02 Mar OUT OF THE BLUE, 240 m, M6+
L’ultima linea aperta sullo spallone nord-ovest della Cima Busazza
Emanuele Andreozzi e Ruggero Samaden hanno aperto Out Of The Blue, una nuova linea di misto e dry sullo spallone nord-ovest della Cima Busazza.

Il grande diedro caratteristico della via
«Sul piccolo spallone situato a destra della parete nord di Cima Busazza mi era rimasta un’ultima linea da aprire, prima di poter definire completato quel settore. Sinceramente non era nelle mie priorità, perché nell’ultimo anno avevo aperto già cinque vie sulla parete, oltre ad aver effettuato svariate ripetizioni e, direi abbastanza comprensibilmente, ero più orientato verso altri “lidi”…» afferma Emanuele Andreozzi.
Out Of The Blue, però, è stata una bella sorpresa: «Abbiamo scelto di chiamare la via Out Of The Blue, un’espressione inglese che vuol dire “all’improvviso”, “inaspettatamente”, “di punto in bianco”, perché questa ascesa non era assolutamente nei piani per quel giorno», racconta Emanuele. «Ma il caso volle che la sera precedente mi saltasse un lavoro all’ultimo momento e così mi venne in mente questa linea. Telefonai Ruggero per proporgliela ma, onestamente, nutrivo poche speranze, visto che erano già le otto di sera. Invece lui accettò, del tutto inaspettatamente devo dire, perché solitamente se chiamo qualcuno la sera, come minimo è già organizzato per il giorno seguente. Così all’improvviso questa via ha preso forma e, inaspettatamente, si è rivelata anche bella…».
Out Of The Blue si trova tra le vie Natural Logic e Maledetta Primavera, entrambe di Emanuele Andreozzi e compagni. Le tre vie affrontano ciascuna uno dei tre grandi diedri che caratterizzano l’avancorpo situato a nord-ovest della vera e propria parete nord di Cima Busazza, battezzato “Scottish Sector”.
Rispetto alle altre vie, Out Of The Blue offre agganci migliori, più grandi e profondi, quasi mai aleatori. Per questo è, probabilmente, la più godibile e divertente delle tre vie.
Andreozzi conclude: «Come per la vicina Via Teti, che ha visto parecchie ripetizioni nella scorsa stagione, anche questa linea si presta ad essere ripetuta e a noi ovviamente fa sempre piacere, purché venga rispettato il nostro stile di salita. Chiediamo dunque di lasciare la linea pulita da qualsiasi ulteriore materiale, sia lungo i tiri che alle soste. Sempre seguendo quest’ottica, per la discesa chiediamo di usare le calate della vicina Via Teti. Grazie».

Ambiente lungo la via
Cima Busazza 3325 m, Gruppo della Presanella, Alpi Retiche Meridionali (Trentino-Alto Adige)
Spallone nord-occidentale dell’Anticima Ovest 3296 m “Scottish Sector”
Out Of The Blue
Emanuele Andreozzi, Ruggero Samaden, 22 gennaio 2026
240 m, M6+
Materiale: classico da ghiaccio e misto, una serie completa di friend più una di micro, doppiando le misure 0.4, 0.5 e 1. Una buona scelta di nuts ed excentric, un pecker, utile qualche chiodo da roccia per emergenza.
Accesso:
1> Dal Passo del Tonale (BS/TN) come per la scialpinistica classica detta “Cantiere”. Dal parcheggio presso un depuratore attraversare subito un ponticello e seguire la strada forestale che porta all’Alveo del lago Presena 2160 m (segnavia, indicazioni), che si raggiunge in 1h circa, superando anche una caratteristica galleria (attenzione se ghiacciata). Dall’Alveo Presena spostarsi subito a sinistra e alzarsi obliquamente per pendii nevosi a moderata pendenza (35° max) in direzione sud-est, costeggiando le rocce di una netta dorsale, che scende direttamente dalla Vedretta della Busazza. Risalire il ghiacciaio, piccolo ma crepacciato (attenzione), per raggiungere la parete. 1200 m D+ ca., 3,30/4 h in funzione delle condizioni.
2> Dal Passo del Tonale (BS/TN) in funivia, con accesso parzialmente in discesa. Prendere i due tronconi della funivia che, dal Passo del Tonale, porta al Ghiacciaio del Presena. Scendere inizialmente lungo l’itinerario del “Cantiere”, poi traversare a lungo, il più in alto possibile, sotto il versante nord-ovest della Cima Busazza. Al termine del traverso si ritrova l’itinerario proveniente direttamente dal Passo del Tonale. Mettere le pelli e salire puntando al ghiacciaio e alla base della parete nord. 450 m D+, 1,30 h ca. Opzione comoda ma poco pratica, perché gli impianti di risalita aprono alle 8.30, quindi si arriva in parete a mattina inoltrata.
Relazione:
L1: tiro godibile con ottimi agganci in placca che si alternano a bolle di solido ghiaccio. Complessivamente M5 con un singolo passaggio più duro che dà il grado al tiro. Non ci sono strutture evidenti da seguire, ma bisogna cercare il facile nel difficile, puntando a un piccolo diedrino in cima (unico riferimento), prima obliquando leggermente verso destra, poi spostandosi un po’ a sinistra per raggiungere il passo chiave. Un’esile fessurina, proteggibile unicamente con un pecker, precede il passaggio duro vero e proprio, che non è azzerabile. M6+, 55 m;
L2: trasferimento prevalentemente su neve. Sostare alla base della successiva bastionata rocciosa. 60°, M3, 65 m;
L3: spostarsi a destra verso il primo diedro articolato (il successivo è quello della via “Maledetta Primavera”) e attaccare la prima fessura a sinistra. Passo chiave su zolle di muschio ghiacciate, ben proteggibile. Sosta su due chiodi. M6+, 45 m;
L4: raggiungere e salire interamente l’estetico diedro di 30 metri, caratteristico della via, con splendida arrampicata di continuità. Agganci per le picche sempre ottimi e profondi, alternati a numerosi passaggi su zolle di muschio ghiacciato. M6+, 60 m;
L5: facile e breve tiro per uscire sul filo di cresta. 60°, M3, 15 m.
Discesa: proseguire per 30 metri sulla facile cresta nevosa fino a raggiungere l’uscita della “Via Teti”. Lungo questa, con quattro calate, tornare velocemente alla base della parete. È anche possibile – ma più impegnativo – proseguire in cresta lungo la “Via Dibona” (max M4+) e arrivare in cima, calandosi poi lungo la via “La Forza della Mente”, che riporta alla base della parete, oppure scendendo lungo il Canale Ovest. In quest’ultimo caso però non si rientra alla base.

Il difficile muro di L1
Informazioni di Emanuele Andreozzi – foto coll. Andreozzi-Samaden

