25 Nov RESPECT THE NATURE, 580 m, VIII-
Nuova via nella Riserva Naturale di Capo Gallo (Sicilia)
Emanuele Andreozzi, Massimo Faletti e Andrea Gremes hanno tracciato “Respect the Nature”, sulla parete nord-ovest del Pizzo Sella, nella Riserva Naturale di Capo Gallo (Sicilia).
“Respect the Nature” è una via alpinistica e avventurosa, che si snoda lungo una parete ostile e strapiombante, alla ricerca del “facile” nel difficile. È il primo itinerario tracciato direttamente sulla parete nord-ovest del Pizzo Sella. Le vie preesistenti corrono sugli speroni che la delimitano: a destra trova la storica “Ho sentito le sirene cantare”, aperta in solitaria da Roby Manfrè Scuderi nel 1991; a sinistra ci sono le più recenti “Diretta Amari” di Filip Babicz e Paolo Bergamaschi e “Piccolo grande uomo” di Fabio Failla e Angelo la Rosa.
«La parete, a forma di anfiteatro, nei due terzi superiori è caratterizzata da enormi e compatti strapiombi rossi che sembrano sbarrare totalmente la strada; ma sulla porzione di centro-destra avevamo individuato un possibile punto di debolezza», dice Emanuele Andreozzi. «Andando alla ricerca dell’unico passaggio possibile in quel labirinto strapiombante, la linea di salita tende sempre più in obliquo verso destra. Lo stile è quello dei grandi storici itinerari dolomitici e, quando mi sono ritrovato a salire un tiro dentro un enorme e tetro camino, i miei pensieri sono andati alle vie di Gian Battista Vinatzer o al Philipp-Flamm sul Civetta».
L’arrampicata si svolge lungo faticosi camini, diedri, fessure e placche non sempre evidenti da proteggere. La roccia è varia, prevalentemente buona, a tratti anche entusiasmante, ma non mancano sezioni delicate e zone con vegetazione. Si tratta di un itinerario che richiede esperienza, intuito alpinistico e capacità di muoversi con sicurezza sul grado obbligatorio, anche nei tratti friabili.
La via è stata salita in libera, utilizzando solo protezioni tradizionali. «Senza il trapano, l’unica strada possibile era quella offerta dalla natura, ovvero diedri, fessure, camini o muri comunque proteggibili con la nostra attrezzatura tradizionale», commenta Emanuele.

L’itinerario è impegnativo e, durante l’apertura, ha imposto un bivacco improvvisato. Emanuele Andreozzi racconta: «Eravamo pressapoco a metà parete, non avevamo con noi materiale da bivacco e la salita si stava rivelando molto più lunga e impegnativa del previsto; ma la temperatura era confortevole e quindi non avevamo alcun motivo valido per battere in ritirata. Ci siamo sistemati al meglio sulla cengia stendendo le corde, pronti a trascorrere la notte, con vista diretta sul mare. Per cena ci siamo accontentati di mezza barretta a testa, il cibo scarseggiava e dovevamo razionarlo. Prima di avvolgerci nei teli termici, che fortunatamente Andrea aveva portato per emergenza, abbiamo dovuto metterci in contatto con i pompieri, che erano venuti a farci visita alla base della parete, allarmati dalla gente del luogo, non abituata a vedere degli scalatori sulle loro montagne».
«Abbiamo vissuto un’avventura memorabile, aprendo in due giorni una via di 580 metri lungo una parete ostile, la cui conclusione era rimasta incerta fino all’ultimo metro. Le difficoltà hanno toccato l’ottavo grado inferiore, anche se l’impegno era dato più da alcuni tiri di sesto e settimo su roccia molto friabile e anche dalle difficoltà continue e sostenute, dal primo all’ultimo tiro, senza mai una porzione di parete realmente agevole. Dopo una salita così intensa, il legame personale con i miei compagni di cordata è diventato più forte che mai. I ricordi di questa salita ci daranno ancora molta soddisfazione nei mesi a venire».
«Su proposta di Max, abbiamo deciso di chiamare la via “Respect the nature”, un nome che racchiude molteplici significati. Il primo può essere globale, visto che in questo periodo storico ovunque nel mondo c’è un forte bisogno di rispettare la natura. Il secondo è legato direttamente alla parete che abbiamo scalato, perché, qualche anno fa, nella riserva naturale c’è stato un terribile incendio doloso, che non solo ha carbonizzato tutto il verde della riserva, ma la sua forza è stata tale da bruciare anche tutta la parete. Mentre scalavamo, abbiamo trovato piante carbonizzate ovunque. Come sia possibile che qualcuno dia fuoco alla propria terra, sterilizzandola e desertificandola, è al di fuori della nostra comprensione. Infine ha anche a che fare col nostro stile di salita: abbiamo usato solo protezioni rimovibili, senza deturpare la roccia col trapano, lasciando la parete pulita come era prima del nostro passaggio e la minore quantità di materiale possibile».

