via relazionata sulla nord del Cuminello. Usciti in vetta dopo sette tiri, la soddisfazione fu intaccata solo parzialmente dall’inquietudine nel dover abbandonare quella seconda linea che prometteva emozioni ancora più grandi.

Passato un inverno tanto ricco di soddisfazioni quanto avaro di precipitazioni, con i mesi primaverili il tarlo del Cuminello ricominciò a scavare. I primi di giugno lancio l’idea a mio padre Luca e Davide: due giorni al rifugio Dordona per aprire la linea abbandonata l’anno prima.

L’apertura di Toboga alla crema non è stata priva di ostacoli: un inaspettato, infido nevaio all’attacco prima, un’abbondante rovescio di pioggia poi. La scalata è stata comunque entusiasmante fino a L2, tiro del tetto.

In uscita dal tetto di L2 sotto un potente scroscio. Coll. apritori

Il tiro è bello quanto immaginassi. Ogni metro di diedro mi porta sempre più sotto il grande tetto. L’incognita di come superarlo mi elettrizza. Lentamente mi avvicino, metto a fuoco nuovi dettagli e inizio ad immaginare i movimenti che mi permetteranno di vincerlo. Cerco di godermi ogni sensazione perché so che potrò aprirlo solo una volta, come un regalo che non si può rimpacchettare e scartare nuovamente.

Dopo l’apertura dei primi due tiri il maltempo ha costretto la cordata a ritirarsi e a tornare il giorno successivo a concludere i lavori, questa volta con il sole ma su roccia tutt’altro che asciutta.

Il primo tiro è umido, ma il diedro del secondo tiro, che resta in ombra, sembra glassato di acqua. Un fine velo trasparente ricopre tutto e sembra preferire l’adesione alla gravità. Il diedro spetterebbe nuovamente a me, ma, differentemente dal giorno prima, tutta l’adrenalina è evaporata. Ho faticato sul primo tiro e ora guardo demotivato il tetto sopra di noi, di cui conosco tutti i segreti. Cedo il passo a Davide che sembra più carico e che ha passato il giorno precedente principalmente in sosta a prendere acqua. Lo guardo salire con lentezza e decisione fin sotto il tetto, rinviare sul chiodo prima del traverso e lanciarsi oltre lo strapiombo. Mentre lo seguo, noto come la glassa acquosa riduca solo in parte l’attrito delle scarpette, dando invece più fastidio alle mani. Ciononostante, sono contento di sbucare alla seconda sosta sotto un caldissimo sole che ha già asciugato la parete soprastante e si appresta ad evaporare diversi grammi dalla nostra attrezzatura.

Il resto della via procede speditamente e senza sorprese. Davide apre un bellissimo tiro in placca usando pochi chiodi e molta delicatezza. Lo seguo arrampicando male e continuando a pulirmi le scarpette, come un tic che non riesco a levarmi dal primo tiro, passato per lo più con le suole sporche di terra umida. Raggiunto il culmine del toboga, l’ultima incognita della via tocca ancora a me. Un traverso di dieci metri su placche lisce come specchi. Mi dimentico di pulire le scarpette e finalmente trovo un po’ di concentrazione. Il primo passo sarà anche il più difficile. Appoggio un piede sullo specchio testandone il grip. Sposto il peso e sento la suola scivolare lentamente, senza però scappar via del tutto. Sorrido e scarto lentamente anche quest’ultimo regalo.

L2. Coll. apritori

Se mi chiedessero quale sia la via più bella del Cuminello, Toboga alla Crema o Cacciatori di Gemme, sarei molto indeciso. Entrambe hanno in comune l’ambiente estremamente selvaggio, la roccia sorprendentemente sana e l’arrampicata divertente e mai troppo difficile. Purtroppo le vie, come i regali, si possono aprire solo una volta e come ladri di emozioni abbiamo rincorso anche questa seconda linea, rubandola ai posteri. Se mi chiedessero quale sia la via più bella del Cuminello, risponderei quella che resta da aprire; le altre le hanno già rubate.

 

Orobie, Alpi e Prealpi Bergamasche (Lombardia)

Cima Settentrionale di Cuminello 2469 m, parete nord

Toboga alla crema

L. Serafini, D. Bonfanti, 4-5 giugno 2022

180 m, sviluppo 220 m. VI/+, R3

 

Materiale. Classico da roccia, serie di friends. Via attrezzata a chiodi da integrare, soste attrezzate a fix.

