22 Ago LA MONTAGNA DEVE RESTARE UNO SPAZIO DI LIBERTÀ
Né cauzione né sanzione né autorizzazione, ma informazione e responsabilità
La montagna deve restare uno spazio di libertà: è questo l’appello lanciato da La Chamoniarde, dal Club Alpino francese e da altre istituzioni e personalità del mondo della montagna in una lettera aperta pubblicata su vari giornali e siti francesi.
Il testo fa riferimento principalmente all’ambiente dell’alpinismo francese, ma il tema è estremamente attuale anche in Italia dove, soprattutto in seguito al disastro della Marmolada, si è diffusa una sorta di “panico” che ha portato alla moltiplicazione dei divieti di transito sulle vie e nei territori d’alta montagna.
Se la cauzione per il soccorso alpino non è un’ipotesi per l’Italia, dove il recupero degli alpinisti è in molti casi già a pagamento, tutto il resto del testo qui sotto riportato fornisce alcuni spunti di riflessione interessanti.
La montagna deve restare uno spazio di libertà e di assunzione – responsabile, consapevole – del rischio, perché senza libertà e senza rischio l’alpinismo è morto.
Le alte temperature e la siccità che imperversano quest’estate in tutta la Francia hanno un forte impatto sull’alta montagna. Con temperature sopra lo zero per diverse settimane sopra i quattromila metri d’altitudine, questo ambiente è ancora più colpito degli altri dagli effetti del riscaldamento globale.
In questo contesto, il turbamento suscitato da alcuni tragici incidenti verificatisi durante la pratica dell’alpinismo in alta montagna ha alimentato nelle ultime settimane la tentazione di imporre una regolamentazione più coercitiva dell’alpinismo, dall’istituzione di un “permesso d’ascensione” al deposito obbligatorio di una “cauzione” per beneficiare del soccorso alpino.
In quanto professionisti della montagna, funzionari eletti, personalità dell’alpinismo o semplici appassionati, chiediamo collettivamente di fare una scelta di responsabilità, umiltà e libertà. Questi valori sono alla base dell’inclusione dell’alpinismo nell’Unesco come parte del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, avvenuta nel 2019.
È con questo spirito che Gérard Devouassoux [1940-1974, morto alle pendici dell’Everest], guida e primo vicesindaco, fondò, a Chamonix (Alta Savoia), nel 1972, l’Office de Haute Montagne (OHM) di cui si celebra il 50° anniversario, dopo un anno buio con quarantacinque morti solo nel massiccio del Monte Bianco. Queste le parole di Devouassoux:
«Non dobbiamo reprimere o imporre alcun tipo di obbligo. Occorre invece informare per prevenire, mettere le conoscenze dei professionisti al servizio dei “senza guide”, dare informazioni sullo stato attuale della montagna, sulle difficoltà di ogni via, sull’evoluzione delle condizioni meteorologiche».
Da cinquant’anni autorità pubbliche, professionisti della montagna, soccorritori e scienziati, club alpini e associazioni sportive lavorano insieme per prevenire al meglio gli incidenti informando, consigliando, guidando e formando senza mai cadere nella trappola normativa. In tutto l’arco alpino, alcune vie normali d’accesso alle grandi cime più emblematiche sono oggi fortemente sconsigliate. Questo non significa la fine dell’alpinismo estivo.
Per quanto riguarda il cambiamento climatico, i protagonisti del mondo della montagna continuano ad adattarsi. Le guide osservano, valutano, consigliano e rinnovano la loro offerta per continuare ad offrire esperienze di montagna indimenticabili. Club alpini, associazioni sportive e alpinisti dilettanti stanno intraprendendo la stessa strada di adattamento e responsabilità.
Numerose belle vie di roccia restano praticabili. In alcuni casi, pur essendo accessibili, richiedono maggiori capacità tecniche ed esperienza. Diamo fiducia a coloro il cui mestiere consiste nel valutare ogni giorno le condizioni e decidere per la cordata, da guidare su itinerari dove il rischio non è aumentato.
Ferma restando la necessità di adattarsi, non lasciamoci influenzare dal sensazionalismo dei mezzi di comunicazione, fatto per colpire la mente delle persone e minacciare il naturale desiderio di esplorare. La montagna deve rimanere uno spazio di libertà di fronte alla tentazione della “sicurezza assoluta”. La pratica dell’alpinismo non può essere subordinata all’ottenimento di un permesso nelle Alpi francesi, culla di questa disciplina secolare che ha visto i suoi protagonisti, dilettanti e professionisti, plasmare e trasmettere un vero e proprio patrimonio culturale, un’arte di sopravvivere fugacemente in un contesto naturale ostile, di tracciare il proprio cammino alla conquista dell’inutile, in libertà e responsabilità. Difendiamo il modello del soccorso alpino in Francia.
Fin dalla loro creazione, più di sessant’anni fa, i plotoni di gendarmeria d’alta montagna (PGHM) e il CRS Montagne [organismi di soccorso in montagna francesi] soccorrono e salvano vite insieme alla Sécurité civile, senza discriminazioni o gerarchizzazione delle responsabilità di fronte all’imprevedibile. Già la circolare del 1958 sull’organizzazione del soccorso alpino, sostituita da quella del 6 giugno 2011, precisava che la loro assistenza, ora professionalizzata, era gratuita in quanto a carico dello Stato.
È la nobiltà della nostra scelta della società, della ridistribuzione sociale delle sue ricchezze e della dedizione di ciascuno dei suoi componenti per consentire a tutti di poter beneficiare del soccorso in ogni circostanza, nella vita quotidiana o nel tempo libero. Né cauzione né sanzione né autorizzazione, ma prevenzione, comunicazione e responsabilità.
Una società priva di rischi non avrebbe più alcun motivo di restare unita. Saper accettare il rischio, impegnarsi ad affrontarlo, tendere a ridurlo senza mai domarlo del tutto, questa è la grandezza del compito dell’uomo e dell’alpinista.
I firmatari: Julien Bailly, presidente de La Chamoniarde, prevenzione e soccorso in montagna; Bénédicte Cazanave, Presidente della Federazione francese dei Club alpini e di montagna; Eric Fournier, sindaco di Chamonix-Mont-Blanc; Olivier Greber, presidente della Compagnie des guides de Chamonix; Christian Trommsdorf, presidente del Groupe de haute montagne.

Alba sul Monte Bianco. Foto Andrea Caramello-unsplash
MR. In copertina: la lettera aperta in versione originale

