PHURBI CHYACHU – VIA DEI GIAPPONESI - Up-Climbing

PHURBI CHYACHU – VIA DEI GIAPPONESI

Ripetizione in stile alpino per Rosa Morotti e Tito Arosio

Nel mese di ottobre 2024 Rosa Morotti e Tito Arosio hanno ripetuto in stile alpino la Via dei Giapponesi al Phurbi Chyachu, 6637 m, nello Jugal Himal (Nepal).

Linea di salita. Foto Arosio/Morotti

Rosa Morotti racconta:

«Il nostro obiettivo era trovare una montagna non troppo alta in una zona tranquilla e poco affollata. Consultando l’American Alpine Journal, abbiamo trovato un luogo interessante: la valle Jugal Himal. Lì una montagna ha catturato la nostra attenzione: il Phurbi Chyachu».

Rosa e Tito speravano di tracciare un nuovo itinerario sul versante sud-ovest di questa cima poco conosciuta, ma, a causa delle cattive condizioni, hanno deciso di affrontare la Via dei Giapponesi, che si svolge lungo la cresta sud-ovest ed è stata aperta nel 1981, in stile himalayano, da una grande spedizione.

«L’attacco originale non è più percorribile a causa dei cambiamenti del ghiacciaio», spiega Rosa. «Noi siamo saliti tracciando una variante di 300 metri, abbastanza impegnativa, con passaggi di roccia e misto e con neve a tratti molle, dove sprofondavamo fino alla vita».

Dopo quattro giorni di salita, Rosa e Tito hanno attrezzato un bivacco a circa 6200 metri di quota e hanno deciso di salire leggeri da lì alla vetta.

Purtroppo, a causa di un malessere legato all’altitudine, Tito è stato costretto ad arrestarsi al campo, mentre Rosa è salita fino alla sommità dello sperone presso il quale culmina la via, a 6550 metri di quota. La vetta vera e propria si trova circa un chilometro più in là, al culmine di un vasto plateau, dove una gran quantità neve soffice ostacolava la progressione. Rosa ha scelto di rinunciarvi, risparmiando le energie per affrontare al meglio la discesa.

Foto Rosa Morotti

Due giorni dopo, con numerose calate in doppia, Rosa e Tito sono tornati alla base della parete.

La difficoltà della via con la variante individuata dai due alpinisti è di M5 e 80° con 1600 m di dislivello. L’ascensione è stata realizzata utilizzando solo un limitato set di protezioni: 3 friend, 10 nut e 4 viti.

«L’esperienza ci ha lasciato un senso di isolamento e selvaggia solitudine. Siamo felici e soddisfatti di aver raggiunto il nostro obiettivo: salire in stile alpino, “puro e naturale”. Proprio quello che volevamo Tito e io» conclude Rosa.

Immagini: Rosa Morotti e Tito Arosio.

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