Accesso. Dal Rifugio Dordona (m. 1950), raggiungibile con servizio jeep navetta (rif. Rosvel 346-2411486) da Foppolo in Val Brembana (BG), seguire il sentiero che parte proprio alle spalle del rifugio in mezzacosta verso nord. Questo sentiero collega ad alta quota tutte le valli laterali della sinistra orografica della Valmadre fino al Rif. Bernasca. Si passa per l’alpeggio Vallocci inferiore, la baita della Matta e, dopo aver attraversato il vallone della Matta, si fa ingresso in Val Bonivento a circa 2000 di quota, in prossimità della baita di Bonivento bassa. Risalire la Val Bonivento stando in prossimità del suo lato sinistro orografico, seguendo un vago sentiero di collegamento tra le varie baite e raggiungendo la baita più alta, posta su un poggio panoramicissimo a quota 2180. Qui, verso nord-ovest, si vede la barriera rocciosa orlata da torri e intagli che separa la Val Bonivento dalla testata della Val Cogola. Scavalcarla presso l’intaglio bifido che si trova proprio di fronte alla baita, passando per la sella più a monte delle due che formano l’intaglio bifido. Dall’intaglio un breve canalino erboso (50 m) permette di scendere nell’alto circo sommitale della Val Cogola. Da qui si gode di un’ottima vista sulla parete nord della Cima di Cuminello, che si raggiunge per ghiaioni in pochi minuti. 2 h dal Rif. Dordona. L’attacco è situato alla base del canale che solca la parete dal suo punto più basso formando due diedri paralleli. La via Cacciatori di Gemme (L. e M. Serafini, L. Maddaluno, 25 settembre 2021) attacca alla base del diedro di destra, vicino ad un medaglione di quarzo, mentre Toboga alla Crema attacca poco più a sinistra, sulla verticale del grosso tetto nerastro soprastante.

Relazione

L1: risalire il diedro a sinistra dell’attacco, inizialmente facile poi via via più sostenuto. Sostare su due fix presso una comoda cengia che si incrocia dopo il tratto più difficile. V, 40 m;

L2: continuare lungo il diedro (2 ch.) in direzione di un evidente tetto nero. Raggiunta la base del tetto, traversare verso destra (ch.) e uscire con passo atletico su piccolo ballatoio. Tornare quindi sulla verticale del tetto (ch. a destra) e risalire per qualche metro fino alla sosta su 2 fix. V+, 4 ch. 40 m;

L3: scalare il divertente scivolo alternando passi in diedro e movimenti in placca. Raggiunto l’apice del diedro, spostarsi leggermente a destra e sostare (2 fix) alla base delle placche compatte soprastanti. IV/IV+, 2 ch., 30 m;

L4: interamente su placca. Salire sulla verticale della sosta fino a un primo chiodo, quindi continuare tendendo leggermente a sinistra. Entrati nello scivolo che dà il nome alla via, cercare la sosta (2 fix) sul diedro di sinistra. V, 2 ch., 40 m;

L5: risalire la fessurina (V) che dalla sosta porta sotto una fascia strapiombante. Quando è impossibile continuare (ch. a U), traversare tutto lo scivolo per portarsi sul diedro di destra. Risalire la faccia destra del diedro (ch. con anello) e il soprastante terrazzo erboso sostando (2 fix) oltre lo spigolo. VI+, 4 ch., 40 m;

L6: spostarsi a sinistra rientrando sulla verticale del diedro e risalire una placca lavorata. Continuare lungo lo spigolo fino a entrare in un diedro-canale che conduce in cresta. Sostare su spuntone. IV/IV+, 30 m.

Continuare in cresta su terreno facile per due lunghezze fino alla vetta del Cuminello.

Discesa. Dalla vetta della Cima Settentrionale di Cuminello, culmine della via, scendere facilmente per cresta in direzione sud alla sella erbosa compresa tra le due cime del Cuminello. Risalire alla Cima Meridionale e proseguire in discesa lungo la cresta erbosa sul versante opposto (sud) fino all’ampio colle situato al culmine della Val Bonivento (verso est) e con bella vista sulla Val Tartano (verso ovest). Scendere per i facili pendii alla testata della Val Bonivento fino alla baita a quota 2180 m, presso la quale si ritrova il percorso d’accesso.

Il toboga che dà il nome alla via. Coll. apritori

MR. Informazioni e immagini fornite dagli apritori.

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