Monte Gallo (Sicilia)
Pizzo Sella, parete nord-ovest
Respect the Nature
Emanuele Andreozzi, Massimo Faletti, Andrea Gremes, 2-3 novembre 2025
580 m, VIII- (VII obbl.), trad, R6
Materiale: classico da roccia, due serie di friend complete (fino al n°2, più un 3 e un 4 e doppiare anche il nero Totem; utile ma non indispensabile il 5). Portare anche una quindicina di chiodi, martello e dadi; materiale da bivacco consigliato. A causa della struttura strapiombante della parete e dell’andamento della via, una ritirata in corda doppia è praticamente impossibile dall’undicesimo tiro in poi. In ogni caso una discesa in doppia può essere agevole solo fino al sesto tiro, rinforzando alcune soste. Notare che l’esposizione a nord-ovest lascia la parete in ombra per quasi tutto il giorno durante le corte giornate autunnali e invernali. In primavera, invece, la parete è al sole per gran parte del pomeriggio ed il caldo può essere soffocante.
Accesso: da Palermo prendere le indicazioni per Sferracavallo e dirigersi alla strada lungomare di Barcarello. Parcheggi blu sul lato destro della strada. Dalla zona dei parcheggi, costeggiando la strada, entrare nella riserva naturale di Capo Gallo. Continuare sulla strada forestale principale fino a trovarsi sotto la verticale dell’evidente pilastro dove parte la via. Abbandonare la comoda traccia e addentrarsi brevemente nella macchia mediterranea, puntando alla parete. L’attacco si trova vicino a un gruppo di lecci ed è segnalato da un ometto, che indica la partenza della rampa d’accesso del primo tiro (40’ circa).
Relazione:
L1: dall’ometto segnavia prendere a destra una rampa terrosa che sale circa 10 metri, poi gira verso sinistra per altri dieci metri. Seguirla fino al chiodo piantato sulla placca. II, 1 ch. di sosta, 20 m;
L2: salire a sinistra del chiodo su evidente rampa, tenersi a sinistra della palma nana con passaggio impegnativo per salire in un diedro aperto pieno di vegetazione, seguirlo fino a dove il diedro si apre, poi traversare nettamente a destra sulla placca che, con passaggi delicati, porta alla sosta su 2 chiodi. VI, 50 m;
L3: dalla sosta scalare una fessura e l’evidente placca grigia soprastante, tutta da proteggere; quando la placca si interrompe nella vegetazione, traversare decisamente a destra in direzione di una zona aggettante di roccia chiara. Scalarne la prua e raggiungere le rocce più appoggiate soprastanti. In sosta chiodo e cordone, VI, 50 m;
L4: affrontare un’evidente placca tecnica sopra la sosta. Salire inizialmente a sinistra, poi proseguire sul muro verticale poco a destra dello spigolo e continuare fino a un piccolo ballatoio nei pressi del filo dello spigolo, dove si incontra la sosta (2 ch.). VI, 2 clessidre con cordone, 55 m;
L5: scavalcare la punta del grande masso della sosta, poi puntare a un camino scuro evidente sulla destra, con una grande nicchia alla base. Sosta in una grande nicchia su clessidra con cordone. V+, 20 m;
L6: scalare il camino soprastante e, una volta usciti, dirigersi in diagonale a destra puntando a un’evidente placca. Superarla in verticale con passo atletico (un chiodo alla base e uno all’uscita del passo). Traversare a destra, puntando a un grande camino, e sostare alla base. Sosta su clessidra da integrare. VI, 30 m;
L7: salire nel faticoso camino, stretto e claustrofobico, fino alla sua fine. Uscire a destra su muretto strapiombante (chiodo), proseguire verso destra con un passo difficile in uscita, su prese piccole, e fare sosta subito dopo. Sosta appesa alla base di una fessura gialla, 1 ch. da integrare. VII, 30 m;
L8: scalare una compatta fessura gialla. Al suo termine dirigersi decisamente a destra, tra massi instabili e vegetazione, puntando a una grande cengia con albero sulla destra. Attenzione agli attriti, valutare di dividere il tiro in due parti. Sosta da attrezzare su friend presso un comodo terrazzino. VII (friabile), 55 m;
L9: scalare un grande masso e puntare a destra, per raggiungere la cengia dove i primi salitori hanno bivaccato. Sosta su cordone incastrato da integrare. IV, 15 m;
L10: scendere per qualche metro su massi, poi oltrepassare lo spigolo a destra e procedere per una decina di metri in traversata lungo una cengetta. Sostare su chiodo da integrare. II+, 15 m;
N.B. Chi non ha intenzione di bivaccare, potrebbe raggiungere direttamente S10, risparmiando un tiro: dalla S8 passare dietro a un alberello e, per rampe erbose, raggiungere la cengia e il chiodo di S10.
