05 Ago DIGITAL CRACK PER I FRATELLI BERNARDINI
GIULIA E MATTIA SUL CELEBRE 8A
Giulia e Mattia Bernardini si aggiudicano Digital Crack, l’ottavo grado più alto del mondo situato nel massiccio del Monte Bianco.

Alcune vie non hanno bisogno di presentazioni ed il semplice nome basta a fare vibrare il cuore degli appassionati. Uno di questi tiri è indubbiamente Digital Crack. Situata a circa 3.800 metri di altitudine sul Grand Gendarme dell’Arête des Cosmiques, nel massiccio del Monte Bianco, questa linea è riconosciuta come una delle vie di arrampicata ad alta quota più estetiche e famose al mondo. Chiodata e liberata nel 1990 da Thierry Renault e Alain Ghersen, questa linea rappresenta un punto di riferimento assoluto per l’arrampicata di alto livello in ambiente alpino. Proprio su questa linea, i fratelli Giulia e Mattia Bernardini hanno condiviso una delle più belle esperienze della loro carriera verticale: una team send che fa venire la pelle d’oca!
Tutto è partito da Giulia, da un pallino che coltivava fin da bambina, quando teneva in camera un poster di Federica Mingolla su quel pilastro. Per lei è stato un vero e proprio battesimo del fuoco in ambiente alpino: prima volta sul granito del Monte Bianco, prima volta con i ramponi ai piedi (presi in prestito per l’occasione) e prima esperienza con le manovre di corda in conserva. Mattia, che aveva già un bagaglio di esperienza in montagna e sui satelliti del Bianco, si è occupato maggiormente della gestione operativa. Pur guardando alla via con la stessa reverenza mistica, è riuscito a decifrare subito le sequenze; al suo secondo giorno di tentativi, spendendo circa mezz’ora in parete tra spallate, micromovimenti di piedi e un’intensa sollecitazione muscolare, Mattia si è aggiudicato la salita. Giulia, garista affermata in campo lead, ha speso appena una sessione in più, coronando il suo sogno d’infanzia e regalando al fratello una soddisfazione ancora più grande della salita in sé.

Insieme al loro compagno di cordata Andrea, i due hanno impostato la spedizione salendo da Chamonix con le prime funivie del mattino. Tra le scoperte più spiazzanti c’è stato il calore: sotto il sole battente la roccia scaldava a tal punto da rendere impossibile il tenere le microprese, costringendoli a riposare su un telone piazzato nella neve in attesa dell’ombra, arrivata verso le due e mezza del pomeriggio. Vista la grana aggressiva del granito che devasta la pelle delle dita, la loro strategia vincente è stata quella di alternare rigorosamente un giorno di scalata e uno di riposo, scendendo a dormire a valle per recuperare al meglio prima di riprendere le funivie.
Fonte Giulia e Mattia Bernardini
Cortesia foto Massimo Cappuccio
Alessandro Palma




