07 Lug ROLLERCOASTER AL K7 MAIN
Matteo Della Bordella, Mirco Grasso, Luca Ducoli e Giacomo Mauri aprono “Rollercoaster” (1600m, M7, WI5+, A1) sulla sud-est del K7 in Pakistan, fermandosi sulla spalla sud per le severe condizioni.

Matteo in apertura, fonte: archivio M. della Bordella

Bivacco in quota, fonte: archivio M. Della Bordella
Tra il 24 e il 29 giugno, Matteo Della Bordella, Mirco Grasso, Luca Ducoli e Giacomo Mauri hanno firmato una notevole apertura sulla parete sud-est del K7 (6934 m), in Pakistan, battezzando la nuova linea Rollercoaster. L’itinerario si sviluppa per circa 1600 metri e 30 tiri di corda con difficoltà massime stimate in M7, WI5+ e A1, andando a intersecare la storica via giapponese del 1984 sulla cresta sud-ovest a una quota di circa 6600 metri, in corrispondenza della spalla sud. Nonostante l’obiettivo iniziale includesse la vetta principale, il team ha scelto di fermarsi sulla spalla a causa delle condizioni estremamente severe della cresta, resa instabile da enormi accumuli di neve e cornici pericolose. La parete si è rivelata molto più complessa e verticale di quanto le ricognizioni fotografiche lasciassero presagire. A questo proposito, Matteo Della Bordella racconta: “C’era una marea di neve, è stata una salita tutta di misto, con condizioni veramente difficili. Non pensavo fosse possibile salire quella parete in quelle condizioni. Alla fine, piano piano, siamo riusciti ad andare avanti perché ci abbiamo creduto. Devo ringraziare i miei compagni di spedizione, che ci hanno creduto tantissimo. Una salita molto più difficile di quello che immaginavamo”. Lo stesso Della Bordella sottolinea l’inganno della prospettiva: “Guardando una foto può sembrare una parete un po’ appoggiata, ma non è così. I tiri erano duri, ci abbiamo messo ore su ogni singolo tiro. Scalare ghiaccio verticale durissimo a 6400 metri, cambia completamente la percezione delle difficoltà: gradi che a bassa quota si gestiscono bene, lassù diventano complessi”. Riguardo alla rinuncia alla vetta aggiunge: “Ci sarebbe piaciuto arrivare in cima, e ci abbiamo provato con tutte le nostre forze. Ma sarebbe stato oltre il limite. La neve rendeva le creste e le cornici troppo pericolose: bisognava scavare per trovare il ghiaccio”. Anche Mirco Grasso difende con forza la linearità dell’azione: “Non è stato facile. Le condizioni erano pessime, ma abbiamo lavorato per tirare fuori il massimo. La via arriva in modo logico sulla spalla sud del K7 e, in ogni caso, sarebbe finita lì. Da quel punto passa l’unica via che segue tutta la cresta, quella dei giapponesi. Non ci siamo ritirati sulla spalla: siamo arrivati lì perché era la logica stessa della via a portarci in quel punto”.

Apertura, fonte: archivio M. Della Bordella

Verticalità della parete, fonte archivio M. Della Bordella
Il momento decisivo è arrivato con il crollo di una struttura instabile proprio sotto i piedi di Luca Ducoli, per il quale questa è stata “l’esperienza più bella che abbia fatto nella vita fino ad adesso”. Ducoli ricorda i brividi di quegli istanti: “Peccato non essere arrivati in cima, ma viste le condizioni abbiamo fatto la scelta giusta. Quando si è staccata mi sono spaventato davvero. Stavo per mettermi in piedi sulla cresta e, mentre spicozzavo, è crollata dall’altra parte. In quel momento ho avuto la certezza che tornare giù fosse la scelta giusta. Sarebbe stato bello andare in cima, ma è stato giusto così”. Infine, Giacomo Mauri inquadra il tutto come una preziosa lezione per l’avvenire: “La speranza era quella di dare tutto, ed è bello sapere che in futuro possiamo fare ancora altro”. Secondo lui, al tentativo è mancata “la ciliegina sulla torta”, ma non la sostanza: “La torta c’era. Durante la spedizione ci siamo mossi bene in tutte le fasi. Il tentativo lo abbiamo costruito, e costruirlo bene è fondamentale per poter replicare questo tipo di esperienza nelle prossime spedizioni”. Mauri conclude evidenziando come l’essenziale sia farsi trovare pronti: “Trovare le condizioni giuste è la parte più difficile, perché non dipende da te. Quello che puoi fare è partire preparato, con il giusto acclimatamento, pronto a salire, con il materiale organizzato e settato nel modo corretto. Molti dicono che, se riesci a salire una montagna all’inizio, hai anche fortuna. Ma la cosa importante è capire e imparare come costruire un tentativo”.

Relazione della via, fonte: archivio M. Della Bordella

K7, fonte: archivio M. Della Bordella
Foto di anteprima: Selfie alla fine della via, fonte: archivio M. Della Bordella

