TORRE SENZA NOME - Up-Climbing

TORRE SENZA NOME

Una struttura nascosta sui Monti Lessini e tre nuove vie

Walter Polidori con vari compagni ha esplorato una torre senza nome sui Monti Lessini, tracciando tre nuove vie.

La torre si trova poco lontano da un’altra struttura, battezzata Parete dei Lavoratori, individuata e scalata sempre da Polidori con Alessandro Ceriani, Max Garavaglia e Said Taghipour, nel 2025, lungo la via Cotechino e Pearà.

I tre nuovi itinerari sulla Torre senza nome sono in gran parte da proteggere e seguono fessure e diedri, su roccia a tratti ottima. Il terreno, però, è alpinistico e non mancano punti delicati, con roccia più friabile e massi che richiedono attenzione.

La torre, isolata in una zona selvaggia e tranquilla, è piccola e le tre linee sono brevi (70-75 m ca.). Walter Polidori commenta: «Solo 70 m, ne è valsa davvero la pena? Dipende cosa si cerca nell’esperienza. Il valore aggiunto, per noi che abbiamo aperto le vie, è stato tornare in questo bellissimo bosco sospeso sulla Val d’Adige, quasi magico, è stata l’esplorazione di una nuova torre, la condivisione di una avventura dove il rapporto tra i compagni di cordata si concretizza in amicizie forti e durature. Questa è la chiave: avere gusti e obiettivi simili, e soprattutto la voglia di stare insieme, dalla colazione del mattino, all’avvicinamento alle pareti, all’apertura scegliendo insieme le linee da seguire, alla condivisione di una bella birra».

Panorama dalla cima della Torre senza nome

Monti Lessini, Prealpi Venete (Trentino-Alto Adige/Veneto)
Torre senza nome (toponimo proposto), versante ovest

1 Tastasal
Alessandro Ceriani, Walter Polidori, Gianmaria Romanò, Said Taghipour, 2 maggio 2026
70 m ca., VIII max, VI+ e A0/A1 obbl., R2 su friend e nut

Materiale: classico da roccia, doppia serie di friend fino al n°3 BD (per L1, se ci si vuole proteggere bene, mentre per la parte restante basta una serie), una serie di nut. Utili martello e chiodi. Soste attrezzate su due fix da 10 mm (S2 e S3 hanno uno dei due fix con anello e fix collegati con cordone) eccetto quella sommitale, su cordone presso un grosso masso.

Accesso: dalla località Coste in Lessinia salire brevemente fino al parcheggio denominato “Tommasi 2”. A piedi prendere una strada asfaltata che sale a sinistra (palina con varie indicazioni, seguire il sentiero 234 per il Corno d’Aquilio). Lasciare la strada, che svolta a destra, e proseguire dritti, passando per la proprietà dell’agriturismo Le Coste. Seguire la strada sterrata, che poi diventa sentiero, fino a un cartello che indica a sinistra il sentiero 250 – Rocca Pia. Ignorarlo e continuare invece sul sentiero 234 – Corno d’Aquilio. Il sentiero 234 svolta a destra (cartello Riserva Naturale), si può salire anche dritti per scalinata terrosa. A un bivio tenere la destra e continuare lungamente, in leggera discesa, fino a quando il sentiero comincia a salire ripidamente. Presso una barriera rocciosa il sentiero piega a destra. Abbandonarlo e traversare invece a sinistra, seguendo una debole traccia quasi orizzontale, che passa sempre in prossimità della fascia rocciosa. Si arriva in breve in vista della torre, che si trova poco prima della Parete dei Lavoratori (pilastro evidente e più alto dove Polidori e compagni hanno tracciato, nel 2025, la via Cotechino e Pearà). Alla base della torre, sulla verticale di una fessura-lama, si trova l’attacco di Tastasal, segnalato da un ometto e un cordone su un albero un poco a destra.

