BABSI ZANGERL RIPETE MAGIC LINE 8C+ TRAD - Up-Climbing

BABSI ZANGERL RIPETE MAGIC LINE 8C+ TRAD

UN’ALTRA PIETRA MILIARE PER BARBARA

L’austriaca Barbara Zangerl aggiunge un altro pezzo da 90 alla sua collezione con Magic Line, 8c+ trad in Yosemite.

Insieme a Caroline Ciavaldini, che ha da poco ripetuto Greenspit in Valle dell’Orco, Barbara Zangerl è sicuramente una delle migliori interpreti femminili del mondo trad. Le capacità di Babsi non si fermano però ad una nicchia, ma spaziano dal boulder di alto livello alla falesia, dal trad al multipitch. Insieme al compagno Jacopo Larcher, ex garista con la passione per le bigwall, Barbara sta scalando ogni parete possibile sul pianeta terra, raggiungendo traguardi incredibili in tempi da brivido.

Questa salita significa molto per me. Che linea straordinaria! Non ho mai scalato qualcosa di così azzardato prima. Innanzitutto, mi ci è voluto un po’ per trovare la beta perfetta per tutte le sequenze difficili e il mio obiettivo iniziale era semplicemente quello di collegare tutto insieme in top rope, il che è un ancora lontano dal raggiungere lo step successivo in cui metti e protezioni durante la salita. Piazzare le protezioni rende tutto molto più scomodo ed i punti dove infili il materiale sono tutti molto piccoli e complicati. Su questo lungo percorso mi sentivo come se potessi cadere da un momento all’altro.” Racconta Barbara, che aggiunge: “Le scarpe dure e rigide davano ottime sensazioni sul passo chiave inferiore ma poi totalmente inutili per quello superiore. Dopo tre giorni di lavoro, le mie scarpe erano troppo morbide e il passo chiave sembrava impossibile. Dalle mie fidate allacciate La Sportiva Katana sono passata alle Skwama, poi viceversa. Ci è voluto un po’ di tempo per trovare la formula migliore.

Lo scorso autunno, Magic Line sembrava già possibile, dopo che io e Lara Neumeier ci abbiamo trascorso alcuni giorni. Avevo salito tutto con la corda dall’alto e ho fatto un paio di tentativi da prima, ma non sono riuscita a superare il crux. Poi è arrivato un momento chiave del processo quando un appoggio sul crux superiore si è rotto, seguito da un altro appoggio davvero cruciale nel passaggio chiave inferiore. Dopo questo, non ero davvero sicura se fosse ancora possibile, se io avessi abbastanza potenza per superare quella sezione inferiore in un modo diverso. Mancavano solo due giorni alla fine di quel viaggio, non sono riuscita a trovare la soluzione giusta per salire la via. Nonostante questo, la motivazione era ancora alta ed ero entusiasta di tornare anche quest’anno. Jacopo era entusiasta di provare Magic Line con me: avevamo un ottimo motivo per tornare.

I lavori sulla via sono andati per il meglio e Barbara è riuscita ad accaparrarsi una rarissima ripetizione di Magic Line. Questo capolavoro trad di Ron Kauk, famoso per avere una fessura davvero piccola, che rende la scalata dura ma anche difficile e pericolosa, raggiunge quota 8c+ e risale ai tardi anni ‘90. “Dopo un giorno di riposo, sono tornata,  mi sono scaldata e in qualche modo sono riuscita a eseguire il movimento cruciale. La parte centrale della via, che in realtà è la più semplice, mi è sembrata così dura e stancante che sono rimasta sorpresa dopo ogni movimento che riuscivo a fare. Ho raggiunto il riposo finale senza mani per la prima volta dal basso. Ero così nervosa perché sapevo che tutti coloro che ha salito la Magic line sono caduti almeno una volta lassù e, allo stesso tempo, l’enorme run out dall’ultima protezione, ha aggiunto un ulteriore livello di tensione alla sezione finale. È stato davvero stressante. Non volevo fallire lassù!

Con questa salita, Babsi diventa la prima donna ad accaparrarsi le due vie trad più dure dello Yosemite: Meltdown e Magic Line. Insieme a lei, in questo elitario club, ci sono solamente Connor Herson e Carlo Traversi. “Mi sono detta che non potrebbe esserci niente di più emozionante di così, quindi di godermi quel momento e cercare di non impazzirei. Sapevo di essere stata fortunata ad essere arrivata fin qui e dovevo semplicemente fare un movimento dopo l’altro, cercando di rimanere concentrata. Pochi istanti dopo avevo tra le mani la ronchia finale. Tutto quello che dovevo fare ora era seguire quelle grandi prese fino alla soste. Facendo quegli ultimi movimenti facili ho potuto finalmente rilassarmi e apprezzare ciò che avevo appena fatto, capendo perché perché amo così tanto arrampicare! Non saprai mai cosa è possibile finché non ci provi… Molto duramente!

Fonte Barbara Zangerl

Cortesia foto Jacopo Larcher

Alessandro Palma

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