FIGLI DELLE STELLE, 730 m, VI+/VII, R3 - Up-Climbing

FIGLI DELLE STELLE, 730 m, VI+/VII, R3

Nuova via sulla parete nord-ovest dell’Agnèr

Marco Toldo e Matthias Stefani hanno aperto Figli delle stelle, una via alpinistica sulla remota parete nord-ovest del Monte Agnèr.

Di seguito la presentazione degli apritori.

«L’alpinismo del futuro sull’Agnèr dovrà scrupolosamente tenere in considerazione la storia delle sue pareti settentrionali e lo stile di chi per primo le ha salite e ci ha prematuramente lasciato: le ripide lavagne tra la Vinci e lo Spigolo Nord e il grande scudo giallo della parete nord-est attendono ancora i primi salitori e transitare d’inverno sulle due nord è ancora affare per pochi». Estratto dal n. 35, maggio-giugno 2012 di Vertical Magazine / Alpine Sketches © 2012, F. Lamo.

L’itinerario vince le grandi lavagne comprese tra lo Spigolo Gilberti-Soravito e le vie Massarotto-Chenet e Tango per Marinella, passando prima a destra e poi a sinistra della Vinci-Bernasconi, con la quale ha un tratto in comune nella parte terminale. Nel gran diedro della penultima lunghezza, infatti, sono stati rinvenuti 5 chiodi (su un tratto di circa 15 metri), 2 dei quali evidentemente molto datati, gli altri più recenti. Dopo un confronto con alcuni conoscitori della zona, la consultazione di diverse fonti storico-bibliografiche e la ricerca di informazioni in rete, si è dedotto (senza alcuna certezza assoluta) che possa trattarsi dell’uscita originale della Vinci-Bernasconi, da tempo poco chiara e spesso fraintesa con la logica uscita dalla rampa obliqua superiore (come riportato anche in alcune recenti relazioni). Questa deduzione è rafforzata anche dal fatto che la Vinci-Bernasconi, dalle fonti in possesso, fu ripetuta per la prima volta nel’ 74 da Eugenio Bien e compagno (i quali però la seguirono correttamente solo nella seconda parte, lasciando alcuni chiodi) e solo nel 1979 la cordata De Biasio-Andrich-Ducapa ne compì la prima ripetizione integrale, mentre i 2 chiodi storici trovati sembrano essere quasi sicuramente antecedenti a questo periodo.

Figli delle stelle è una via da non sottovalutare: è consigliato quindi affrontarla con giornate di meteo stabile, dato che un’eventuale ritirata sarebbe molto complessa. Sulla cengia della parete ovest c’è una piazzola da bivacco per due persone (molto confortevole ma poco riparata in caso di pioggia). Poco sotto la cima si trova il Bivacco Biasin, possibile punto d’appoggio.

La roccia in via è ottima, a differenza della cengia sospesa della Torre Armena che permette di raggiungere il Vanet del Piz e delle lunghezze che da quest’ultimo portano alla cengia d’attacco, lungo le quali è richiesta particolare attenzione.

«In Dolomiti, pochi sono i luoghi così suggestivi, così distanti dalla civiltà, dove si può vivere un alpinismo “senza divise e senza stendardi” e dove è ancora concesso ritrovare sé stessi» (cit. F. Lamo).

Il racconto di Marco Toldo

Matthias Stefani su L6. Foto Marco Toldo

“A qualche ora della notte la pioggia inizia a battere sul fondo dei nostri sacchi a pelo. Sembra una situazione che merita  qualche preoccupazione… tiro fuori il nylon che avevo nascosto sul fondo del saccone, ci copriamo e cadiamo in un sonno profondo.

Siamo sulla famosa cengia della parete nord-ovest dell’Agnèr, quella che dà accesso a tutti gli itinerari. Il posto da bivacco che mi avevano indicato è un posto magico, un piano perfetto, in parte protetto e in parte illuminato dalla notte. Sotto di noi il Vanet del Piz precipita per centinaia di metri, sopra di noi la grande parete nord-ovest si mostra in tutta la sua maestosità. L’alba inizia a dominare sull’oscurità e noi iniziamo a prepararci. La cengia sospesa, per quanto sconnessa, ci permette di girovagare con un certo comfort. Forse l’avvicinamento del giorno prima, il più complesso che io abbia mai affrontato in Dolomiti, ci ha impegnato quanto basta per vivere ora quell’ambiente con molta tranquillità.

La sera prima avevamo individuato, al centro della parete, un evidente attacco dove iniziare la nostra nuova via. Lì il grande muro si mostra concavo e lavorato e, sporgendosi all’indietro, si vedevano una serie di fessure solcare la parete. Alla base una grossa clessidra decide per noi dove iniziare.

Qualche decina di metri a sinistra si slancia il grande diedro della Vinci-Bernasconi, più a destra di una cinquantina di metri partono la Massarotto-Chenet e Tango per Marinella. Siamo nel cuore della storia alpinistica di questa parete.

Iniziamo a salire e con grande stupore la linea si mostra davanti a noi passo dopo passo, tiro dopo tiro con logica quasi sorprendente tanto che siamo pronti all’evenienza di trovare qualche traccia di passaggio precedente. Ci aspettavamo una muraglia compatta e difficile e invece ci troviamo a salire con spontaneità i punti deboli. Fessure, diedri e poi ancora fessure, cenge comode per i punti di sosta e il grande silenzio del gigante continua a farci compagnia. Incrociamo la Vinci e procediamo.

Nella parte alta la salita continua evidente, ora a sinistra abbiamo il famoso spigolo nord, a destra la Vinci-Bernasconi. Se da un lato questa situazione ci da la tranquillità di permetterci sempre una possibile “via di fuga”, dall’altro aumenta in noi la preoccupazione di poter mescolare la nostra linea con un itinerario già presente, così procediamo con una foto dei vecchi tracciati e sfruttiamo ogni sosta per scambiarci opinioni sul dove salire.

Siamo in alto, sopra di noi a sinistra la cresta finale dello spigolo nord si mostra contro il cielo, in alto a destra un’evidente rampa obliqua ci fa pensare all’uscita della Vinci.

Parte Matthias per portarsi alla base di un bellissimo diedro sopra a sinistra. 30 metri, sosta, c’è un vecchio chiodo! Sui primi metri del diedro, la parte più difficile, trovo altri 4 chiodi ravvicinati, alcuni molto vecchi, altri recenti. Poi devio a destra e con un altro tiro arriviamo sulla facile cresta finale.

Sul grande ghiaione sospeso ci attende la magia… Regna un silenzio potente, non c’è un filo d’aria, un mare di nuvole nasconde le vette più basse e le vallate sotto di noi e l’ultimo sole si riflette sui nostri occhi resi lucidi dall’emozione. Sono con un grande amico e forte compagno di cordata, sono sulla cima della montagna che porto nel cuore. Indosso una felpa gialla, era di Riccardo, il papà di Matthias. Ora non c’è più. Anche i miei genitori sono diventati stelle, erano amici. Dedicheremo a loro questa nuova via! Grazie Agnèr”.

Pale di San Martino, Dolomiti (Veneto)
Monte Agnèr 2872 m, parete nord-ovest
Figli delle stelle
Marco Toldo, Matthias Stefani, il 4 e 5 agosto 2024
Sviluppo totale 730 m (compresi l’accesso alla grande cengia dal Vanet del Piz e il tratto finale), VI+/VII, R3

Materiale. Classico da roccia, doppia serie di friend (dal #0,3 al #3 B.D), martello e una scelta di chiodi. Soste parzialmente attrezzate. Chiodi usati in apertura: 10 (lasciati).