Relazione

L1: salire un gradone a destra della fessura, quindi raggiungere la stessa e scalarla interamente (1 ch.). Uscire su gradini erbosi (1 ch. al termine della fessura) e trovare la sosta (scomoda) alla base di un diedro. VI+, VIII, oppure VI+ e A0/A1, 20 m;

L2: traversare a sinistra (1 chiodo), passare sotto un diedro e traversare ancora fino a un altro diedro. Risalirlo su buona roccia. Quando il diedro diventa difficile, traversare a destra (delicato) e salire per muretti fessurati e rotti, nei pressi di un diedro (1 ch. con cordone al termine del diedro). Uscire a sinistra su una comoda cengia, dove si trova la sosta. V+, 20 m;

L3: salire sopra la sosta, seguendo una fessura e una lama sulla destra. Al termine della fessura (1 ch.) traversare a sinistra su roccia rotta (attenzione) e salire per brevi risalti al ripiano dell’anticima, dove è attrezzata la sosta. Libro di via in una spaccatura alla base del muretto di sosta, sotto un ometto. VI, pass. VI+, V, 20 m;

L4: se si vuole arrivare sulla vera cima, superare il muretto sopra la sosta, poi doppiare lo spigolo di destra, arrivando a una zona più facile che porta in vetta. Sosta su cordone intorno a un grosso masso. IV, 10 m.

Discesa: in corda doppia. Dalla cima scendere a S3 assicurati o con una brevissima calata. Da S3, con una calata di circa 50m, si arriva alla base della parete, vicino all’attacco della via.

2 Lessinia Crack
Walter Polidori, Said Taghipour, 23 maggio 2026
75 m ca., VII+ max, VI+ e A0/A1 obbl., R1/R2 su friend

Materiale: classico da roccia, serie di friend completa fino al n°4 BD (consigliato anche il n°5 BD), raddoppiare le misure 1, 2, 3, 4 BD. Utili martello e chiodi. Soste attrezzate su due fix da 10 mm (S2 e S3 hanno uno dei due fix con anello e fix collegati con cordone) eccetto quella sommitale, su cordone presso un grosso masso.

Accesso: raggiungere la Torre senza nome come per la via 1. Sotto una fessura-lama parte la via Tastasal. Continuare brevemente a sinistra, fino a trovarsi sotto a un evidente diedro con fessura. Ometto e cordone su sasso incastrato nella fessura, poco distante da terra. Circa 1 h.

Relazione

L1: affrontare direttamente la fessura. Subito all’inizio si trova un sasso incastrato con cordone, poi un altro sasso incastrato con cordone prima di un piccolo tetto. La fessura diventa più regolare e un po’ più liscia (1 fix). Continuare fino a un’evidente cengia rocciosa a sinistra. Poco prima si trovano un chiodo in fessura e un chiodo nella parete di sinistra (attenzione, chiodi non completamente infitti). Salire sulla cengia rocciosa di sinistra, dove si trova la sosta, sfruttando un buon gradino sul filo di sinistra. VI, VI+, poi fino al VII+, oppure VI+ e A0/A1 su friend. 20 m;

L2: traversare a destra della sosta (fix), quindi rientrare nel diedro con fessura (attenzione a un grosso masso instabile, incastrato nella fessura). Seguire la fessura, superando un tratto più liscio e difficile (2 ch.), fino a una cengia erbosa. Andare verso destra e sostare su S2 della via Tastasal VI+, fino al VII+, oppure VI+ e A0/A1 su friend, 25 m;

L3: non salire sopra la sosta (via Tastasal), ma traversare brevemente a sinistra e affrontare un ampio e breve camino. Raggiungere una zona con piccoli salti (qui arriva, da destra, la via Tastasal) e, dopo pochi metri, sostare su S3 di Tastasal. V+, 20 m;

L4: salire leggermente per raggiungere buoni appoggi, quindi traversare a sinistra, doppiando uno spigolo. Traversare a sinistra, su buone prese, e raggiungere una bella fessura appena sotto la cima. Scalare la fessura e uscire in sosta su cordone intorno a un grosso masso. VI+, 10m.

