VIA DEL PAPÀ, 300 m, VII- Up-Climbing

VIA DEL PAPÀ, 300 m, VII-

Nuova via in Sicilia per Emanuele Andreozzi e Massimo Faletti

Emanuele Andreozzi e Massimo Faletti hanno tracciato la Via del Papà nella riserva naturale di Capo Gallo (Sicilia).

La via si svolge sulla parete ovest di una struttura rocciosa senza nome, situata a sud-sud-ovest del Pizzo della Sella. Emanuele Andreozzi commenta: «Dopo aver verificato che la cima dove sbuca la via non possiede un nome ufficiale sulle mappe, essendo una formazione secondaria del più prominente Pizzo Vuturo, Max ha voluto battezzarla in memoria di suo padre Narciso. La via stessa è dedicata ai nostri papà: quello di Max, purtroppo non più tra noi, e il mio. Ho pensato che era bello dedicargliene una adesso, che è ancora in vita e in salute».

La Via del Papà si caratterizza per un grande diedro. L’arrampicata è piacevole, in stile classico, su buona roccia. Attenzione ad alcune zone un po’ più friabili su L5 e L6, che potrebbero migliorare con le ripetizioni.

La via è in ombra al mattino. Autunno e inverno sono le stagioni più indicate per una salita. In primavera è consigliabile attaccare di buon’ora, per evitare di trovarsi ancora in parete all’arrivo del sole.

Gli apritori hanno lasciato un totale di 11 chiodi in parete: 10 alle soste più uno sul passaggio chiave, piazzato dal secondo di cordata per togliere un grande run-out e agevolare i ripetitori (il passo di VII- rimane comunque obbligato e non azzerabile). Per il resto la via è interamente da proteggere. «Abbiamo salito la via volutamente senza portarci il trapano e chiediamo di rispettare il nostro stile di apertura, senza aggiungere fix o clessidre trapanate alle soste o lungo i tiri», affermano gli apritori.

Capo Gallo (Sicilia)
Punta Narciso (toponimo proposto), parete ovest
Emanuele Andreozzi, Massimo Faletti, 6 novembre 2025
300 m, VII-

Materiale: classico da roccia, due mezze corde da 60 metri, rinvii, cordini, una serie completa di friend (fino al 4 BD, raddoppiare le misure piccole fino al viola), martello e una scelta di chiodi, nut.

Accesso: a Palermo seguire le indicazioni per Sferracavallo, quindi raggiungere il lungomare di Barcarello. Parcheggiare vicino possibile all’ingresso della riserva, nei parcheggi blu sulla destra.

Dalla zona dei parcheggi proseguire a piedi su strada forestale ed entrare nella riserva naturale di Capo Gallo. Procedere fino al di sotto della Punta Narciso, quindi deviare su una strada forestale in salita, che breve diventa un piccolo sentiero. Seguirlo fino a quando incrocia una marcata sterrata in disuso. Da qui puntare direttamente alla base della via. Il grande diedro che la caratterizza è molto evidente nella seconda parte dell’avvicinamento (20/30 minuti circa dai parcheggi).

Relazione:

L1: salire l’evidente diedro fino a quando la strada è totalmente sbarrata dalla vegetazione. Qui, con passo atletico, spostarsi sulla faccia di destra del diedro, seguendo un sistema di solide fessure (roccia ottima). Continuare a traversare fino a una bellissima fessura nei pressi dello spigolo. Scalarla e, raggiunto il filo dello spigolo, seguirlo su terreno più appoggiato. Aggirare un arbusto a sinistra e proseguire su bella e facile placca fino alla sosta, che si trova leggermente a sinistra su un piccolo terrazzino, nei pressi di un alberello (2 ch. poco visibili). VI+, 40 m;

L2: salire a destra della sosta, in verticale, su placca articolata di ottima roccia. Entrare poi nell’evidente diedro e seguirlo fino a un comodo terrazzino. Sosta su due chiodi. IV+, 40 m;

L3: proseguire nel diedro fino alla base di una grande nicchia che si trova al suo culmine. La sosta (2 ch.) si trova sulla faccia destra di un piccolo camino laterale. IV+, 40 m;

L4: scalare il camino sopra la sosta. Al suo termine uscire verso destra, poi salire dritti su un muro di roccia bianca (ch. a metà passaggio). Infine spostarsi a sinistra. Prestare attenzione a una grossa lama instabile che si incontra poco dopo il chiodo. La sosta, su due chiodi collegati con un cordone, si trova nei pressi di un evidente intaglio. VII-, 30 m;

L5: dall’intaglio seguire il filo dello spigolo, con arrampicata divertente, progressivamente più difficile. Spostarsi leggermente a destra dello spigolo, cercando la via più agevole tra brevi muretti e piccoli diedri, fino a sostare nei pressi di un piccolo terrazzino (1 ch. da integrare). V-, 50 m;

L6: alzarsi qualche metro sopra la sosta, poi traversare decisamente a sinistra fino a un piccolo diedro di roccia rotta. Scalarlo, poi spostarsi sulla destra, dove la roccia è più solida. Infine proseguire verticalmente su muro articolato. Raggiunta una cengia, sostare dietro a un arbusto (1 ch. da integrare). V-, 50 m;

L7: spostarsi a destra sulla cengia per intercettare un evidente sistema di fessure in leggera diagonale verso destra. Seguirlo e, al suo termine, girare a sinistra dietro uno spigolo, quindi proseguire verso l’alto, passando a fianco di un enorme masso bianco, staccatosi di recente e rimasto miracolosamente incastrato in parete. Dopo il masso uscire dalla parete e attrezzare una sosta su friend. IV, 50 m.

Discesa: dalla sommità di Punta Narciso seguire verso sud-sud-ovest l’agevole cresta che conduce, in salita, alla vetta principale, il Pizzo Vuturo (in alcune relazioni erroneamente chiamato Punta Baloo). Dalla vetta scendere sul pianoro sottostante, da dove si accede alla forcella (ometto) compresa tra il Pizzo Vuturo e il Monte S. Margherita. Valicare la forcella, tornando sul versante di salita, e scendere in canalone, tra pietraie e arbusti, fino a tornare alla base della via e al percorso di avvicinamento (1,15 h ca.).

È anche possibile calarsi in doppia lungo la via, ma è necessario rinforzare e attrezzare alcune soste. Gli apritori hanno lasciato un cordone di calata solo presso S4.

Tutte le immagini: coll. Andreozzi-Faletti

Nota: l’arrampicata e l’alpinismo sono attività potenzialmente pericolose, che devono essere affrontate con esperienza e consapevolezza. L’uso delle informazioni qui riportate si fa a proprio rischio.
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