14 Feb GIOVANNI BONA FINO AL D16
Serie di successi per il giovane drytooler
Stagione grandiosa per Giovanni Bona: negli ultimi tre mesi il giovane drytooler ha collezionato salite fino al D16.

Giovanni su Heritage. Foto Luca Battocchio
Nel dettaglio Giovanni ha ripetuto: Syncope D14 (terza salita) e Heritage D15 (seconda salita), entrambe nella falesia Tana dell’Orso di Longarone; Aletheia D16 (terza salita) ed Empeiria D15 (seconda salita), nella Tana del Drago di Soccher.
Di seguito il racconto dell’atleta.
«L’obiettivo della mia stagione di dry di quest’anno era quello di chiudere Aletheia, nella grotta di casa a Soccher, la Tana del Drago, dove mi sono sempre allenato. Perciò ho iniziato con gli allenamenti di dry da inizio settembre e, nel frattempo, continuavo ad arrampicare su roccia, sia in montagna che in falesia».
«A inizio ottobre poi, insieme ad altri amici e a Matteo Pilon, siamo andati alla Tana dell’Orso a Longarone, per iniziare a sistemare la grotta in vista del raduno, che si sarebbe svolto a inizio dicembre. Ogni fine settimana salivamo e, prima di iniziare a spalare e spostare materiale, si scalava. Questo mi ha permesso di prendere sempre di più confidenza con la corda e, tra un giro e un altro, sono riuscito a chiudere Syncope (D14) e successivamente anche il tiro più duro della grotta, ovvero Heritage D15 (9 novembre)».

Giovanni su Heritage. Foto Luca Battocchio
«A inizio novembre, quando le temperature hanno iniziato a scendere, ho cominciato a provare Aletheia. Fin da subito mi sono accorto che, per chiuderla, era fondamentale arrivare al movimento chiave a metà della via, uno spallato lungo, con avanbracci e braccia ancora freschi. Questo significa fare tutto il pezzo iniziale fino alla prima catena, che corrisponde al tiro di Archè (D15+, chiuso la scorsa stagione), il più veloce possibile, senza stancarsi e in maniera quasi automatica. Perciò ogni lunedì sera, prima di andare a Padova all’università, andavo in grotta insieme a Matteo e salivo sul tiro. Così, settimana dopo settimana, i movimenti mi riuscivano sempre più facilmente e in modo quasi meccanico, arrivavo sempre più lungo e sempre più vicino a chiuderlo. Prima sono riuscito a farlo con sole due pause in mezzo, poi solo una e infine sono arrivato a cadere all’ultimo movimento. Poi finalmente, la sera del 23 dicembre, sono riuscito a salire Aletheia. Ricordo che, durante il riscaldamento, non mi sentivo troppo in forma, perciò avevo affrontato quella salita come uno dei tanti semplici giri di allenamento sul tiro, senza pretese e pensieri. Forse è stata proprio questa la chiave che mi ha permesso di concludere questo bellissimo viaggio orizzontale di quasi 60 metri. Diciamo che è stata una soddisfazione abbastanza grande: finalmente sono riuscito a chiudere un tiro che, fino a tre anni prima, mi sembrava quasi impossibile».
«Una volta fatto, mi sono reso conto che forse il mio limite non l’ho ancora raggiunto. Il nuovo obiettivo, ormai per la prossima stagione, è quello di chiudere Téleios, D16+, sempre nella Tana del Drago. Per capire con cosa dovrò scontrami, a inizio gennaio ho iniziato a salire su Empeiria, D15, che corrisponde all’ultimo tratto del tiro; dopo circa quattro giri, il 3 febbraio, sono riuscito a portarmi a casa la seconda ripetizione».
In copertina: Giovanni Bona su Aletheia, foto Luca Battocchio