Discesa: in corda doppia. Dalla cima scendere a S3 assicurati o con una brevissima doppia, più facile sul versante opposto a quello di salita dell’ultimo tiro (si tratta dell’ultimo breve tiro di Tastasal). Da S3, con una doppia di circa 50 m, si arriva alla base della parete, vicino all’attacco della via Tastasal.

3 Fessur-INA
Alessandro Ceriani, Walter Polidori, Said Taghipour, 13 giugno 2026
70 m ca., VII+ max, VI+ e A0 obbl., R1/R2 su friend
Dedicata a Said Taghipour, che sta partecipando al corso per Istruttori Nazionali di Alpinismo (INA) del CAI

Materiale: classico da roccia, doppia serie di friend (fino al n°4 BD, singolo n°5 BD, consigliato anche un n°6 BD), una serie di nut. Martello e chiodi utili per emergenza. Prestare attenzione ai pochi chiodi che si trovano sulla via, non sempre affidabili a causa della roccia fragile. Le soste sono attrezzate su due fix da 10 mm eccetto quella sommitale, su cordone presso un grosso masso.

Accesso: raggiungere la Torre senza nome come per la via 1. Sotto una fessura-lama parte la via Tastasal. Poco a sinistra si trova un evidente diedro con fessura, dove ha inizio la via Lessinia Crack. Continuare ancora qualche metro a sinistra per trovare l’attacco di Fessur-INA, situato alla base di un altro diedro-fessura, caratterizzato da un piccolo tetto a pochi metri da terra. Ometto e cordone su sasso incastrato nella fessura. Circa 1 h.

Relazione

L1: affrontare direttamente lo strapiombino sulla sinistra, dove si trova il sasso incastrato con cordone, arrivando su un piccolo tratto orizzontale (sasso incastrato con cordone a destra). Salire nel diedro e affrontare direttamente l’evidente tetto (sasso incastrato con cordone). Dopo il tetto, continuare per splendida fessura. L’ultimo tratto oppone un passo più difficile (chiodo con cordone). Sosta alla base di un camino. VII, pass. VII+, 20 m;

L2: traversare brevemente a sinistra, raggiungendo una buona lista rocciosa. Affrontare quindi una paretina fessurata (attenzione a prese e pilastrini instabili), stando tendenzialmente nella fessura più compatta di sinistra, fino a un tratto appoggiato. Salire leggermente verso destra fino a un chiodo con cordone. Traversare decisamente a destra, raggiungendo un corto diedro. Scalarlo e traversare a destra su piccola cengia. Dopo uno spigolo, poco prima di un albero secco, si trova la sosta. V+, 30 m;

L3: traversare a destra su piccola cengia erbosa fino a un diedro con larga fessura. Salirlo (chiodo sulla parete di destra) e uscire presso un comodo ripiano, sotto la breve placca finale (chiodo). Lungo la bella placca raggiungere la cima della torre. Sosta su cordone presso un grande masso. VI, 20 m.

Discesa: in corda doppia. Dalla cima, dalla direzione di arrivo di L3, scendere a sinistra per una breve paretina, poi traversare sotto un albero con rami tagliati (verso destra, faccia a valle). Doppiare uno spigolino per trovare la S3 della via Tastasal. Dalla sosta, con una calata di circa 50 m, si arriva alla base della parete, vicino all’attacco della via Tastasal.

Tutte le immagini: coll. apritori. In copertina: arrampicata su Fessur-INA

Nota: l’arrampicata e l’alpinismo sono attività potenzialmente pericolose, che devono essere affrontate con esperienza e consapevolezza. Chi le pratica lo fa a proprio rischio e pericolo. Le notizie qui riportate sono state aggiornate in base alle informazioni disponibili al momento, ma vanno verificate e valutate sul posto e di volta in volta, da persone esperte, prima di intraprendere qualsiasi scalata.
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