30 Giu GIOVANNI PLACCI E LA RAGE D’ADAM 9B/+
APERTO IL CANALE YOUTUBE
Giovanni Placci inaugura il suo canale YouTube con il racconto del suo progetto estremo, il 9b/+ de La Rage d’Adam, in Verdon.
Se parliamo di linee pure, dure e senza compromessi in territorio francese, il pensiero vola subito alla Ramirole, nelle Gole del Verdon. È qui che si trova posto La Rage d’Adam, un mostro di 9b/+ liberato da Seb Bouin nel 2019 e rimasto un tabù per la stragrande maggioranza dei top climber mondiali. Giovanni Placci ha deciso di rimetterci le mani, documentando il tutto con un cortometraggio che è anche il primo video sul suo canale YouTube.
Una delle cose che lo stesso Placci sottolinea con una punta di orgoglio, è la totale purezza della linea: in un’era in cui troppi tiri di grado 9 vengono creati con massicce dosi di Sika o prese scavate, La Rage d’Adam è un capolavoro interamente naturale. Dal punto di vista tecnico, il tiro non fa sconti e si divide in due macro-sezioni ben distinte. La prima è un ingresso continuo e stancante di 8c che serve a giungere, già con gli avambracci caldi, sotto il vero boulder della via. La seconda è blocco micidiale stimato intorno all’8B+ boulder: non unl classico singolo aleatorio su cui sperare nel miracolo, ma di una sequenza brutale di circa 10 movimenti su svasi, micro-tacche e pinze dove la tensione corporea e la forza pura fanno da padrone.
L’aspetto forse più interessante del video è l’analisi psicologica che Placci fa del suo approccio alla roccia. Chi ha una forma mentis da atleta indoor è abituato a scalare tanto, sempre e comunque. In falesia, su questi gradi, la musica cambia: bisogna imparare a stare calmi, a gestire i tentativi e ad accettare il riposo. Il rischio di disperdere energie preziose provando altri tiri “di contorno” è altissimo, ma la freschezza necessaria per tenere quel micro-rovescio prima del lancio richiede la massima freschezza.
Oltre alla performance, c’è spazio anche per il lato umano, con la presenza del fratello a condividere la base della falesia: un cerchio che si chiude per due ragazzi partiti dalla plastica di una palestra di provincia e arrivati a confrontarsi con il gotha dell’arrampicata mondiale. Anche se il video si conclude senza il redpoint definitivo, quello che Placci ci lascia è il ritratto perfetto del projecting moderno. La motivazione non è data solo dal moschettonare la catena, ma dalla ricerca del “flow“: quella sensazione magica e quasi aerea in cui, dopo decine di tentativi andati a vuoto, il corpo memorizza i millimetri e si muove nello spazio con assoluta perfezione.
Fonte Giovanni Placci
Alessandro Palma