Accesso consigliato (in alternativa all’accesso per la Forcella del Col Negro). Da Taibon Agordino percorrere la Valle di San Lucano fino a località Col di Prà, dove si lascia l’auto presso il grande parcheggio. Al bivio presso il B&B Camere San Lugan tenere la sinistra e procedere sulla strada inizialmente asfaltata, poi sterrata, che si addentra in Valle d’Angheraz. Dopo dieci minuti ca. abbandonare la strada e attraversare il torrente Tegnàs, prendendo un’evidente forestale che risale il pendio sulla sponda opposta. Al primo tornante lasciarla e proseguire lungo una traccia che si addentra nella vegetazione. Seguirla, prima in salita e poi verso destra (dopo poco diviene sentiero) fino ad intersecare la dirupata parte terminale del Vallon delle Scandole. Qui abbandonare il sentiero e risalire faticosamente l’erto pendio boscoso sulla sinistra idrografica di quest’ultimo, inizialmente senza percorso obbligato (diversi alberi abbattuti, ma si passa comodamente). Rimanere sempre nei pressi del margine che delimita il Vallon e, dopo alcune centinaia di metri, individua una timida traccia. Seguirla lungamente (in alcuni punti si perde), passando alcuni muretti a secco (basi di vecchie carbonaie), prendendo come riferimento qualche ramo tagliato e alcuni ometti. Dopo 1.30-2 h si esce dal bosco direttamente nella parte mediana del Vallon delle Scandole, in vista di un enorme masso incastrato a forma di cuore. Risalire faticosamente il Vallon sulla destra idrografica, superando prima il grande masso, poi un pendio con mughi e puntando a una vasta parete gialla e strapiombante che sorregge lo zoccolo basale della Torre Armena, caratterizzato da un’evidente cengia obliqua con mughi. Qui il Vallon inizia a restringersi e, in stagioni fortunate, si può trovare un piccolo nevaio che fornisce acqua. Salire alla cengia e seguirla da destra a sinistra (faccia a monte), con passaggi esposti tra i mughi, fino a una spalla erbosa (possibile posto da bivacco nei pressi della parete sulla destra). Scendere dalla spalla lungo un erto pendio/cengia erboso, costeggiando le pareti, e oltrepassare un primo camino strapiombante fino al termine della cengia, dove si trova un secondo camino (oltre è impossibile proseguire). Qui ha inizio una sezione di arrampicata. Salire il camino, superando dopo poco un breve strapiombo. Proseguire ancora per una decina di metri e, quando il camino si chiude, traversare orizzontalmente verso sinistra, su terreno delicato, in direzione di un evidente spuntone da tenere come riferimento. Attrezzare la sosta dopo alcuni metri alla base di uno strapiombo nerastro poco più in alto (III/IV, 25/30 m). Scalare la parete appoggiata a sinistra dello strapiombo, poi proseguire verticalmente, tra rocce rotte e zolle d’erba instabili, fino a raggiungere una comoda spalla di mughi (III/IV, 50 m), dalla quale finalmente si scorge la parete nord-ovest dell’Agner in tutto il suo slancio. A questo punto, per brevi prati e facili rocce, portarsi alla base del canalone che incide la parte terminale dello zoccolo della Torre Armena. Risalire lungamente l’ampio canale, superando gradoni e caminetti di ottima roccia (II/III, consigliato rimanere sulle pareti a sinistra), puntando poi all’enorme pilastro staccato sul margine sinistro (faccia a monte) della Torre Armena. Senza raggiungerlo, traversare per zolle erbose e roccette in direzione di due piccoli larici, oltrepassati i quali si individua il principio della delicata cengia che porta nella caratteristica gola del Vanet del Piz. Con alcuni brevi ma franosi passaggi di II/III, seguire la cengia in discesa fino al fondo della gola. Scendere per essa alcune decine di metri fino a trovarsi al di sopra di un grande masso incastrato che la occlude, formando un alto risalto sottostante. Da qui, superando le tre delicate lunghezze di corda utilizzate comunemente per raggiungere la parte superiore della via Vinci-Bernasconi, raggiungere la grande cengia sulla parete nord-ovest, dove si trova il posto da bivacco e l’attacco vero e proprio della via. 6/7 h ca. da Col di Prà.

Relazione. Vedere immagine qui sotto. Ulteriori dettagli saranno pubblicati su Up Climbing Annuario 2024.

Discesa consigliata. Dall’uscita della via risalire il ghiaione sospeso verso destra (traccia e alcuni ometti) fino a intersecare la via normale alla cima dell’Agner. Seguirla in discesa prestando attenzione (tratti attrezzati) fino al Bivacco Biasin (30’ ca.). Da qui, in discesa per la via normale “del canalone” (bolli rossi e alcuni tratti attrezzati), raggiungere il Rifugio Scarpa e, per comoda forestale, la località Frassenè (2/3 h dal bivacco).

Relazione (foto coll. apritori)

Marco Toldo ringrazia Zamberlan Calzaturificio e Blue Ice.

In copertina: foto coll. Stefani-Toldo.

Nota: l’arrampicata e l’alpinismo sono attività potenzialmente pericolose, che devono essere affrontate con esperienza e consapevolezza. L’uso delle informazioni qui riportate si fa a proprio rischio.
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