SOTTO I GRANDI TETTI, 14 tiri, 5c+ - Up-Climbing

SOTTO I GRANDI TETTI, 14 tiri, 5c+

Nuova via sul versante nord del Corno Piccolo

Massimo Marcheggiani e Marco Marrocco presentano la nuova via Sotto i grandi tetti.

L’itinerario segue un’inusuale linea “traversante” sul versante nord del Corno Piccolo (Gran Sasso), passando sotto suggestivi tetti e strapiombi.

Di seguito il racconto di Massimo Marcheggiani.

Sotto il primo tetto. Foto Massimo Marcheggiani

Apro gli occhi, aspetto sonnecchiando qualche minuto prima di svegliare Marco mentre il mare di fili d’erba danza leggero alla brezza del mattino all’altezza del mio naso. L’orizzonte a est è già rosso, giallo, arancio. Attimi dopo, il sole spunta dal mare che si trasforma in una spada luminescente, la danza dell’erba è elegante e i primi insetti ronzano a caccia del cibo quotidiano. Tutto molto romantico, meno quando qualcuno di questi insetti non cerca qualcosa nel mio naso, in un orecchio… Da anni, soprattutto con Marco, ci piace dormire “Sous les Étoiles”; spesso arriviamo di sera tarda, buttiamo a terra il materassino e via nel sacco a pelo e come si dice… e per tetto un cielo di stelle. Appunto.

Stiamo ai piedi del versante est del Corno Piccolo del Gran Sasso, località Cima Alta. Qui termina la breve strada sterrata ed è qui che passiamo le notti, qui vediamo albe mozzafiato come quella di oggi e qui la meraviglia si rinnova di volta in volta, la moka ci rallegra mentre esce il caffè, qui iniziano quelle giornate dove la vita ci sembra più ricca, più vera, più… più!

Da Cima Alta impiegheremo un po’ meno di due ore per arrivare all’attacco della strana o singolare idea che abbiamo in testa. Idea dettata dal fatto che, da diversi anni, quando scalo al Gran Sasso mi piace collegare una via con un’altra, poi un’altra e un’altra ancora con traversi improvvisati, traversi che mi piacciono da morire e che non hanno nulla di scontato e sezioni di roccia magari mai toccate. Anni fa riuscii a salire la Prima Spalla del Corno Piccolo con dodici tiri di corda, quando generalmente ne bastano al massimo 6/7, come per qualsiasi altro itinerario su questo versante.

Buttiamo moka e sacchi a pelo in macchina e saliamo il lungo crestone dell’Arapietra. Il sole ci scalda la schiena, la nostra ombra è ancora lunga.

Sotto il secondo tetto,  foto Massimo Marcheggiani

Poco prima dell’attacco della Cresta Nord-Est una facile rampa ci porta a una selletta, dalla quale scendiamo 25-30 metri. Questo è il punto che abbiamo scelto per la nostra giornata un po’ matta ma di cui non ci importa niente se è matta oppure no. Vogliamo scalare, traversando da sinistra a destra l’intera parete nord del Corno Piccolo, senza raggiungere cime o che altro; scalare in orizzontale per quanto ci permettono la parete, la nostra capacità e la nostra intesa come cordata.

Marco è la persona con la quale scalo più frequentemente. Abbiamo un divario di età che sembra non ci sia affatto; a me sembra di avere i suoi trent’anni (che mi va benissimo) e, a quanto pare, lui potrebbe avere i miei 73 (che gli andrebbe malissimo) per come ci intendiamo. Unica differenza: lui non fatica.

Una solida placca scalata in obliquo ci conduce sotto il primo grande tetto. Attraversato questo con un bel tiro, sembra che già vada in fumo la nostra idea; troppo difficile per me continuare in traverso e mi tocca fare due tiri in verticale dove, giunto su una comoda cengia, la seguo brevemente verso destra e, trovata una sosta, scendiamo con una doppia di 35 metri con l’unica corda, 60 metri da 8 mm, che abbiamo. Siamo quindi obbligati a qualche “numero” di arrampicata in discesa e slegati per approdare su una seconda cengia. Da qui una fessura obliqua dalle sette bellezze ci porta a un vicolo cieco a filo di uno strapiombo che scende verso destra. Troviamo uno spit, che la oscena pratica di piantarne dovunque, ci risolve il problema del prosieguo; con un pendolo scendo nelle fessure sottostanti e così fa Marco. La nostra obliqua scalata prosegue, seguendo placche e fessure, poi un secondo grande tetto sulla testa ce lo lasciamo presto alle spalle così come altre placche, rampe e fessure. La bellissima giornata è complice del nostro entusiasmo, perché ci sembra che riusciremo a completare questa singolare ascensione. È nord secco, però, e a tratti scaliamo indossando il piumino, perché il sole lo abbiamo visto e fotografato solo nei primi due tiri e quel po’ di vento da ovest ci fa freddo. È fine giugno ma l’aria è quasi gelida, così come la roccia. Un solo tiro, tra gli ultimi, ci richiede attenzione per via di roccia non solida, anzi.

Arrampichiamo sotto un terzo grande tetto/strapiombo. Al suo termine una lunga rampa/fessura ci porta alla sommità e uscita della via Iskra, dove termina in pratica la bella parete nord del Corno Piccolo e termina anche la nostra singolare scalata, che ci è piaciuta davvero tanto.

Gran Sasso, Appennini (Abruzzo)
Corno Piccolo 2655 m, versante nord
Sotto i grandi tetti
Massimo Marcheggiani, Marco Marrocco, 28 giugno 2025
14 L, 5c+ max

Materiale: classico da roccia, corda da 60 m (oppure doppie corde per scendere lungo la via Iskra), protezioni veloci, cordini per clessidre. Gli apritori hanno utilizzato anche 2 chiodi (tolti).

Accesso: da Prati di Tivo (Pietracamela, TE) salire all’Arapietra (o Madonnina) in funivia. Altrimenti proseguire in auto, in direzione del Rifugio Cima Alta, fino alla fine della strada, poi seguire a piedi l’evidente sentiero che sale alla stazione superiore della funivia. Seguire brevemente il sentiero per il Rifugio Franchetti e, dopo le prime svolte, superato il bivio per il Sentiero Ventricini, nei pressi di un grande masso e prima di entrare nel Vallone delle Cornacchie, deviare a destra su una poco visibile traccia lungo un ripido pendio erboso. Seguire la traccia fino a circa 50 metri dall’attacco della Cresta Nord-Est del Corno Piccolo. Sulla destra un’evidente rampa erbosa e alcuni saltini di roccia portano a un intaglio. Da lì scendere per circa 30/40 m su erba fino al punto in cui quest’ultima termina (esposto) e fare sosta.

Relazione: vedere immagine. La relazione dettagliata sarà pubblicata su Up Climbing Annuario 2025.

Foto Pino Marrocco

Discesa: in corda doppia lungo la via Iskra (necessarie due corde), altrimenti in arrampicata con due/tre corte calate dal Camino di Mezzo, che si trova immediatamente oltre Iskra.

In copertina: verso il terzo tetto/strapiombo, foto Massimo Marcheggiani

Nota: l’arrampicata e l’alpinismo sono attività potenzialmente pericolose, che devono essere affrontate con esperienza e consapevolezza. L’uso delle informazioni qui riportate si fa a proprio rischio.
Condividi: