26 Gen MISTY MOUNTAIN, 450 m, M5+/M6, IV
Nuova via sulla parete nord della Mezza Luna Monzoni-Vallaccia, Dolomiti)
Emanuele Andreozzi e Fabio Tamanini hanno esplorato la parete nord della Mezza Luna, tracciando la via Misty Mountain.
La Mezza Luna (da non confondersi con il vicino Sas da la Luna) è una struttura poco nota, non indicata sulle mappe, che si eleva immediatamente a ovest della Punta Vallaccia, alla testata della Vallaccia stessa. La zona è frequentata per l’arrampicata su roccia, con varie vie storiche e moderne, per le quali il Bivacco Zeni serve da punto d’appoggio. A differenza delle sue vicine, però, la Mezza Luna è stata poco esplorata. Oltre a quello di Andreozzi e Tamanini, l’unico passaggio noto sulla sua parete nord risale al giugno 1927, quando tre alpinisti – Harm, Paula Wiesinger e Spinger – vi tracciarono un itinerario di circa 350 metri su roccia friabile di III grado.
Emanuele Andreozzi racconta: «La caratteristica più marcata della parete nord è l’enorme gola che la solca lateralmente. Su di essa mi era “caduto l’occhio” due estati fa, durante una salita su roccia. Anche osservandola da lontano, si presentava chiaramente friabile e grondante d’acqua. Ovviamente in estate sarebbe pura follia salirla, ma inevitabilmente pensai all’inverno, quando tutta quell’acqua poteva trasformarsi in ghiaccio…».
Alla fine di dicembre 2025 Emanuele Andreozzi e Fabio Tamanini hanno deciso di esplorare questa tetra gola. Cos’hanno trovato là dentro? Numerosi sassi incastrati, ovviamente, da superare con faticose acrobazie, ma anche tratti nevosi poco ripidi, che li hanno condotti sempre più in profondità, nelle viscere della montagna: «Le pareti laterali attorno a noi si facevano ad ogni passo più maestose, rendendoci minuscoli e insignificanti al loro cospetto. Stavamo respirando a pieno polmoni il fascino dell’esplorazione, ci trovavamo in un luogo incantevole mai battuto prima da alcun essere umano e tutto ciò ci faceva provare una grande emozione».
A un certo punto i due alpinisti si sono trovati di fronte a una fascia di strapiombi insuperabili, che sbarrava completamente la gola. Allora, individuato un buco alla base degli strapiombi, hanno provato a infilarcisi e hanno fatto ingresso così in un impressionante camino, enorme ma molto stretto: «Il buio camino era costellato da sassi incastrati di ogni misura e la luce diurna che filtrava in alto da alcune fenditure creava un’atmosfera spettrale. Potevamo provare a salire, ma non sapevamo né se saremmo stati in grado, né se vi fosse una via d’uscita. Visto il buio, il camino avrebbe potuto diventare troppo stretto e impedirci il passaggio, oppure essere chiuso in cima da un tetto invalicabile».
In mancanza di altre possibilità, Andreozzi e Tamanini hanno continuato a strisciare verso l’alto, alla luce delle pile frontali, su terreno completamente roccioso, ma ricco di agganci per piccozze e ramponi. Al terzo tiro il camino li ha condotti improvvisamente alla luce del giorno, sulla neve, poco sotto la cresta sommitale.

«La montagna ci ha “voluto bene”, lasciandoci passare. Con un pizzico di fortuna siamo riusciti a scovare il proverbiale “facile nel difficile” in quel buio labirinto. Questa esplorazione, così incerta fino all’ultimo metro, ci ha lasciato dentro un profondo senso di avventura», conclude Emanuele Andreozzi.
Gruppo Monzoni-Vallaccia, Dolomiti (Trentino Alto-Adige)
Mezza Luna, parete nord
Misty Mountain
Emanuele Andreozzi, Fabio Tamanini, 28 dicembre 2025
450 m, M5+/M6, IV

Materiale: classico da ghiaccio e misto, serie completa di friend (dal nero Totem al 4 BD, doppiando alcune misure medie a scelta), nut, chiodi da roccia e cordini. Le viti da ghiaccio sono inutili, mentre le frontali indispensabili. Oltre alle soste di calata, in parete sono rimasti solo tre chiodi, due alla S6 e uno sull’ultimo tiro. È consigliabile portare materiale adatto a rinforzare le soste di calata o ad attrezzarne ulteriori, se si desidera evitare alcuni tratti di arrampicata in discesa. Come sempre gli apritori chiedono ai ripetitori di rispettare il loro stile, evitando di aggiungere materiale fisso in parete, che non sia necessario per calarsi.
Accesso: da Pozza di Fassa salire in Val San Nicolò fino al Camping Vidor (parcheggio). A piedi seguire la frequentata e turistica strada forestale con indicazioni del sentiero SAT 615, Malga Crocifisso e Rifugio Vallaccia. Arrivati a un grande bivio, svoltare a destra su una forestale meno battuta. Dopo circa 50 metri piegare a sinistra sul sentiero SAT 615 che sale al Bivacco Zeni, raggiungibile in circa 1,30 h dal parcheggio. Dal bivacco puntare alla parete nord della Mezza Luna, ben visibile proseguendo poco oltre il bivacco. In altri 30 minuti si raggiunge l’attacco (900 m di dislivello dal parcheggio, 2 h con poca neve e buone condizioni. Con innevamento più consistente può essere necessario effettuare l’avvicinamento in sci o ciaspole).
Relazione: la via corre sul fondo dell’evidente gola che caratterizza la parete nord della Mezza Luna e sbuca sulla cresta poco sotto la vetta. È un itinerario molto particolare: nella parte finale si entra in un buio e stretto camino dove, anche in pieno giorno, è necessario scalare alla luce della pila frontale. Il ghiaccio è del tutto assente, ma la roccia a buchi tipica della Vallaccia offre buoni agganci e regala una scalata divertente. I tiri nel camino finale sono al buio e gli innumerevoli sassi incastrati costituiscono un labirinto impossibile da ricordare e disegnare fedelmente nello schizzo: non è possibile escludere alcune imprecisioni. Notare che la via è stata tracciata in condizioni di scarso innevamento. Con tanta neve il percorso può essere diverso.
Discesa: 4 calate in doppia lungo la via con tratti di arrampicata in discesa. Dall’uscita effettuare subito tre lunghe doppie in serie. Nella prima calata (ca. 50 m), dopo aver seguito la linea di salita per ca. 20 metri, bisogna stare più all’esterno, in modo da arrivare sopra il masso incastrato (coperto di neve) più grande ed evidente di tutto il camino, dove è stata attrezzata una sosta di calata con clessidra e chiodo. Prestare molta attenzione nel recuperare le corde, alto il rischio di incastro a causa dei numerosi sassi nello stretto camino. Da lì una calata di analoga lunghezza porta alla base del camino, con sosta su una grande clessidra dentro una nicchia sulla sinistra orografica. La successiva calata da 60 metri si effettua lungo la linea di salita, poi occorre scendere arrampicando lungamente su terreno facile (neve e brevi salti di roccia) fino a trovare, a ridosso di un salto verticale, l’ultima sosta di calata (2 ch.). Calarsi 60 m fino alla partenza del secondo tiro. Da lì continuare con facile arrampicata in discesa fino a uscire dalla gola.
Informazioni e immagini fornite dagli apritori – tutte le foto: coll. Andreozzi-Tamanini









