SOLE E CALDO IN ALTA QUOTA - Up-Climbing

SOLE E CALDO IN ALTA QUOTA

Pericoli in agguato e misure preventive

La stagione dell’alpinismo estivo è cominciata e, durante le lunghe giornate di giugno e luglio, anche in alta quota occorre a volte fare i conti con sole e caldo. Di seguito un approfondimento sui pericoli del calore e del sole intenso dell’alta montagna redatto dal Collegio Nazionale delle Guide Alpine italiane.

Il sole in montagna è più cattivo? Sì, perché l’intensità dei raggi solari è più intensa. I pericoli dietro l’angolo sono colpi di calore, oftalmie, scottature che possono sfociare nel lungo termine in tumori della pelle. Abbiamo approfondito l’argomento con due Guide Alpine: il dott. Antonio Prestini, dirigente Medico Dipartimento Prevenzione APSS Trento, responsabile Ambulatorio Medicina di Montagna, e Lorenzo Iachelini, gestore di un rifugio alpinistico: ci hanno dato informazioni importanti che chi frequenta l’alta quota dovrebbe tenere presente.

La montagna, se affrontata nel modo corretto, è sempre fonte di benessere ed è un’esperienza salutare per corpo e mente. Ma dev’essere affrontata con consapevolezza e seguendo i consigli degli esperti, per prevenire i rischi che l’ambiente comporta. I problemi legati all’esposizione al sole sono spesso sottovalutati. Raramente sono acuti, come nei casi di colpo di calore, disidratazione o scottatura importante, più spesso sono lievi, ma possono provocare danni seri nel lungo termine.

“Alcune statistiche raccolte dai tour operator indicano un aumento dei turisti che si lamentano del troppo caldo per camminare in estate – racconta Iachelini, gestore del rifugio Dorigoni, situato a 2436 metri in Val di Rabbi (TN) –. Il sole è sempre più “cattivo”, vedo con i miei occhi che è pericoloso sottovalutarlo: le scottature sono un problema diffuso, specialmente tra le persone che arrivano dal Nord Europa, abituate all’idea che l’aria aperta sia tutta salute e ad esporsi al sole senza protezione. Ma bisogna comportarsi secondo le evidenze, non secondo le proprie opinioni”.

Iachelini fornisce alcuni suggerimenti interessanti per valutare la situazione in quota prima di una gita. “Su alcuni siti meteo sono disponibili mappe della radiazione solare giornaliera che indicano l’intensità dei raggi UV: ad esempio, a 3000 metri con bel tempo, può essere superiore a 8 e la raccomandazione in questo caso è già di non esporsi al sole. Berretto, occhiali e crema messa ripetutamente sono quindi la base da cui partire, non un optional. Come cappello consiglio quello a falda larga che fa ombra, soprattutto per i bambini”.

“Per andare in montagna non c’è un “consiglio geniale” – conclude Iachelini – ci vogliono tanti piccoli accorgimenti che permettono di viverla appieno, riducendo i rischi. La montagna può dare molte soddisfazioni ma è un ambiente ostile per tanti aspetti e dobbiamo imparare a conoscerla. Bisogna cambiare mentalità, senza terrorismo e cercando di essere concreti. Auspico anche investimenti in ricerca e sviluppo nell’abbigliamento tecnico da montagna, che oggi porta raramente indicazione sulla protezione dai raggi UV, invece presente in molti capi tecnici da mare o da ciclismo”.

Intervista al dott. Antonio Prestini, dirigente Medico Dipartimento Prevenzione APSS Trento, responsabile Ambulatorio Medicina di Montagna, Guida Alpina.

Dottor Prestini, è vero che in montagna il sole “fa più male”?

Sì, perché l’intensità dei raggi solari, in montagna, aumenta di circa il 10 per cento ogni 1000 metri di dislivello a causa della rarefazione dell’atmosfera. Su ghiacciaio o sulla neve, i raggi sono più pericolosi perché riflettono fino all’80% degli ultravioletti amplificandone l’effetto.

