03 Gen THE OGRE’S SON
La webserie che racconta la spedizione di Della Bordella, Schüpbach, Cazzanelli e Welfringer
Sono on line da oggi sul canale YouTube di Karpos entrambe le parti di “The Ogre’s Son”.
La mini webserie racconta la spedizione di Matteo Della Bordella, Silvan Schüpbach, François Cazzanelli e Symon Welfringer, che hanno tentato prima l’inviolato spigolo est dell’Ogre e che hanno tracciato poi una nuova via sul Baintha Kabata, il “Figlio dell’Ogre”.
Il pilastro est dell’Ogre è una delle grandi sfide del Karakorum. Un’ascensione già tentata da una ventina di spedizioni, nessuna delle quali è mai riuscita a vincere questa linea magnetica. Matteo Della Bordella, Silvan Schüpbach, François Cazzanelli e Symon Welfringer ci hanno provato nell’estate 2023, sognando di tracciare una via “a goccia”, dritta e logica, fino alla cima est dell’Ogre (7150 m), anch’essa inviolata.
Ma nulla è andato secondo i piani. Un tentativo infruttuoso ha ricacciato i quattro al campo base sotto una forte nevicata. Il maltempo ha imperversato per settimane, costringendo gli alpinisti a stare chiusi nelle loro tende, sconfortati e pronti a fare i bagagli per casa.
Una sera però Silvan Schüpbach propone un “piano B”. C’è una “piccola” montagna lì, di fianco all’Ogre. Si chiama Baintha Kabata (Figlio dell’Ogre in lingua Urdu) e raggiunge i 6250 metri d’altezza. A battezzarla sono stati gli autori della prima ascensione, Colin Haley e Maxime Turgeon, nel 2008. Della Bordella, Schüpbach e Welfringer decidono di sfruttare una breve pausa del maltempo e, in due giorni, aprono “The Alien Face”, una linea che raggiunge la difficoltà massima di 7b. «Due giornate fantastiche che ci hanno permesso di rientrare in Italia con il sorriso sulle labbra e una via tecnica e verticale» commenta Della Bordella. «Di sicuro vorrei tornare a mettere mano sulla roccia dell’Ogre, ma non sarà certamente la mia prossima spedizione». Giornate e settimane di inattività in uno degli ambienti più severi che si conoscano. Lunghe, a volte snervanti attese. Chi tornerebbe? Ma ancora una volta la montagna ha imposto il suo più grande insegnamento: saper attendere.
Foto di copertina coll. Della Bordella, Schüpbach, Cazzanelli, Welfringer da comunicato stampa

