25 Mar UN RICORDO DI ANDREA SPANDRI
La testimonianza di Adriano Selva e Pietro Buzzoni
Pochi giorni fa la comunità dell’alpinismo lecchese è stata afflitta da una tragica notizia: in Valfurva è stato trovato senza vita il corpo di Andrea Spandri, colpito da un malore improvviso durante un’uscita scialpinistica.
Forte arrampicatore e alpinista, guida alpina, membro dei Ragni di Lecco, originario di Cortenova in Valsassina ai piedi della sua Grigna, Spandri era una figura ben nota nell’ambiente verticale lombardo e ci ha lasciato a soli 50 anni…
Per ricordarlo, riportiamo di seguito la testimonianza di Adriano Selva e Pietro Buzzoni, suoi cari amici e compagni d’arrampicata.
Tutta la redazione di Up Climbing porge le condoglianze ai familiari di Andrea.
Alberto Milani
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Andrea Spandri in arrampicata. Fonte: Archivio Fotografico Andrea Spandri
“In Valfurva, nei pressi del Rifugio Branca, alcuni escursionisti hanno trovato un uomo esanime a terra. Arrivano i soccorsi ma non c’è più nulla da fare per lo sfortunato sci alpinista colpito, è l’ipotesi attualmente più probabile, da un malore fatale”.
Questa è la notizia che rimbalza sui quotidiani on line e sui social nella bella giornata del 20 marzo. Una di quelle notizie che quando non ti coinvolgono passano quasi inosservate. Ma quel giorno lo sci alpinista è l’amico di una vita Andrea Spandri, e noi veniamo trascinati in un vortice di emozioni da lasciarci increduli e sgomenti.
Eravamo un allargato gruppo di ragazzi che nei primi anni 90 aveva eletto il loro ritrovo al “Sasso di Introbio” (storica falesia Valsassinese). I progetti di scalate erano all’ora idealizzati sull’onda dell’entusiasmo e si organizzavano dovunque, sia nelle Grigne che nelle Alpi, alla ricerca dei leggendari percorsi dei pionieri dell’alpinismo. Scoprimmo poi il Masino e le sue pareti inseguendo le tracce di un altro sognatore, Tarcisio Fazzini. Lo stile di Fazzini fu per noi, ma soprattutto per Andrea, decisivo per il suo percorso. Abbiamo sempre pensato che Andrea avesse le indubbie qualità di raccogliere il testimone lasciato da Tarcisio. E infatti Casimiro Ferrari ci vide bene quando nel 1994 lo volle nella sua spedizione in Patagonia per affrontare la parete più impressionante di quella regione, il Cerro Piergiorgio.
Con l’accrescere della sua attività, ad Andrea le ripetizioni delle vie di altri alpinisti non bastavano più e quindi sentì la necessità di esprimersi con un suo stile. Cominciammo così a esplorare le pareti a noi vicine e a tracciare delle vie solo nostre. Arrivammo a creare numerose vie nelle Grigne, nelle Orobie e nei Campelli. Tra le sue creazioni più significative “Aspettando Martino” VII+ A3 alla Fiamma del Torrone (Val Masino) con Manuele Panzeri e “Prigionieri dei Sogni” 7c+ (7a+ obb.) al Pizzo d’Eghen (Grigna) con Adriano Selva. Anche l’arrampicata sportiva non ci lasciò indifferente, tanto da portarci a tracciare vie di alta difficoltà in diverse nuove falesie (Masone, Specchio del Grifone, Lares ecc.). Senza mai voler dimostrare nulla ad altri, ma solo a sé stesso, Andrea raggiunse livelli altissimi anche in arrampicata sportiva.
Non volle essere mai codificato o riconosciuto pubblicamente per ciò che aveva fatto ma era decisamente felice di condividere i suoi successi solo con chi quel giorno si legava con lui. Coinvolto spesso da autori di articoli alpinistici preferiva però declinare l’interesse personale raccontando delle salite e mai delle sue prestazioni.
Arrivò poi l’esperienza con il Soccorso Alpino, che fu assolutamente formativa e fondamentale per la nostra crescita. Infatti le tecniche di Soccorso apprese evidenziarono l’avventata l’approssimazione alpinistica degli esordi, ma contribuirono a meglio definire il nostro percorso futuro. Percorso che Andrea lo indirizzò verso la professione di Soccorritore Specializzato e di Guida Alpina, con la sua consueta determinazione, qualità e impegno.
Ma Andrea la montagna la voleva vivere intensamente con la sua logica di spirito libero, e quindi la sua scelta, se pur un poco sofferta, è stata quella di lasciare tutto e di occuparsi dell’attività di famiglia, e quando possibile dedicarsi in toto alla “sua montagna” da vero spirito libero. Negli ultimi anni la sua attività era tornata lo sci alpinismo, e anch’esso, manco a dirlo, praticato ad altissimo livello, ma sempre senza mai dare sfoggio delle sue imprese. Rari sono nelle Alpi centrali e occidentali i pendii e canali che non siano stati segnati dalle lamine dei suoi sci.
Noi riteniamo al di là di tutti i discorsi e citazioni che giustamente si susseguiranno, siano le brevi parole di un grande alpinista, Casimiro Ferrari, a meglio identificare le qualità (e non solo alpinistiche) di Andrea, … “Andrea, come Giorgio (Anghileri), è un cavallo di razza a cui sarà difficile mettere la briglia, perché è sempre un passo avanti ”…
E così è stato.
Adriano Selva e Pietro Buzzoni
Foto di Anteprima – Andrea Spandri. Fonte: Archivio Fotografico Andrea Spandri

