26 Mar VERTICAL PLEASURE, 1200 m, M6+, A1, VI, 95°, WI4
Nuova via sulla parete nord della Cima Tosa
Emanuele Andreozzi e Ruggero Samaden hanno aperto Vertical Pleasure, una nuova via sulla parete nord della Cima Tosa (Dolomiti di Brenta).
L’itinerario si svolge su una grande parete selvaggia, prevalentemente rocciosa. Si scala soprattutto in drytooling, ma non mancano i passaggi su ghiaccio, neve e misto. Una caratteristica peculiare di Vertical Pleasure sono i passaggi in camino e strettoia e, di conseguenza, la probabile presenza di funghi e “tappi” di neve: «Forma e dimensione dei funghi di neve potrebbero modificare sensibilmente di anno in anno la via. Saranno loro a decretare dove e se passare: chi vorrà cimentarsi in una ripetizione dovrà mantenere la mente aperta ed essere pronto a tutto, senza focalizzarsi troppo sulla nostra relazione», afferma Emanuele Andreozzi.
Emanuele Andreozzi aveva osservato da vicino questa linea quando, nel 2021, aveva tracciato Pazzione Primavernale, con Santiago Padrós e Matteo Faletti. «Sognavo questo lunghissimo camino che solca da cima a fondo la parete nord-nord-est della Cima Tosa da tanti anni. Principalmente erano stati i funghi di neve a farmi desistere».
Quest’anno, approfittando di un periodo più secco e di condizioni meno innevate, Andreozzi ha deciso di tentare l’ascensione, sperando di incontrare funghi di neve di dimensioni un po’ più contenute. Insieme a Ruggero Samanden, custode del Rifugio del Sette Selle in Lagorai, ha dato inizio alla salita il 25 febbraio.
«La scalata si rivelava relativamente piacevole, le lunghezze si somigliavano tra loro: camini con sassi incastrati grandi e piccoli da agganciare con le picche e le difficoltà che si mantenevano regolarmente tra l’M5 e l’M6». Anche i funghi nevosi, però, si rivelano presto una presenza costante e problematica: «Quelli più piccoli non rappresentavano un grande problema. Per quelli più grandi, invece, bisognava armarsi di pazienza e farsi strada con le picche, pulendo il possibile sopra la testa fino a quando non si riusciva ad avere abbastanza spazio per fare un passo verso l’alto. Ne conseguiva un’inevitabile doccia, la neve si infilava nel collo e nelle maniche, per poi sciogliersi a contatto col calore corporeo e così ben presto ci siamo ritrovati bagnati fino alle mutande».

Durante questo primo tentativo Emanuele Andreozzi e Ruggero Samaden si sono fatti strada fino al più grande fungo di neve della via, lo stesso che Andreozzi aveva già individuato durante l’apertura di Pazzione Primavernale: «Rispetto al 2021 il fungo era forse dieci volte più piccolo ma ancora spaventosamente grande». I due sono stati costretti a rinunciare.
Due settimane dopo, però, hanno deciso di ritentare. Hanno raggiunto e scalato il grande camino ostruito dal fungo gigante: «In due lunghezze siamo arrivati sotto l’enorme fungo, che è toccato a me affrontare. Dalla sosta ho iniziato a salire in artificiale, pulendo un muro articolato dal margine sinistro del fungo. Presto però è stato inevitabile entrare in pieno camino ed affrontare direttamente il “mostro”. Dopo due ore di tribolazioni tra artificiale, scavi e un passaggio in libera su neve a 95°, sono riuscito a infilarmi in un angusto spazio tra il fungo nevoso e la roccia, sparendo nelle viscere della montagna».
Dietro al fungo i due alpinisti hanno trovato una grotta per una comoda sosta, quindi hanno continuato a scalare su terreno ancora impegnativo. Nel frattempo si è fatto buio e le condizioni meteo sono peggiorate. A un certo punto si è presentato un altro fungo, questa volta veramente insormontabile, ma aggirabile con difficoltà lungo la faccia destra del camino: «La pietra era già di per sé levigata, ma la nebbia e il nevischio avevano anche formato una patina ghiacciata che rendeva le prese ancora più sfuggenti. È stato un inferno scalare quella sezione, di sesto grado e praticamente non proteggibile».

Dopo un lungo canale di neve, Emanuele Andreozzi e Ruggero Samaden hanno raggiunto un’enorme grotta, oltre la quale la strada sembrava completamente sbarrata. Bagnati e congelati, con le corde rigide e i friend incrostati di ghiaccio, i due non si sono dati per vinti e, tremando di freddo, sono riusciti a raggiungere la vetta intorno alle 4 del mattino, per poi scendere lungo il Canalone Neri. «Quando siamo arrivati alla base del canalone, era ormai un nuovo giorno. Ruggero si è avvicinato a me e mi ha chiesto: “Li vedi anche tu, vero?”. Risposi di sì, sapevo esattamente di cosa stesse parlando. Era ovvio, avevamo le allucinazioni, entrambi vedevamo nitidamente sbucare dalla nebbia un gran numero di scialpinisti intenti a risalire verso di noi. Provai a tranquillizzarlo, per lui era la prima volta con le visioni, a me invece era già capitato in situazioni simili. Le sue però dovevano essere più forti delle mie, in quanto scambiava i grossi massi alla base del canalone per case accoglienti e, inoltre, vedeva un lago».
