AIRWAVE, 300 m VI+ - Up-Climbing

AIRWAVE, 300 m VI+

Nuova via sulla Torre Argentina in Vallaccia (Dolomiti)

Emanuele Andreozzi e Luca Sartore hanno tracciato Airwave, una nuova via sulla Torre Argentina in Vallaccia (Dolomiti).

Emanuele Andreozzi racconta:

«Avevo adocchiato questa linea casualmente lo scorso inverno, durante l’apertura di Misty Mountain con Fabio Tamanini. Nell’occasione scattai delle foto che, riviste al PC, mi entusiasmarono subito. Una serie di diedri e fessure arrivavano dritti in vetta a un’estetica guglia, denominata Torre Argentina, e la roccia sembrava proprio essere della migliore qualità. Era sorprendente che nessuno avesse mai salito una linea tanto logica ed evidente. Forse perché il versante su cui si sviluppa, ovvero il sud-sud-est, rimane nascosto sia dai sentieri che dalle più frequentate vie d’arrampicata».

Il 18 agosto, trovandosi inaspettatamente liberi dal loro lavoro di guide alpine, Emanuele Andreozzi e Luca Sartore hanno deciso di esplorare la linea già intuita.

«Il primo terzo di parete si rivelò un facile zoccolo che salimmo slegati. Una volta tirate fuori le corde, con due tiri arrivammo alla base del grande diedro, che avevamo adocchiato come il punto più interessante della via. Il diedrone non deluse le aspettative e Luca se lo godette passo dopo passo. Entrambe le facce del diedro erano fatte di un solido e compatto calcare grigio a buchi, tipico delle pareti di Vallaccia e Marmolada. Anche il tiro successivo inizialmente fu entusiasmante, sviluppandosi lungo un’aerea fessura dalla roccia estremamente abrasiva, peccato però che il passo chiave in uscita sullo strapiombo era decisamente friabile. Per non farsi mancare nulla, proprio in quel punto non avevo il friend della misura giusta per proteggermi, per cui fui costretto a piantare un chiodo, che per di più entrò solo a metà, rivelandosi abbastanza inutile.

Quando Luca mi raggiunse in sosta, ormai la vetta era sopra i nostri nasi, mancava l’ultimo tiro e l’orologio segnava le 12. A quel punto decidemmo, ovviamente, di terminare la via. Luca, dopo aver appurato come proseguire dritti lungo la fessura fosse troppo marcio, traversò a sinistra per accedere a un agevole camino. L’arrivo in cima fu degno di nota: quell’ultima lunghezza si svolge sul miglior calcare grigio a buchi che la Vallaccia può offrire e termina esattamente sull’omino di vetta, dove incontrammo la vecchia e arrugginita sosta della storica via Maffei-Frizzera, proveniente dal versante opposto al nostro e il cui diedro finale si inabissava dritto nel vuoto, proprio come il camino alle nostre spalle appena salito. Dunque la torre, già dotata di un profilo particolarmente accattivante, rivela anche una vetta esile e appuntita. Ritrovarci in piedi su quello spazio ristretto fu il meritato tocco finale alla nostra giornata».

La via, aperta in stile classico, segue la linea più debole della parete sud-sud-est, lungo diedri e fessure. Secondo gli apritori la nuova via, anche se non si svolge su roccia tanto perfetta quanto quella della vicina Piramide Armani, è interessante perché «È solo la terza via aperta sulla Torre Argentina, è la più agevole e, tutto sommato, su roccia abbastanza buona. Le altre due sono molto più dure e impegnative. Magari qualcuno che vuole salire questo estetico campanile, senza passare da un itinerario troppo esigente, potrebbe ripeterla, chissà…».

La roccia, costituita dal tipico calcare compatto a buchi della Vallaccia, è generalmente buona, anche se ogni tanto si incontra qualche tratto friabile, soprattutto sul secondo tiro dopo lo zoccolo. Molto belli il grande diedro del terzo tiro e la fessura del quarto.

Gli apritori chiedono agli eventuali ripetitori di rispettare il loro stile di apertura, che è il più possibile “clean”, evitando soprattutto l’uso di trapano e spit, anche alle soste.

Gruppo Monzoni-Vallaccia, Dolomiti (Trentino Alto-Adige)
Airwave
Emanuele Andreozzi, Luca Sartore, 18 agosto 2026. Prima ripetizione: Emilio Dorigatti e Marco Lecci
300 m, VI+

Materiale: classico da roccia con due mezze corde da 60 m, chiodi, martello, una serie completa di friend (fino a 3 BD), raddoppiando le misure piccole e medie (fino a 0.75 BD), una serie di microfriend, serie di nut, cordini.

