Z di ZARRO, 250 m, VII+ - Up-Climbing

Z di ZARRO, 250 m, VII+

Nuova via sulle pareti del Lario

Walter Polidori, Claudio Boldorini, Pietro Ceriani e Alessandro Ceriani hanno aperto “Z di Zarro”, sulle pareti del Lario (Lecco).

La via corre lungo un pilastro roccioso che gode di una vista spettacolare sullo strapiombante Antro di Pradello e sul lago. L’arrampicata si svolge su buon calcare, anche se non mancano tratti friabili e alcuni blocchi a cui prestare attenzione, nonostante la pulizia effettuata dagli apritori.

Nonostante la parziale attrezzatura a spit, è comunque da considerare alpinistica per il tipo di parete e la chiodatura spesso distanziata.

«Purtroppo la parete è esposta al rumore della strada statale Lecco-Colico. Inoltre, in due occasioni, abbiamo avuto modo di “subire” la musica “zarra” ad altissimo volume della discoteca poco più sotto. Z di Zarro deriva proprio da questo sound, oltre ad evidenziare lo zigzagare tra le linee esistenti» raccontano gli apritori.

L8, uscita in sosta. Foto coll. apritori

 

Bastionata del Lago (Lecco)
Punta Todeschini, versante ovest
Z di Zarro
Claudio Boldorini, Pietro Ceriani, Alessandro Ceriani, Walter Polidori, marzo-aprile 2024. Prima ripetizione: Fabio Valseschini, Irene Arlati, 14 aprile 24
255 m, VII+ max (6b+), obbl. VI+ e A1

Materiale. Classico da roccia, serie di friend (fino al n° 3BD), una staffa se non si passa in libera/A0, martello e un paio di chiodi per emergenza. Due corde da 60 m. Soste attrezzate su due spit con cordone e maglia rapida. Lungo i tiri spit, qualche chiodo e qualche cordone. Si raccomanda, per sicurezza, di verificare ed eventualmente ribattere i chiodi.

Accesso. Da Lecco seguire il lungolago sulla SS36 in direzione Colico. Dopo circa 1,5 km uscire a destra, passando sotto alcune arcate ferroviarie. La strada continua brevemente a sinistra: seguirla e parcheggiare l’auto presso uno slargo sterrato. Prendere un sentierino sulla destra (indicazioni per le falesie Promesse nel Sole e Pungitopo). La traccia porta oltre le reti paramassi, passa nel greto secco di un piccolo torrente e lo segue, poi si dirige all’evidente Antro di Pradello (grande parete fortemente strapiombante). Lasciare il sentiero per le falesie, che sale a sinistra, e puntare allo spigolo arrotondato situato a sinistra dell’Antro. L’attacco si trova presso un piccolo terrazzino raggiungibile da sinistra, più o meno al centro del largo spigolo. Visibile più in alto un cordone. Scritta “Z” rossa alla base. Tempo: 5’.

Relazione.

L1: salire direttamente su rocce gradinate a un fix poco visibile. Continuare verso una radice con cordone, dove la parete diventa verticale. Proseguire cercando i punti deboli fino a una piccola cengia dove si trova la sosta, sotto una fascia di roccia bianca. VI-. Lungo il tiro pochi fix, chiodi e cordoni. 45m;

L2: salire verso destra in una zona ripulita, quindi direttamente su una bella fascia di roccia compatta. Raggiungere una fessura e seguirla, arrivando presso un grosso masso con cordone. Non andare a destra (visibili alcuni spit di Valseschini-Cendali) ma traversare a sinistra (esposto), raggiungendo una fessurina verticale. Continuare per gradoni ripuliti in prossimità della fessurina, fino a una cengia erbosa dove si trova la sosta. VII-, alcuni fix e chiodi, 30 m;

L3: salire a sinistra della sosta (attenzione, roccia ripulita ma ancora delicata) e raggiungere un evidente camino. Risalirlo fino a quando è possibile traversare a sinistra verso un bel piano inclinato sotto uno strapiombo con cannelures. Continuare a salire verso sinistra su una sorta di ripida rampa, su roccia compatta e granulosa. Al suo termine, ignorando un diedro liscio a sinistra (spit da rinviare a sinistra, attenzione agli attriti), affrontare direttamente un tratto strapiombante con buone prese, superato il quale un difficile tratto su roccia compatta verticale porta alla sosta un po’ scomoda. VII+ (6b+), alcuni spit e un ch., 30 m;

L4: salire sopra la sosta in una spaccatura, poi andare verso sinistra su roccia più compatta. Per gradoni spostarsi verso destra e uscire su una cengia alberata dove si trova una corda fissa. Seguirla in salita diagonale a destra per tornare alla parete (qui si trovava, più in alto a sinistra, la fine della corda fissa di Valseschini-Cendali). Per gradoni raggiungere la sosta. Gli ultimi gradoni e la sosta di questa lunghezza sono in comune con la via “Colonne Doriche”. VI+, poi IV+, pochi fix e chiodi, 35 m;

L5: in comune con la via “Colonne Doriche”. Scalare una serie di lame grigie su parete verticale. VI, due fix e due chiodi, 25 m;

L6: salire sopra la sosta verso un albero, quindi continuare su muro verticale a destra (attenzione, roccia ripulita ma ancora friabile a tratti). Traversare poi nettamente a sinistra per raggiungere la sosta su fix e chiodo della via “Colonne Doriche”, situata su piccola cengia. VII-, pochi fix e chiodi, 20 m;

L7: in comune con la via “Colonne Doriche”. Affrontare una placconata grigia con fessure e lame, raggiungere una crestina e salire per gradoni verso destra fino alla sosta della via Colonne Doriche. VI+, un fix, 35 m;

L8: lasciare a destra la via “Colonne Doriche” e salire leggermente a sinistra, su gradoni friabili, arrivando a una zona poco ripida sottostante la torre. Individuare un fix sopra un gradone, raggiungerlo, poi andare verso destra puntando a un evidente diedro. Scalare il ramo di sinistra del diedro (attenzione ai blocchi in uscita). Raggiungere un alberello salire su massiccio gradone a destra, dove si trova la sosta. VI, alcuni spit, 35 m. Lunghezza decisamente friabile, evitabile fermandosi a S7 oppure salendo l’ultimo tiro di “Colonne Doriche”.

Discesa. In doppia lungo la via (evitare solo S6).

Immagini: coll. apritori

In copertina: L1, foto coll. apritori

Nota: l’arrampicata e l’alpinismo sono attività potenzialmente pericolose, che devono essere affrontate con esperienza e consapevolezza. L’uso delle informazioni qui riportate si fa a proprio rischio.
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