28 Mag DA BRUXELLES IN POI… QUALCOSA SI MUOVE!
Ai microfoni di Climbing Radio facciamo il punto della situazione con Marzio Nardi su quanto si è mosso e quanto si sta portando avanti sulla questione israliana/palestinese nell’ambito dell’arrampicata.
Sulle pagine di questo sito e su Climbing Radio, abbiamo sempre dato spazio alla delicata questione israeliana in relazione agli aspetti sportivo-arrampicatori che le erano connessi.
Più volte ne abbiamo parlato con Marzio Nardi, da sempre impegnato in prima linea nella battaglia per il popolo e i climber palestinesi e abbiamo presentato le sue diverse iniziative in tale ambito, da ultimo la petizione per chiedere alla FASI di portare avanti istanza presso la World Climbing per l’esclusione degli atleti israeliani dalle competizioni internazionali.
Di tale questioni ne abbiamo parlato anche con il presidente stesso della WC, Marco Scolaris, che ci ha spiegato tutte le delicatezze e le complessità di questa situazione, nonché gli errori commessi nella precedente gestione degli atleti russi.
Da allora le cose sono andate avanti: nonostante la petizione non abbia raccolto un numero soddisfacente di firme, ha avuto comunque successo e la FASI ha portato la questione al tavolo della WC. Ad un livello più ampio, a livello internazionale le cose si sono smosse sempre di più e movimenti come Climbers for Palestine si stanno organizzando ad una scala sempre più ampia in diversi paesi, con l’organizzazione di manifestazioni anche forti per richiedere sanzioni a livello sportivo per gli atleti rappresentativi della federazione israeliana.
L’atto più plateale, di grandissima importanza in tale ambito, ha avuto luogo a Bruxelles: la palestra Le Camp de Base avrebbe dovuto ospitare infatti la tappa finale della Coppa Giovanile Europea, la World Climbing Europe Youth Series. A fronte dei procedimenti giudiziari internazionali in atto contro Israele per il genocidio in Palestina e l’occupazione dei territori palestinesi, la palestra ha richiesto che gli atleti israeliani gareggiassero come atleti “neutrali”, senza maglia ufficiale, senza inno, senza bandiera. Sostanzialmente quanto viene richiesto agli atleti russi e bielorussi ormai da tempo. Tuttavia, l’ILCA, la Federazione Israeliana di Arrampicata, ha rifiutato qualunque compromesso.
A fronte di tale rifiuto, e dopo aver comunque cercato da tempo di risolvere la questione con la federazione belga e la stessa WC, il 19 maggio Le Camp de Base ha rinunciato ufficialmente a ospitare la gara, prevista per questo 30-31 maggio.
Una presa di posizione forte, importante e carica di significato e che va ben al di là delle sole questioni geopolitiche che in molti spesso ritengono che non debbano condizionare l’ambito sportivo.
Infatti, un aspetto che a molti ancora sfugge, è che l’ILCA stessa è direttamente implicata in opere di discriminazione dei climber palestinesi, sia supportando lo stesso esercito israeliano, che con iniziative volte a limitare/impedire l’accesso alle falesie ai palestinesi. Questi atti, in completa opposizione allo statuto della stessa federazione internazionale, sono ampiamente provati e documentati proprio sul sito di Climbers for Palestine.
Per il suo coinvolgimento diretto, la sua militanza e la sua profonda conoscenza di tutti gli aspetti che riguardano questa questione, abbiamo chiesto ancora una volta a Marzio Nardi un’analisi di quanto è successo in queste ultime settimane, del significato di quanto è accaduto e di quali sono i passi previsti per il prossimo futuro.
Qui sopra riportiamo l’intervista che abbiamo registrato con lui a Il Paese dei Balocchi di Climbing Radio, in cui trovare una spiegazione più ampia a quanto qui sintetizzato.
Alberto Milani

