10 Feb Nanga Parbat in inverno
Giungono notizie dalle spedizioni sul Nanga Parbat. Dal campo base, Emilio Previtali ci ragguaglia sulle condizioni della spedizione fino a questo punto, dopo il tentativo, saltato, del giorno scorso da parte di Simone Moro e David Goettler.
Emilio, come sono andate le cose fino ad ora?
C’è stato un primo tentativo alla cima, abortito prima di C2. Le previsioni nella realtà non coincidevano esattamente con la realtà, può capitare. C’era troppo vento. E’ un gioco di pazienza a questo punto, andiamo verso il brutto tempo e la parte dell’inverno caratterizzata da precipitazioni più copiose, da adesso in avanti sarà anche questione anche di fortuna, riuscire ad avere almeno tre quattro giorni di tempo non troppo freddo e con vento sopportabile. Non si può camminare sulla cresta oltre i 6000m se il vento è troppo forte.
Come vi sentite? Tutto ok acclimatamento e vita al CB e negli altri campi?
L’acclimatamento di Simone e Davide è ottimo, si muovono in quota in velocità e recuperano bene, mi pare. Il mio acclimamento non è paragonabile al loro perché rimango molto tempo al CB ma il mio compito è quello di assisterli e di raccontare e al limite farmi una discesa da C2, se ci sarà neve abbastanza. Il campo base è allestito bene, è freddo nelle notti di cielo sereno ma si sta bene. Ho la sensazione che al freddo, veramente, ci si abitua. Adesso i -15C mi fanno un baffo. Non pensavo.
Simone e David come si sentono?
Simone e David vanno in montagna insieme da poco ma sono molto affiatati, sembra che scalino insieme da anni. Sono molto motivati e si muovono bene insieme sulla montagna, cosa molto importante su un 8000. Su queste montagne si viaggia poco in cordata ma bisogna essere, a tutti gli effetti, un team, e loro lo sono.
E per te com’è stata questa esperienza fino ad ora?
E’ una esperienza interessantissima, non solo dal punto di vista alpinistico e della montagna – la parete Rupal è bellissima – ma anche dal punto di vista del lavoro che sono venuto a fare qui cioè raccontare questa spedizione. Sto imparando un sacco di cose. Il modo in cui vedo propagarsi le informazioni da qui mi mostra inequivocabilmente che il modo “classico” di comunicare di certi giornali o testate e di un certo tipo di media è in declino. Pescano le informazioni da siti internet o da twitter e spendono più energie ad occultare le fonti originali che a verificare le notizie. Questo significa fondamentalmente due cose: che la forza delle notizie allo stato attuale risiede più nella potenza del canale di comunicazione che nella energia della notizia stessa; e che chi si occupa di comunicare in prima persone la propria attività – come fanno da sempre gli alpinisti, per necessità o piacere e come sono stato chiamato a fare io da qui – se svolgono bene questo lavoro in un prossimo futuro si potranno prendere delle enormi soddisfazioni. E a me questa pare una ottima notizia, per gli alpinisti e per l’alpinismo.
Dal sito di Nardi invece, apprendiamo che Daniele è salito fino a 5000m aprendo una traccia ma poi è ridisceso, passando una notte molto fredda a bassa quota. Le temperature rigide sono ciò che più preoccupa Nardi: "Spesso c’è il sole e la neve che butta giù non sono le metrate dell’anno scorso però le temperature sembrano molto più rigide anche a quote più basse e questo fa trasformare tutto molto più lentamente e quindi si fa proprio fatica ad avvicinarsi alla montagna. Se fa troppo freddo andare in alto è quasi proibitivo. E’ il momento di avere pazienza e massima attenzione. Continuiamo così senza fretta con un andamento lento ma costante. Oggi sullo sperone Mummery si sono abbattute due valanghe, una delle quali veramente enorme."
Fonte
Emilio Previtali dal campo base
www.danielenardi.org

