01 Lug DAVID GÖTTLER SCALA LA PARETE RUPAL E SCENDE IN PARAPENDIO
Impresa inedita per l’alpinista tedesco sul Nanga Parbat

Foto David Göttler
L’alpinista tedesco David Göttler ha completato con successo la salita in stile alpino della parete Rupal, al Nanga Parbat (8126 m), ed è sceso dalla montagna in parapendio.
La parete Rupal del Nanga Parbat, considerata la parete più alta della terra, è un’imponente muraglia di roccia e ghiaccio alta quasi 4.600 metri, che si eleva sul versante meridionale del Nanga Parbat.
David, insieme ai suoi compagni Tiphaine Duperier e Boris Langenstein, ha scalato la parete Rupal lungo la “Via Schell” (dal nome dell’austriaco Hanns Schell, che per primo la scalò nel 1976). I tre non hanno fatto uso di ossigeno supplementare, corde fisse o supporto di portatori.
Secondo i dati disponibili, questa via è stata scalata in totale otto volte. L’ultima salita è stata effettuata nel 2013. Tiphaine Duperier è la seconda donna a scalare la via.
L’obiettivo di Göttler era quello di scendere in parapendio dalla cima al campo base. A causa dei forti venti, la squadra è stata costretta a scendere a 7.700 m prima che David riuscisse a decollare.
Non sono noti tentativi precedenti di discesa in parapendio da questa quota sul Nanga Parbat. Dopo la discesa di Göttler, Duperier e Langenstein hanno trascorso una notte a 7.625 metri, prima di scendere con gli sci e a piedi nei successivi tre giorni.
L’ascensione è stata realizzata tra il 21 e il 24 giugno, giorno di arrivo in vetta. Lo stesso giorno Göttler è sceso planando al campo base, mentre Duperier e Langenstein sono rientrati il 27 giugno.
Per David Göttler questo successo rappresenta la felice conclusione di un sogno inseguito da anni, con ben quattro tentativi, il primo dei quali è stato realizzato con Simone Moro nell’inverno 2013/2014.
David Göttler racconta:
Foto David Göttler
«Sicuramente questa è l’impresa più brillante della mia carriera finora. Ho sempre sognato di scalare un Ottomila per una via alternativa alla normale, in stile alpino, con una piccola squadra. Consideriamo la nostra salita come stile alpino, dato che abbiamo utilizzato solo una corda da 50 m, alcuni chiodi e friend (protezioni rimovibili). Avevamo una sola tenda per tre, un fornello, materasso e sacco a pelo, cibo e gas che abbiamo portato da soli.
Abbiamo fatto una sola salita, prima dell’attacco alla vetta, per depositare l’attrezzatura e valutare le condizioni, fino a quota 6.000 m. Questa rotazione di due giorni è stata effettuata subito dopo il nostro arrivo al campo base, il 13 e 14 giugno.
Prima di arrivare al versante Rupal del Nanga Parbat, ci siamo acclimatati tutti e tre in Nepal, scalando l’Island Peak (6.165 m) e il Baruntse (7.129 m).
La ciliegina sulla torta è stata il volo, un’esperienza irripetibile. In cima riflettere sull’audacia dei quattro alpinisti austriaci, che hanno aperto questa via nel 1976, ha reso l’intera esperienza ancora più speciale.
I numerosi tentativi che ho dovuto fare, nel corso degli anni, per riuscire finalmente a salire e scendere da questa incredibile montagna in questo stile mi rendono molto orgoglioso. Oggi tutti vogliono tutto e subito e non sono disposti a dedicare molto tempo alla realizzazione del sogno di una vita. Spero di dimostrare che, invece, ne vale la pena».
In copertina: foto David Göttler.


