Addio a Corrado “Korra” Pesce - Up-Climbing

Addio a Corrado “Korra” Pesce

Purtroppo non ci sono più speranze per Corrado “Korra” Pesce, bloccato sul Cerro Torre da venerdì 28 gennaio.

Korra è stato travolto da una grande scarica di ghiaccio e roccia durante la discesa dal Torre insieme al compagno di cordata Tomás Aguiló. Quest’ultimo, ferito meno gravemente, è riuscito a calarsi in doppia fino ai soccorritori ed è stato tratto in salvo. Korra invece non è stato in grado di muoversi a causa delle fratture riportate e ha trovato un precario riparo presso il cosiddetto “Box degli inglesi”.

I soccorsi, in un primo tempo interrotti a causa del solito maltempo patagonico, sono stati riattivati ieri, ma le immagini di un drone hanno fornito la prova inequivocabile del decesso del forte alpinista italiano.

Corrado “Korra” Pesce, per quanto discreto, era uno dei più forti alpinisti italiani del momento. Sicuramente era qualcuno che alle parole preferiva l’azione. 41 anni, originario di Novara, si è trasferito a Chamonix all’età di 19 anni seguendo la sua grande passione per l’alpinismo. In un’intervista pubblicata sull’annuario UP Climbing 2014, Corrado racconta:

Si può dire che a prima vista ciò che salta all’occhio di Chamonix è il lusso, il turismo, l’affollamento, ma per me tutto questo è solo come una cortina di nebbia al di là della quale esiste un posto incredibile con un’eccellente energia, dove si sente molto il peso della storia.

Il terreno prediletto di Korra era il ghiaccio/misto difficile in alta montagna. Ha al suo attivo scalate sia sulle Alpi che sui varie catene montuose extraeuropee, ma molte delle sue imprese sono state realizzate nel massiccio del Monte Bianco e specialmente sui Dru e sulle Grandes Jorasses, le sue montagne preferite. Da ricordare per esempio: nel 2012, con Jeff Mercier, la prima ripetizione e prima invernale della Diretta Cecoslovacca sulla ovest del Petit Dru; nel 2014 la prima la salita solitaria, in poco più di due ore, della combinazione delle due Voie Polonaise (la Voie Polonaise 1970 di E. Krobak, J. Poreba, W. Wroz, luglio 1979 e la Voie Polonaise 1975 di J. Kukuczka, W. Kurtyka e M. Lukaszewski, agosto 1975) e, dopo una ventina di giorni, la ripetizione con Martin Elias della Directe de l’Amitié, una delle vie più impegnative e meno frequentate della parete nord, che eccezionalmente ha visto un’ulteriore ripetizione solo pochi giorni fa.

Korra ha anche aperto nuove linee di misto moderno sulle Aiguilles de Chamonix, un luogo dove tracciare qualcosa di nuovo è ormai molto difficile. Insieme a Jeff Mercier, un altro fuoriclasse per questa disciplina, ha aperto anche una via in Dolomiti, al Pordoi: Ghost Dog (800 m, WI6, X, R, M5, 6a). 

Dopo qualche anno di attività a Chamonix, a conferma della sua affermazione come atleta di altissimo livello, Corrado Pesce è diventato guida presso la celebre e selettiva Compagnie locale.

Oltre al Monte Bianco, un altro grande polo di attrazione per Korra erano le montagne patagoniche dove ha ripetuto, tra le altre, la Via dei Ragni sul Cerro Torre e realizzato, anche in questo caso con Tomás Aguiló, la prima ripetizione della durissima Psycho Vertical alla Torre Egger (Janez Jeglic, Silvo Karo, Francek Knez).

La Patagonia è come una calamita per me. Quelle montagne hanno un qualcosa di magico, il semplice fatto di poterle toccare è come un regalo divino. In Patagonia la roccia e il ghiaccio sono eccezionali e queste torri con i loro funghi sommitali per me sono il non plus ultra in alpinismo. Il semplice fatto di poter immaginare linee improbabili, di contemplare pareti sperando di poterle salire un giorno, mi fa molto bene.

Prima dell’incidente che gli è stato fatale, Corrado è riuscito a tracciare una nuova via sulla parete Nord del Cerro Torre, realizzando così uno dei suoi più grandi sogni di sempre.

MR

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