Il nome della via è innanzitutto un omaggio a Mick Fowler e al suo libro Vertical Pleasure. Andreozzi afferma: «Quando, tredici anni fa, iniziai a scalare, avevo tratto grande ispirazione dai suoi meravigliosi racconti, che hanno avuto molta influenza sul mio modo di andare in montagna. “Vertical Pleasure”, il suo primo libro, trasuda avventura, ma anche leggerezza e humor. Penso che questa sia proprio una via perfetta da dedicargli, perché rispecchia a pieno il suo stile di scalata. Inoltre “Vertical Pleasure” è anche un modo per ironizzare sulla via che abbiamo aperto, dal momento che una tribolata del genere, dentro un tetro camino, non rispecchia di certo i moderni canoni di “scalata piacevole”».
Vertical Pleasure si sviluppa in modo quasi del tutto indipendente da altri itinerari estivi e invernali. Su 1200 metri solo i primi due tiri ricalcano la via aperta da Tita Piaz nel 1911, per poi tornare a sovrapporsi ad essa per un breve tratto all’ingresso del camino enorme che segna l’ultima porzione di parete.
Dolomiti di Brenta, Alpi Retiche meridionali (Trentino-Alto Adige)
Cima Tosa, versante nord-nord-est
Vertical Pleasure
Emanuele Andreozzi e Ruggero Samaden, 10-11 marzo 2026
1200 m. M6+, A1, VI, 95°, WI4
Materiale: classico da ghiaccio e misto, doppia serie completa di friend più una di micro, una serie di nut, 3-4 viti da ghiaccio, chiodi e martello.
Accesso: da S. Antonio di Mavignola (TN) raggiungere in auto il parcheggio della Val Brenta. Risalire la Val Brenta, prima su strada forestale, passando dalla Malga Brenta Bassa, poi seguendo il sentiero 323 fino alla Malga Brenta Alta. Attraversare tutta la piana, risalire il ripido canale sottostante il Rifugio Brentei (possibile punto d’appoggio, raggiungibile con una deviazione. Locale invernale) e dirigersi verso il Canalone Neri. Nei pressi della base del canalone piegare a sinistra e costeggiare la parete nord-est della Cima Tosa fino a incontrare il ripido ed evidente canale che conduce all’attacco. Seguirlo e, a una biforcazione, piagare a destra (salendo dritti si arriva all’attacco di Pazzione Primavernale). Dopo circa 100 metri il canale si esaurisce e ha inizio la via. 3 h ca.
È anche possibile effettuare l’accesso da Madonna di Campiglio, passando per Vallesinella (strada chiusa al traffico veicolare in inverno e primavera) e per il Rifugio Casinei fino al Rifugio Brentei. Dal rifugio proseguire come per il Canalone Neri, lasciarlo a destra e procedere come sopra indicato.
L’opzione d’accesso per la Val Brenta è ideale con gli sci, mentre quella da Madonna di Campiglio andrebbe presa in considerazione solo in condizioni di scarso innevamento, quando è possibile muoversi a piedi.
Relazione: vedere immagini. Il percorso può subire variazioni consistenti, oppure diventare impossibile, a causa dei funghi di neve, che sono quantitativamente e morfologicamente variabili. Attenzione: sostare in posti riparati, in modo da non esporsi alla caduta di neve e ghiaccio durante l’opera di “demolizione” dei funghi di neve operata dal primo di cordata.
Unendo il decimo e l’undicesimo tiro, è possibile evitare un difficile boulder in traverso verso sinistra all’uscita del decimo tiro per raggiungere un punto di sosta riparato dall’enorme fungo sul tiro successivo.
I posti da bivacco in parete sono numerosi. Gli apritori consigliano di portare ricambi di vestiario perché, eliminando i tappi di neve, ci si ritrova presto con gli indumenti completamente fradici.
Tutte le soste sono da attrezzare con protezioni veloci. Tutti i sette chiodi usati in apertura sono rimasti in parete: sei si trovano lungo i tiri, uno in sosta. Gli apritori chiedono ai ripetitori di rispettare il loro stile di apertura: «Siamo fortemente contrari all’uso di trapano e spit, sia alle soste che lungo i tiri, quindi abbiamo scelto di non utilizzarli».
Discesa: usciti definitivamente dalla parete, su ampia spianata, dirigersi a sud-ovest, percorrendo inizialmente una cresta nevosa generalmente piuttosto larga, ma con qualche piccolo tratto un po’ più affilato. Dopo alcuni piccoli sali-scendi, si arriva al grande plateau sommitale della Cima Tosa. Piegare a ovest e raggiungere l’ingresso del Canalone Neri. Scendere lungo il canalone fino alla base della parete.
Immagini e informazioni: Emanuele Andreozzi e Ruggero Samaden

