Tradündition, 8a trad, in libera - Up-Climbing

Tradündition, 8a trad, in libera

Silvan Schüpbach ha salito “Tradündition”, 8a trad, in libera.

Tradündition è stata tracciata nel 2020 da Peter Von Känel e dallo stesso Silvan Schüpbach sulla parete ovest del Dündenhorn (2862 m, Prealpi Bernesi, CH). Questa parete era ancora da esplorare: i due alpinisti innanzitutto hanno tracciato una linea di 6c, “Quattro Stagioni”. Poi, vista l’ottima roccia, hanno deciso di spingersi oltre e hanno affrontato la parete seguendo una linea più diretta tra zone compatte e grandi strapiombi. Sono arrivati a un solo tiro dall’uscita.

Dopo alcuni tentativi lo scorso 15 ottobre Silvan, con il supporto di Peter, è riuscito a liberare l’intera via. In quello stesso giorno i due hanno aperto il tiro conclusivo.

“Tradündition” è stata gradata 8a (con un obbligatorio molto alto, dato lo stile trad: 7b+). La via è lunga 230 m e conta otto tiri: 7c+; 6a; 8a; 7a+; 6b; 8a; 7b; 6b. Si tratta senz’altro di una delle multipitch trad più dure della Svizzera.

«Per anni ho sognato di aprire una multipitch veramente dura (almeno per me) su calcare senza spit in puro stile trad. Finalmente è capitato su una parete finora inesplorata sul Dündenhorn, non lontano da casa mia» racconta Silvan.

Lungo la via si trovano solo alcuni chiodi e soste di calata. «Anche se ci siamo lasciati alle spalle alcune soste fisse intermedie e posizioni di calata improvvisate, questa via offre ai ripetitori una grande avventura. Tutti gli scalatori sono liberi di sostituire il materiale fisso o di aggiungere dispositivi di sicurezza mobili. Desideriamo espressamente che il Dündenhorn rimanga una zona senza spit. Saremmo molto felici se anche altri scalatori in futuro potessero vivere un’avventura come la nostra».

Secondo Silvan la tendenza dominante è quella di attrezzare le vie sul modello delle falesie. Però sarebbe bello lasciare anche alcuni spazi più intatti, pareti dove è la montagna stessa a decidere se e quanto è possibile proteggersi, luoghi dove è possibile vivere ancora un po’ di vera avventura.

«Penso che se si lascia il minor numero di tracce possibile e se il poco materiale fissato in parete è facile da rimuovere/sostituire, un percorso conserva molto della sua natura selvaggia originale e può essere “scoperto” ancora e ancora».

MR. Fonti: sito internet e social network di Silvan Schüpbach.

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