WIN OUMALOU, 7a, 185 m - Up-Climbing

WIN OUMALOU, 7a, 185 m

Nuova via in Marocco per Fay Manners e Solenne Piret

Fay Manners e Solenne Piret hanno aperto una nuova via sulla parete ovest dello Jebel Inslif (Zaouia, Marocco): Win Oumalou.

Relazione. Foto Daniel Coquoz

La via è stata completamente attrezzata con soste a spit, calate in corda doppia e spit su ogni tiro. L’arrampicata è varia e comprende una placca delicata e tecnica, un traverso lungo una fessura che corre sotto un tetto, un tiro verticale lungo un pilastro slanciato e, in uscita, un diedro-fessura.

Win Oumalou è stata aperta in sei giorni, lavorando nel pomeriggio, quando il sole scaldava la parete. Dopo aver attrezzato la linea per le calate e aver segnalato con ometti anche una discesa a piedi, Fay Manners e Solenne Piret hanno scalato in libera l’intera via, confermando il grado e godendosi la linea che avevano tracciato.

Fay e Solenne si sono conosciute durante i summit mondiali degli atleti The North Face. L’idea di aprire insieme una via a più tiri ha preso forma più di un anno fa, ma tra il programma agonistico di Solenne e il calendario delle spedizioni di Fay, non è stato facile trovare un momento per affrontare un viaggio avventuroso e scalare insieme.

Entrambe sognavano da tempo di scalare a Taghia, in Marocco, anche se tutti le avevano avvertite che l’inizio dell’inverno sarebbe stato troppo freddo, soprattutto per aprire una nuova via.

Fay si è recata per prima a Taghia e ha incontrato Kris Erickson, che l’ha portata a visitare il suo villaggio e l’ha aiutata a individuare un versante esposto a ovest, esposto al sole pomeridiano.

Solenne, cinque volte campionessa del mondo di paraclimbing, si è costantemente spinta oltre l’arrampicata agonistica, puntando a obiettivi alpinistici. Dopo aver scalato in libera la Via degli Svizzeri sul Grand Capucin l’anno scorso, è arrivata in Marocco con l’idea di attrezzare la sua prima via dall’alto. Ma Fay, che ha già esperienza nell’apertura di nuove vie su diverse catene montuose e diversi tipi di roccia, ha proposto uno stile preciso di apertura dal basso, scalando in libera tra gli spit e usando solo un cliff o un friend per appendersi durante la posa di ogni spit.

Per Solenne è stato un passo verso l’ignoto ma, fidandosi dell’esperienza di Fay, ha dato il massimo. Con soli due giorni di pratica su un tiro breve, ha aperto vere e proprie sezioni della via dal basso, adattandosi a questo stile e scoprendo cosa significa costruire una via un movimento e uno spit alla volta. Anche Fay ha dato il meglio di sé: ha guidato l’arrampicata sostenuta del tiro sul pilastro di 7a, piantando gli spit da posizioni precarie, che richiedevano massima sicurezza e stabilità.

La via è stata battezzata Win Oumalou, che significa “dalle ombre” nella lingua locale Tamazight. Questo nome si riferisce sia al ritmo del lavoro di apertura, con l’attesa quotidiana che la parete uscisse dall’ombra, sia alla storia personale delle due atlete. Infatti, né Fay né Solenne hanno una tipica storia di vita da climber professionisti. Fay è cresciuta nelle pianure del Bedfordshire, lontano dalle montagne. Solenne è nata senza una mano, il che rendeva l’arrampicata un futuro improbabile. Eppure entrambe hanno trovato la loro strada grazie alla perseveranza, alla curiosità e alla volontà di avventurarsi nell’ignoto. La loro collaborazione in Marocco ricorda che gli inizi non determinano i risultati e che spesso la luce arriva dopo essersi impegnati nella scalata.

L’anno prossimo uscirà un film che documenterà l’esperienza di Fay e Solenne in Marocco, con il quale le due atlete sperano di ispirare gli altri a non fissarsi sul punto di partenza, ma su dove sono capaci di arrivare. Sperano che le giovani generazioni capiscano che se hai un sogno, anche se sembra irraggiungibile, ci sono ottime ragioni per perseguirlo.

Foto Daniel Coquoz

In copertina: la fessura sotto il tetto. Foto Daniel Coquoz

Informazioni e immagini fornite da Fay Manners

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