07 Giu EVEREST: DAWA SHERPA SOPRAVVIVE SEI GIORNI ISOLATO
L’incredibile storia di Hillary Dawa Sherpa, sopravvissuto per sei giorni sull’Everest dopo essersi fermato a 7.500 metri: la caduta nel crepaccio all’interno dell’Icefall, la discesa in solitaria senza ossigeno e le pesanti accuse contro l’agenzia commerciale.
Il mondo dell’himalayismo è sotto shock per l’incredibile storia di Hillary Dawa Sherpa, guida nepalese di 52 anni ritrovato miracolosamente in vita dopo sei giorni disperso ad altissima quota, quando ormai tutti lo davano per morto e la famiglia aveva già iniziato i rituali funebri. La vicenda si è consumata durante gli ultimi giorni della stagione pre-monsonica, quando Dawa, impiegato dall’agenzia low-cost Himalayan Traverse, si è seduto stremato a 7.500 metri nella zona della Yellow Band; in quel momento, il cliente britannico ha dovuto concentrare gli sforzi per aiutare l’altro cliente polacco, che era rimasto senza ossigeno e con gravi congelamenti alle mani, lasciando che lo sherpa scendesse autonomamente. Una volta arrivati al Campo 2 il giorno successivo, i clienti hanno lanciato l’allarme via radio, ma l’agenzia ha dato subito lo sherpa per morto senza attivare tempestivamente i soccorsi. Nel frattempo l’uomo, rimasto solo sulla montagna, ha iniziato una disperata discesa in solitaria senza ossigeno supplementare fino a quando, a circa 5.600 metri di altitudine, è precipitato in un crepaccio nel labirinto di ghiaccio della Cascata del Khumbu. Rimasto intrappolato al gelo per due giorni e mezzo, è sopravvissuto soltanto grazie a un pacchetto di biscotti e al ghiaccio sciolto in bocca; a salvarlo è stata una provvidenziale valanga che, riempiendo parzialmente la fessura, gli ha permesso di uscire all’esterno. Da lì ha continuato un drammatico cammino attraverso il micidiale labirinto della Cascata di Ghiaccio del Khumbu, superando anche i crepacci più larghi grazie alle scalette non ancora rimosse, fino a quando gli operatori ecologici dell’SPCC non lo hanno avvistato e tratto in salvo nei pressi del campo base. Ora che Dawa è ricoverato a Kathmandu con gravi congelamenti e disidratazione, dal letto d’ospedale il seu cliente polacco ha lanciato accuse durissime contro l’agenzia per la gestione fallimentare della sicurezza, scorte di cibo insufficienti e per aver mentito sull’esperienza della guida, riaccendendo il feroce dibattito sullo sfruttamento commerciale dell’Everest.
Alessandra Prato

