24 Lug Eiger, parete Nord
Eiger, l’Orco, e quella parete Nord che ne riassume in fondo tutta l’essenza. Perchè forse non c’è altro caso in cui una parete racchiude così pienamente il significato di una montagna intera. E’ vero, si dice Marmolada e si pensa alla Sud; si dice El Capitan e si pensa al Nose (ma anche a tanto tanto altro), ma se dici Eiger intendi solo ed unicamente Nord dell’Eiger.
Una parete rimasta a lungo un dei “problemi” delle Alpi. Tentata da molte cordate di cui solo alcune riuscirono a tornare a casa ma in netta minoranza. Un primo tentativo ebbe luogo nel 1934 da parte di Willy Beck, Kurt Löwinger e Georg Löwinger, che si ritirarono. Nel 1935, Karl Mehringer e Max Sedlmeyer tentarono l’ascesa ma, bloccati da una bufera, perirono e da allora quel posto prende il nome di “bivacco della morte”. Nel 1936, due cordate distinte, Andreas Hinterstoisser e Toni Kurz dalla Germania, e Willy Angerer ed Edi Rainer dall’Austria, dopo essersi trovati in parete, si unirono per raggiungere la vetta insieme. Andreas Hinterstoisser riuscì a compiere una traversata estremamente esposta e pericolosa che da allora porta il suo nome ma poco dopo Angerer fu colpito da una violenta scarica di sassi e rimase seriamente ferito.
Al quarto giorno, i quattro decisero di ritirarsi ma, a seguito del peggioramento del tempo e delle condizioni di Angerer, il passaggio a ritroso della Traversata Hinterstoisser fu impossibile. Si decise per un’altra via che risultò però fatale. Colpiti da una valanga, Angerer, Rainer ed Hinterstoisser morirono praticamente subito mentre Toni Kurz, dopo una spaventosa notte passata in solitudine sulla parete, morì di sfinimento il giorno successivo. I soccorsi erano in realtà partiti e avevano addirittura raggiunto Kurz sfruttando un tunnel ed un’apertura sulla parete ma utilizzarono una corda troppo corta per il recupero! Mancavano pochi metri per raggiungere un Kunz ormai stremato. Le vicende di questa cordata sono narrate nel bellissimo film “Nordwand”.
Il 24 luglio 1938, 75 anni fa, Anderl Heckmair con i compagni Harrer, Kasparek e Vörg riuscirono a superare quei micidiali tratti di roccia marcia e cadente e tratti di ghiaccio perenne che avevano respinto tante squadre, diventando la prima cordata a raggiungere la cima dell’Orco.
Da allora molte ripetizione sono state fatte e l’Eiger ha visto sulla propria parete Nord alpinisti come Lionel Terray (prima ripetizione con Louis Lachenal), Hermann Bhul, Gaston Rébuffat, Riccardo Cassin, Walter Bonatti e molti altri grandi alpinisti che ci scusiamo se non nominiamo in questo contesto per motivo di spazio.
Nel 1962, Armando Aste, Pierlorenzo Acquistapace, Gildo Airoldi, Andrea Mellano, Romano Perego e Franco Solina fecero al prima salita italiana.
In tempi più moderni, nel 1992 Catherine Destivelle realizzò la prima solitaria femminile, per di più in inverno, in circa 17 ore mentre solo pochi anni fa, nel 2008, lo svizzero Ueli Stech ha salito la via Heckmair in velocità, impiegando 2 ore, 47 minuiti e 33 secondi. Particolare anche l’impresa di Dean Potter che nel 2011 tentò la salita della via Deep Blu Sea completamente slegato e con il paracadute, facendo conoscere al mondo intero il Free BASE, l’unione di free solo e BASE jumping.
Come già detto, l’Eiger meriterebbe molto più spazio, così come tutte le persone che ne hanno segnato la storia e che qui, mi scuso, non ho inserito ma certamente altre vicende saranno ancora da raccontare in futuro. L’Orco farà ancora parlare di sè.
Stefano Michelin

