17 Lug THE LEOPARD OF HIGHER GROUND, 1500 m, 7b
Vanhee, Villanueva O’Driscoll e Welfringer scalano la parete ovest del Tahu Rutum
Siebe Vanhee, Sean Villanueva O’Driscoll e Symon Welfringer hanno aperto The Leopard of Higher Ground, la prima via sulla parete ovest del Tahu Rutum/Taa Hurutum, in Pakistan.
La cordata ha trascorso un totale di 15 giorni in parete, raggiungendo la vetta il tredicesimo giorno, il 27 giugno 2026. Altri due giorni sono stati necessari per la discesa.
I tre alpinisti si sono mossi in autonomia e scalando in libera, con uno stile big wall, issando il materiale necessario e trascorrendo le notti nei portaledge.
Il Tahu Rutum o Taa Hurutum si eleva al di sopra dei ghiacciai vicino alla regione di Hispar, in Pakistan. Il suo profilo imponente, simile a quello molte montagne patagoniche, lo ha reso una delle mete più suggestive e sfuggenti del Karakorum. Prima di questa ascensione la sua vetta era stata raggiunta solo una volta, nel 1977, da una squadra giapponese salita lungo la cresta sud-ovest.
Siebe Vanhee aveva sentito parlare di questa parete per la prima volta nel 2014, durante un incontro con il compianto alpinista americano Kyle Dempster. Quest’ultimo, scomparso in Pakistan nel 2016, aveva tentato la scalata in solitaria della parete ovest del Tahu Rutum nel 2008. Durante quella straordinaria impresa aveva trascorso 23 giorni sulla parete, ma era stato costretto a ritirarsi a soli 200 metri dalla vetta.
Colpito dalla storia di Dempster, Vanhee ha deciso di tentare a sua volta l’ascensione e, nel mese di maggio scorso, è partito per il Pakistan con il suo connazionale belga Sean Villanueva O’Driscoll, il francese Symon Welfringer e il britannico Pete Whittaker.
L’avventura è durata poco per Whittaker che, a causa del mal di montagna, è dovuto tornare a casa in anticipo, mentre gli altri tre componenti della spedizione sono rimasti sul posto.

Foto Siebe Vanhee
l trio ha dato inizio alla scalata Il 15 giugno, scegliendo di attaccare la parete rocciosa inferiore da destra, nella speranza di raggiungere la guglia principale attraverso pendii innevati, invece di passare sulla sinistra, più logicamente, su terreno glaciale. Questa decisione li ha costretti ad affrontare otto tiri iniziali di roccia friabile, seguiti da ripidi traversi su neve. «Abbiamo seguito la linea più assurda, che nessun alpinista avrebbe mai scelto», afferma Siebe Vanhee. «L’abbiamo affrontata in stile big wall, che ha richiesto duro lavoro ed energia. Ho imprecato diverse volte: perché dobbiamo recuperare il materiale per 10 giorni su questo tipo di terreno? Ma questo è ciò che facciamo. È una big wall d’alta quota, ne è valsa la pena».
«Le montagne selvagge del Pakistan non mi sono sconosciute, avendo partecipato a diverse spedizioni in quelle zone», racconta Symon Welfringer. «Era la prima volta che sperimentavo lo stile big wall su una montagna d’alta quota. È stata un’esperienza ricca, vedere come abbiamo combinato il terreno alpinistico con lo stile big wall su roccia. Nel complesso credo che la nostra strategia sia stata la migliore, perché siamo riusciti a sfruttare al massimo le finestre di bel tempo, che sono state interrotte da una forte tempesta di neve, durata tre giorni. Grazie allo stile a capsula, siamo riusciti a rimanere sulla parete e a mantenere alta la concentrazione. L’esperienza mi ha aperto gli occhi su un nuovo stile di arrampicata in quota e credo che le possibilità siano infinite. Sto già sognando nuove vie con spettacolare arrampicata in libera».

Foto Siebe Vanhee
Durante il dodicesimo giorno in parete, sopra i 6.000 metri di quota, il gruppo ha affrontato il tratto chiave, superando passaggi in arrampicata libera fino al 7b. La mattina seguente, nonostante la stanchezza e sette giorni consecutivi senza riposo, i tre hanno continuato a salire, per approfittare del tempo stabile. Il 27 giugno Vanhee, Villanueva O’Driscoll e Welfringer hanno raggiunto la cima, in una bella giornata di cielo sereno, con vista panoramica sulle cime circostanti del Karakoram. I tre hanno realizzato la probabile prima ascensione della parete ovest e la seconda salita nota della montagna.
«Uno dei momenti di più alta tensione dell’intera spedizione è stato quando Symon stava issando il sacco del materiale su un terreno difficile e questo si è incastrato», racconta Sean Villanueva O’Driscoll. «Siebe si è calato per liberare il sacco. Improvvisamente la corda del sacco si è spezzata contro uno spigolo tagliente. Ci siamo guardati tutti increduli: in qualche modo Siebe era riuscito ad afferrare il sacco al volo, prima che cadesse. Se fosse caduto, sarebbe stata la fine della salita, dato che conteneva una grande quantità di attrezzatura importante».
La via è stata battezzata The Leopard of Higher Ground in onore sia della montagna che di Kyle Dempster. Nella lingua locale Taa Hurutum significa, infatti, “la casa del leopardo delle nevi”. Higher Ground Coffee, invece, era il nome della caffetteria di proprietà di Dempster a Salt Lake City.
Durante la scalata, la squadra di Vanhee, Villanueva O’Driscoll e Welfringer ha incrociato il tentativo in solitaria di Dempster del 2008, trovando tre dei suoi vecchi ancoraggi sulla parete.

The Leopard of Higher Ground, foto Symon Welfringer
In copertina: Symon Welfringer, foto Siebe Vanhee
Tutte le immagini da comunicato stampa

