GOLD RUSH, 600 m, 5.12a, A1+ - Up-Climbing

GOLD RUSH, 600 m, 5.12a, A1+

Nuova via per Stefano Ragazzo e Silvia Loreggian in Alaska

Stefano Ragazzo e Silvia Loreggian hanno aperto Gold Rush, una nuova via sulla Cemetery Spire, nel massiccio delle Kichatna Mountains, in Alaska.

Di seguito il racconto inviatoci da Stefano Ragazzo.

Coll. Ragazzo/Loreggian

Siamo partiti per l’Alaska intorno al 20 di maggio. Dopo alcuni giorni di attesa siamo riusciti a decollare con l’ultraleggero che ci ha condotti al ghiacciaio durante una piccola finestra di bel tempo. Una volta lì però ha sempre fatto brutto, abbiamo passato un sacco di tempo in tenda, una settimana abbondante. Avevamo solo poche schiarite tra una nevicata e l’altra, facevamo solo qualche giro con le pelli sul ghiacciaio per vedere un po’ le pareti col binocolo. Era sempre tutto carico di neve, c’erano valanghe ovunque, su tutti i pendii d’accesso e sulle pareti che volevamo scalare. Appena un raggio di sole le colpiva c’era sempre un sacco di valanghe che venivano giù! Quindi abbiamo un po’ temporeggiato. Avevamo la parete della Cemetery Spire che era esposta a sud-ovest e vicina al nostro campo base, la vedevamo dalla tenda. Era un po’ riparata, perché aveva un’altra grande parete davanti, quindi era meno incrostata di neve rispetto alle altre. Si asciugava abbastanza in fretta durante le schiarite.

Il 4 giugno il nostro meteorologo Giacomo Poletti di Trento ci ha mandato un messaggio sul nostro Garmin inReach dicendo che tra il 5 e il 6 di giugno c’era una finestra di circa trenta ore senza precipitazioni, però molto ventosa, con venti a 60-70 km/h al minimo. Abbiamo deciso di provarci e, alle prime schiarite pomeridiane del giorno 4, abbiamo iniziato a preparare il materiale.

Coll. Ragazzo/Loreggian

Ci siamo avvicinati alla parete per vedere da vicino la linea che avevamo individuato con il binocolo. Alle 17 abbiamo attaccato i primi due tiri su roccia fotonica con fessure a incastro di dita e di mano, facili da proteggere. Fatti questi primi tiri, 6b e 6c, belli da scalare a vista, abbiamo fissato le corde perché durante la notte tra il 4 e il 5 giugno era previsto brutto tempo. Siamo tornati a dormire nella nostra tenda e il mattino dopo verso le 7 siamo ripartiti. Abbiamo risalito le corde sui primi due tiri e abbiamo continuato a scalare, su roccia bellissima e tracciando tiri bellissimi, ma sempre con freddo e vento infernale. Abbiamo cercato di arrampicare il più possibile in libera incontrando difficoltà di 5.12 e A1 in artificiale. Il passaggio più duro in artificiale è stato durante il superamento di un tetto, mentre il resto è stato più o meno solo A0, 7a/7a+ A0.

Nel pomeriggio ci sono state due-tre ore di sole ma poi si è chiuso di nuovo e sempre con un gran vento. Siamo arrivati in cima più o meno alle 22-22.30, ma in Alaska c’è sempre luce in questo periodo, quindi abbiamo scalato non-stop. Abbiamo iniziato a scendere attrezzando una serie di calate. Non abbiamo lasciato materiale sui tiri, ma abbiamo attrezzato le soste di calata: alcune sono lungo la via, altre fuori. Abbiamo piantato in tutto sette spit da otto millimetri piantati a mano (un lavoro che ha richiesto molto tempo!), due chiodi, nut e i soliti cordini…

La discesa è stata un inferno, un’epopea, perché le corde si incastravano sempre… praticamente a ogni sosta siamo stati costretti a risalire per liberarle. Questo a causa del vento che le spostava e le portava fuori strada, dove si attorcigliavano a spuntoni e lame. Verso la fine della discesa la corda si è incastrata definitivamente e siamo stati costretti a tagliarla, concludendo la discesa con soli 30 metri.

Durante la discesa, alle 3 del mattino, ci siamo fermati a mangiare e a riposare un paio d’ore. Poi, verso le 11.30 del 6 giugno, siamo finalmente tornati alla tenda.

Informazioni e immagini fornite da Stefano Ragazzo. In copertina: arrampicata su Gold Rush, coll. Ragazzo/Loreggian.

Silvia e Stefano ringraziano: Grivel, Scarpa SPA, The North Face IT, TotemMT.

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