DOPPIETTA D15 PER MATTEO PILON - Up-Climbing

DOPPIETTA D15 PER MATTEO PILON

Heritage D15, A Line Above the Sky D15 flash

Matteo Pilon ha ottenuto un doppio successo in dry salendo Heritage D15 e A Line Above the Sky D15 flash.

Heritage si trova alla Tana dell’Orso, a Longarone, ed è una via intensa di 20 rinvii. A Line Above The Sky non ha bisogno di presentazioni: tracciata dal compianto Tom Ballard nella grotta di Tomorrow’s World, conta circa 25 rinvii e 45 metri di cui 30 in tetto orizzontale.

Pilon è riuscito a salire entrambe in circa 25′ utilizzando lo stile “classico” (ovvero con Yaniro). Di seguito il suo racconto.

Quella settimana di metà marzo è stata molto importante per me. La rivincita di una stagione sfortunata e altalenante nonché la chiusura di un ciclo iniziato alcuni anni fa, quando per la prima volta presi in mano un paio di piccozze.

Nel novembre del 2016 alla Tana dell’Orso infatti la linea di Heritage esisteva già. Era stata attrezzata da quegli stessi amici che nel drytooling mi stavano battezzando, con la speranza che il grande Tom Ballard, allora leggenda di questa disciplina (e da quel giorno mio eroe personale), venisse a liberarla.

Una linea mastodontica, senza soluzione di continuità, che si arrampicava fino alla sommità di questa grotta enorme, lungo il suo lato più assolato e strapiombante. Tom purtroppo non ebbe mai la possibilità di provarla e io, dopo qualche ricognizione durante questi anni, avevo constatato che nelle attuali condizioni non era praticamente salibile.

Così questa stagione, 7 anni dopo quel primo giorno, ho deciso di rimontare le corde fisse e trascorrere un paio di giornate a sistemarla per renderle l’onore che meritava.

Nel frattempo iniziavo a vedere ottimi progressi nelle sessioni di allenamento e, grazie agli esperimenti con una dieta particolare e alcune modifiche alle routine, gli albori del ritorno a quella forma fisica dell’anno passato che avevo ricercato invano per tutta la stagione. Sabato 11 marzo sono perciò salito alla grotta “di casa” per terminare questo lungo progetto e, dopo un paio di buoni tentativi di ricognizione, al terzo ho portato a casa l’obiettivo regalando alla Tana dell’Orso la via Heritage D15, la prima per quel grado.

Una dura lotta sotto il sole di quei pomeriggi sorprendentemente caldi trascorsa, per lo più, pochi metri sotto alla catena, provando e riprovando l’interminabile lancio finale. Per poi essere pervaso da un piacevole senso di chiusura, lassù da solo, in cima alla grotta con il sole appena tramontato alle spalle quasi a voler sottolineare l’ironia del momento.

Foto Luca Battocchio

 

Ma un altro fantasma aleggiava nell’aria in quel lontano primo giorno. Il mito di un’altra via che da poco aveva scosso il mondo del drytooling, il capolavoro di Tom, A Line Above the Sky. Un tetto perfettamente orizzontale di 30 metri (al tempo erano 50), il primo D15 al mondo.

Sulle spalle di quel gigante iniziava la mia travolgente passione per questa disciplina che negli anni a seguire, tra sogni e progetti, mi avrebbe convinto a dedicare la mia vita ad arrampicata e alpinismo. Quella grotta si trovava fatidicamente sulla Marmolada, a un’ora da casa mia. Ma ospitando solamente itinerari estremi, era difficile organizzarsi tra comuni mortali per andare a esplorarla e, per un paio d’anni, ci sono solamente passato davanti, frenato da un terrore reverenziale. L’occasione è però arrivata nel 2019 con la conoscenza di Liam Foster, un giovane molto forte del Colorado che in quella primavera è stato mio ospite per diverse settimane mentre provava questo mostro di via. Allora ero solo un principiante, scalavo ancora con scarponi e ramponi, ma conoscevo abbastanza il mio corpo da intuire, magari per arroganza o semplice ingenuità, che avrei potuto provarla flash. Mi sembrava una sfida rivoluzionaria e avvincente e presto me ne convinsi. Stagione dopo stagione ho frequentato Tomorrow’s World e proprio lì ho stretto grandi amicizie con atleti provenienti da tutto il mondo, sempre dovendo evitare le tante linee che intersecano quella via e le altrettante connessioni. Con l’unica eccezione di Oblivion che la taglia esattamente a metà e ne condivide un singolo movimento e che, proprio quella primavera, è stato il mio primo D14. Il mio primo passo nella Big League. A voler essere pignoli questo dettaglio va ad intaccare la purezza del “flash” (chiamatelo “al primo giro” se volete) ma nella pratica un movimento su 50 è un dettaglio così piccolo che non modifica la completezza di questa sfida personale. Difficoltà che comunque risiedeva in tutt’altri aspetti.

Quello del flash è un gioco spietato ma elettrizzante. Soprattutto quando attendi da cinque anni il momento giusto per quell’unica possibilità che può svanire per un dettaglio. È facile cadere in un pipe dream e rimandarlo all’infinito per la paura di fallire. Lanciarsi su un tetto orizzontale di 30 metri, sapendo di dover navigare a intuito e in velocità tra le tante prese e molteplici combinazioni (innanzitutto cercando i buchi sulla roccia e poi per esempio provando a evitare le prese troppo tecniche che potrebbero saltare se non le si conosce bene), non è cosa facile. Richiede convinzione, tecnica, tante rinunce e la rara capacità di non dubitare delle proprie scelte che in quelle situazioni ti arrivano a raffica da tutte le direzioni e possono facilmente travolgerti. Un’abilità effimera il cui allenamento è stato il main focus di tutta la mia stagione. C’è una clessidra inesorabile che è data dalla gravità e dalla tua forma fisica e nonostante il grande lavoro di studio, tra appunti e video, la tridimensionalità di quella situazione a testa in giù rende difficile seguire il filo logico che hai nella testa. Io la soluzione, come sempre, l’ho trovata nel controllo del respiro.

Alla fine si è rivelata un’esperienza straordinaria e mi ci vorrebbero pagine per raccontare gli alti e i bassi di quella mezz’ora, i dubbi che ho dovuto scacciare, gli errori, le soluzioni, le fortune. Quella sorta di presente enfatizzato, quasi in slow motion, di cui a distanza di giorni ricordo ancora ogni attimo e ogni sfumatura di emozione. Un’esperienza che è sfociata in un’euforia rara e un senso di completezza che da soli ripagano ogni sacrificio sul lungo viaggio che a quella catena mi ci ha condotto. Una gioia che auguro ad ognuno di provare almeno una volta nella propria vita e che, sembra un cliché ripeterlo, davvero non sarebbe stata possibile se una serie di persone non avesse creduto in me investendo il suo tempo in queste mie illusioni e follie (loro sanno chi sono).

Oltre a quegli sponsor senza i quali, soprattutto quest’anno, non potrei permettermi nemmeno queste emozioni semplici ma trascendentali che la natura ci nasconde in ogni angolo delle nostre montagne. In fondo niente è ridicolo e niente è impossibile.

Foto Luca Battocchio

 

MR. Informazioni fornite da Matteo Pilon. Immagini Luca Battocchio.

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