Accesso: da Pozza di Fassa salire in Val San Nicolò fino al Camping Vidor (parcheggio). A piedi seguire la frequentata e turistica strada forestale con indicazioni del sentiero SAT 615, Malga Crocifisso e Rifugio Vallaccia. Arrivati a un grande bivio, svoltare a destra su una forestale meno battuta. Dopo circa 50 metri piegare a sinistra sul sentiero SAT 615 che sale al Bivacco Zeni. Dal bivacco proseguire verso sud su sentiero. Arrivati nei pressi di un piccolo canyon, abbandonare la traccia e salire per ghiaioni a destra fino alla base della torre.

Relazione: superare al meglio lo zoccolo di circa 120 metri, con passaggi di II grado e uno breve di III. Dopo aver incontrato una sosta su 2 chiodi, da utilizzare in discesa per l’ultima calata, si raggiunge un canalone. Seguirlo brevemente fino a un’evidente nicchia situata a sinistra (faccia a monte), dentro la quale si trova un’enorme clessidra, sulla quale è possibile attrezzare la sosta (ca. 2 o 3 tiri di corda fino a questo punto, attenzione alla roccia friabile). Il primo tiro della via vera e propria parte di fronte alla nicchia, sul lato opposto del canalone.

L1: attraversare il canale e raggiungere la base del tiro (chiodo). Salire in verticale, poi seguire una vaga fessura su solida roccia grigia, evitando così altre fessure più a destra, dall’aspetto friabile. Spostarsi a destra e salire in verticale su roccia delicata fino a incontrare uno spuntone con cordone. VI-, 40 m;

L2: traversare a destra facilmente, su erba e ghiaia, quindi salire a una nicchia, poi spostarsi a destra per raggiungere e scalare una fessura. Roccia a tratti friabile. Sosta su 2 ch. e cl. VI-, 35 m;

L3: scalare interamente il grande diedro, al suo termine uscire a destra (saltare la sosta su ch. e cl., attrezzata per la discesa), tornare a sinistra su solida placca a buchi e sostare in una vaga nicchia con chiodo. VI+, 40 m;

L4: dalla sosta salire a destra, proseguire brevemente in verticale su facile e splendida placca grigia, spostarsi a sinistra e raggiungere una rampa, che conduce ad una fessura su ottima roccia abrasiva. In alto la fessura diventa friabile e sul passo chiave si trova un chiodo. Sosta su 3 ch. VI+, 35 m;

L5: lasciare la fessura e spostarsi a sinistra per raggiungere e scalare un grande camino, sosta su 2 ch. V, 30 m.

Discesa: con 4 calate in corda doppia si torna velocemente alla base. Le soste di calata sono state attrezzate con chiodi classici e cordoni. Verificare sempre la tenuta degli ancoraggi, ribattendo i chiodi e, in caso di necessità, rinforzare le soste.

Dalla vecchia sosta in cima nei pressi dell’omino di vetta, scendere arrampicando facilmente in direzione est per una decina di metri, fino a raggiungere un evidente terrazzino. Da lì, girando l’angolo e tornando sul versante di salita (sud-sud-est) con un passo in spaccata, facile ma esposto nel vuoto, raggiungere una sosta di calata costituita (2 ch.). Con una calata di 55 metri aerea e a piombo si arriva alla successiva sosta con clessidra e chiodo (sosta da saltare in salita). Con una calata da 50/55 metri raggiungere lo spuntone munito di cordone, usato come sosta per il primo tiro successivo allo zoccolo. Attenzione: per arrivarci occorre traversare su erba e ghiaia, come in salita. Con una calata da 55 metri si arriva a una sosta su due chiodi, in mezzo allo zoccolo, dalla quale un’ultima calata di 60 metri conduce alla base della torre.

Gli apritori ringraziano Andrea Gremes per aver fornito i chiodi da lui prodotti artigianalmente.

Tutte le immagini: coll. Andreozzi-Sartore

Nota: l’arrampicata e l’alpinismo sono attività potenzialmente pericolose, che devono essere affrontate con esperienza e consapevolezza. Chi le pratica lo fa a proprio rischio e pericolo. Le notizie qui riportate sono state aggiornate in base alle informazioni disponibili al momento, ma vanno verificate e valutate sul posto e di volta in volta, da persone esperte, prima di intraprendere qualsiasi scalata.
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