Quali sono i pericoli a cui si va incontro?

Il pericolo dei raggi solari è soprattutto per la pelle e gli occhi. Sulla pelle possiamo avere le classiche scottature che vanno dal semplice eritema, ossia scottature di I grado, alle vere e proprie bolle, ossia scottature di II grado.

Sono danni a lungo termine?

La scottatura in sé guarisce completamente. Però aver avuto ripetute scottature può costituire un fattore predisponente allo sviluppo di alcuni tumori della pelle.

Quali altri pericoli possono dipendere dal sole?

I danni all’occhio sono costituiti da una vasta gamma di disturbi, che iniziano da una banale congiuntivite, fino ad arrivare a una cecità temporanea da neve, ad esempio se si va su ghiacciaio senza occhiali per alcune ore. In rari casi si rischia anche la riattivazione di una cheratite herpetica nei soggetti predisposti. È una patologia che va curata in ambiente specialistico, che si manifesta con una forte congiuntivite che non passa, associata a disturbi della vista. Il terzo tipo di danno provocato dall’esposizione al sole senza protezione è l’herpes delle labbra. Sì, il virus si riattiva per diverse cause, i raggi ultravioletti sono un fattore scatenante.

Quale prevenzione usare?

La prevenzione deve essere molto accurata e va fatta con creme solari che devono essere di qualità, ad alta o altissima protezione a seconda del fototipo della persona: dal fattore 50 in su. La crema va applicata prima dell’esposizione al sole, e ripetutamente ogni due o tre ore. Bisogna aver cura di applicarla su tutte le parti esposte.

Quali altri consigli può dare per proteggersi?

Per gli occhi ci vogliono occhiali da sole con paraocchi laterali, perché quelli che usiamo solitamente non danno la massima protezione; quelli da ghiacciaio sono fatti in modo da proteggere l’occhio anche dalle infiltrazioni laterali del sole, senza appannarsi. Bisogna usare obbligatoriamente un berretto da sole, con paraorecchie per proteggere le orecchie da scottature, o con tesa larga che aiuti a tenere più in ombra tutta la faccia e il collo. Questo è evidente in alta montagna, dove la faccia è l’unica parte scoperta, ma forse non è superfluo dirlo, bisogna proteggere ogni parte del corpo: se siamo a 2500 metri, fa caldo e ci mettiamo per due ore a torso nudo al rifugio, rischiamo di ustionarci completamente.

Quando invece si rischia il colpo di calore?

La termoregolazione è un meccanismo del nostro organismo che ci permette di rimanere a 36°, più o meno 0,5°. In ogni momento della nostra vita l’organismo lavora per l’omeostasi della temperatura, ma quando non riusciamo a mantenerla, si sviluppano situazioni molto pericolose per la vita, quali l’ipotermia o l’ipertermia.

Il colpo di calore può svilupparsi quando svolgiamo attività fisica intensa in giornate calde e particolarmente umide e non riusciamo a diminuire la temperatura del nostro corpo tramite la sudorazione, soprattutto se portiamo vestiti non traspiranti. I primi sintomi sono affaticamento, senso di sete, malessere, vertigine, ma si può arrivare a situazioni estreme come il coma. Ci si deve fermare, mettere al riparo dal sole e bere molta acqua. Attenzione a bambini ed anziani che avvertono poco i primi sintomi del colpo di calore e che più spesso sviluppano forme gravi.

Ci sono categorie più a rischio di altre?

Per le scottature le persone con pelle chiara sono più a rischio di altre e devono essere particolarmente attente ai mezzi di protezione contro i raggi solari. I bambini devono essere protetti fin dai primi mesi di vita perché i danni solari contratti nell’infanzia possono avere poi sviluppi nel corso della vita. Le persone fragili, in generale, (anziani, persone con patologie croniche) sono più a rischio per tutte le patologie legate alla montagna, come la patologia d’alta quota, l’ipotermia e la disidratazione.

Fonte: comunicato Guide Alpine italiane.

In copertina: foto di Mikhail Fetsik su Unsplash

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