L11: salire in diagonale a destra, aggirare uno spigolo e continuare a spostarsi verso destra fino alla base di un evidente diedro rosso fessurato. Sosta su clessidra da integrare. VI, 30 m;
L12: scalare il diedro-camino e, con splendida arrampicata, proseguire in fessura (nut lasciato) fino a un’esile cengia dove si sosta (ch. da integrare). VIII-, 25 m;
L13: superare la placca sopra la sosta e prendere una rampa a sinistra, seguendo una fessura con vegetazione (roccia ottima) che porta su un tratto più facile, dove attrezzare la sosta su friend (cordino nero che indica dove sostare). VI-, 20 m;
L14: alzarsi verso destra, aggirare uno spigolo e proseguire in diagonale netta, sempre verso destra, con passaggi delicati lontani dalle protezioni. Superare un nuovo marcato spigolo, traversare e puntare a un grande diedro aperto dove sostare su due chiodi. VII, 30 m;
L15: poco sopra la sosta non salire direttamente nel diedro principale, con roccia friabile, ma spostarsi a sinistra su placca, puntando a un masso incastrato a forma di triangolo appuntito. Aggiratolo, salire un muro verticale difficile da proteggere su piccole prese e proseguire dritti fino a una cengia sovrastata da un grande muro giallo. VII- (attenzione, friabile), chiodo e nut incastrato, 30 m;
L16: traversare a destra, seguendo un’evidente rampa e superando due brevi diedrini, su roccia a tratti friabile. Arrivati al di sotto di un grande diedro strapiombante, fermarsi e fare sosta alla sua destra, alla base di una solida fessura. Sosta da attrezzare su friend, molto esposta. V+, 25 m;
L17: non salire l’enorme diedro strapiombante, ma l’atletica fessura sovrastante la sosta, inizialmente aggettante. Puntare a un blocco cementato sulla parete, poi salire qualche metro e traversare a sinistra per entrare dentro un diedrino rosso a canne (chiodo all’ingresso). Con splendida arrampicata risalire l’intero diedro fino in cima (chiodo poco evidente tra la vegetazione nel ribaltamento in uscita, sulla sinistra, poco prima del terrazzino di sosta). Sosta da attrezzare su friend, un cordino nero indica il punto ideale. VII, 30 m;
L18: scalare la fessura di roccia bianca sopra la sosta, rimontare una grossa lama e proseguire su muri fessurati in un vago diedro aperto. Accedere alla rampa del diedro che punta a sinistra e seguirla fino a uscire dalla parete. Sosta da attrezzare su friend o spuntone. VI, 50 m.

Discesa: ci sono due opzioni di discesa dalla cima.
- Scendere puntando alle case e alla strada sterrata subito sotto la cima. La strada, dopo poche centinaia di metri, diventa asfaltata. Seguirla per circa 30’ fino alla pianura. Attenzione, strada privata: è possibile scendere a piedi, ma non è consentito l’ingresso in macchina ai non residenti. Con i mezzi pubblici, oppure con una seconda auto, tornare al parcheggio d’accesso (Barcarello).
- Scendere in direzione sud-ovest, seguendo la comoda cresta, fino a un evidente intaglio dal quale, sempre in cresta, è possibile risalire alla cima seguente, il Pizzo Vuturo (in alcune relazioni viene erroneamente chiamato Punta Baloo). Dal Pizzo Vuturo scendere sul Piano Margherita e valicare la forcella (ometto) che riporta sul versante di salita. Scendere lungo un canalone, tra pietraie e arbusti, fino a incontrare il sentiero che riconduce alla strada forestale e al punto di partenza (1,30 h ca.).
Tutte le immagini: coll. Andreozzi, Faletti, Gremes








