17 Mar LUCE E TENEBRE, M8, A3, 70°, 700 m
Nuova via sulla parete nord della Punta Pioda
Dal 6 al 9 marzo 2025 Roger Schäli, Filippo Sala e Silvan Schüpbach hanno tracciato “Luce e Tenebre – Licht und Dunkelheit”, una nuova linea sulla parete nord della Punta Pioda.

Tracciato. Foto Thomas Crauwels
La Punta Pioda, o Pioda di Sciora, si trova in alta Val Bondasca (CH), in posizione centrale rispetto al gruppo di Sciora. La sua sommità è compresa tra quelle della Sciora Dafora (a nord) e dell’Ago di Sciora (a sud). I suoi versanti ovest e nord-ovest si elevano sopra la Capanna di Sciora.
Schäli, Sala e Schüpbach hanno scalato la parte centrale della parete nord della Punta Pioda, un tratto di parete molto ripido e compatto che non era mai stato scalato prima. Schüpbach definisce l’itinerario tracciato insieme ai compagni «Un’altra pietra miliare nel mio progetto a lungo termine di esplorare le pareti nord “dimenticate” delle Alpi».
«Questa parete mi affascina da qualche anno, ma ogni volta che ci ho provato, ho sempre incontrato qualche ostacolo. Anche quest’inverno è stato così: a dicembre ho esplorato la prima parte con Ines Papert. Tuttavia, alla fine di dicembre mi sono rotto un osso del piede e abbiamo dovuto sospendere il progetto», continua Silvan Schüpbach.
«Il 5 marzo finalmente saliamo alla Capanna Sciora, gli zaini sono pesanti ma la motivazione è alta. C’è molto da fare nella capanna: sciogliere la neve, scavare il camino e rifornire le scorte di legna».
La mattina dopo i tre partono di buon’ora. Nella parte inferiore della parete, dove a dicembre Schüpbach aveva dovuto scalare alcuni tiri su placca, trovano un facile nevaio che permette di salire rapidamente sotto la prima sezione verticale. Lì la cordata riesce a superare solo i primi quattro tiri.
«La roccia è fragile e sabbiosa, quindi purtroppo dobbiamo fare largo uso di arrampicata artificiale. Cerco di scalare in libera almeno da secondo e più o meno ci riesco».
Fissate alcune corde, i tre fanno ritorno al rifugio per la notte. Il giorno successivo ripartono con l’intenzione di restare in parete fino all’uscita in vetta. Nella fretta dimenticano di pulire la capanna alla perfezione, pensando che, probabilmente, avrebbero avuto tempo di fare ordine al loro ritorno: il luogo è decisamente solitario in inverno. Ma, dalla parete, i tre individuano due alpinisti che salgono al rifugio. Schüpbach racconta:
«Penso, tra me e me, che avremmo dovuto fare più pulizia. D’altro canto cerco di rassicurarmi: il camino scavato, la nuova riserva di legna e l’acqua nella stufa dovrebbero compensare il cattivo stato della capanna. Ma mi sbaglio: quando Filippo e Roger arrivano al posto da bivacco, siamo già stati denunciati sui social».
Un poco oppressi dal rimorso per non aver lasciato la capanna in uno stato di perfetta pulizia “svizzera”, Schäli, Sala e Schüpbach trascorrono un primo bivacco in parete.
Al mattino «L’oppressione cede il passo alla necessità di dare il massimo e di finire questo percorso. Fortunatamente il primo tiro del nostro terzo giorno è un camino davvero stretto e pericoloso, perfetto per distrarsi… Più in alto salgo una fessura diagonale molto ripida, che dovrebbe portarci all’ultimo bivacco. Con buone intenzioni, affronto in libera una difficoltà di M8, piazzando i friend dietro grandi scaglie e lasciando che sabbia e sporcizia mi entrino negli occhi. Ma la mia buona volontà svanisce rapidamente e passo all’arrampicata artificiale, molto lenta ma anche più sicura. Più tardi sono felice di lasciare il comando a Roger, che ci conduce a un posto da bivacco con le ultime luci del giorno. Il povero Filippo avrebbe dovuto riposarsi oggi, ma in realtà deve passare tutto il tempo a risalire con le jumar e ad affrontare traversate strapiombanti… così arriva al bivacco stanco quanto noi altri due».
Il quarto giorno è il turno di Filippo Sala, che guida la cordata con una calata in corda doppia e in un canalone fino alla via normale. Lungo questa, su terreno misto, il trio raggiunge la cima.
«Questa magnifica e ardua avventura nelle montagne selvagge e sconosciute delle nostre Alpi rimarrà a lungo nei nostri ricordi. È stata la nostra prima avventura insieme e abbiamo lavorato molto bene come squadra», commenta Schüpbach. E aggiunge: «Ci auguriamo che in futuro tutti gli alpinisti rispettino le regole per i locali invernali nei rifugi. Noi compresi!».

Foto coll. Schäli, Sala, Schüpbach
In copertina: immagini della salita, coll. Schäli, Sala, Schüpbach









